domenica 30 luglio 2017

L'ampolla (passioni e emozione)



Titolo: l'ampolla 

Prese in mano la boccetta e fece oscillare delicatamente il liquido contenuto al suo interno. Quando lui se ne andò la aprì, e si cosparse di una goccia. 
Una sola: intensa, forte. 
Richiuse poi cautamente quell’ampolla preziosa e la ripose, come sempre, dietro al suo orecchio. Dopo qualche istante accadde di nuovo: incontrò un caro amico che non vedeva da tempo, parlarono per qualche minuto delle loro passioni, come se non si fossero mai lasciati, ed eccola lì un’altra goccia d’emozione cosparsa sul suo corpo. 
Quel giorno fu un giorno intenso: incontri, messaggi, anche la vista di un bambino che saltava, e di un cane che attraversava da solo una strada trafficata. Paura, gioia, tristezza: tutte le gocce passarono sul suo corpo quel giorno. Per questo fu anche una lunga notte. I suoi sogni dovettero lavorare più del solito per ricaricare l’ampolla: si era quasi svuotata e questo non doveva accadere.


Parole suggerite da Emil Ceron
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sabato 29 luglio 2017

Blocco dello scrittore



Blocco dello scrittore

E così presi la penna, la posai sul foglio bianco e spensi la luce. 
Le parole, quelle forti, rumorose, quelle che spostano le anime di qualche millimetro, mi avevano lasciata sola quella notte, nel silenzio. Frustrata, vuota e senza senso, vagai tra le stanze della casa in cerca di un rifugio. Lo ritrovai fuori a un balcone tra le nuvole e le stelle che, nonostante il silenzio del cuore, brillavano e danzavano al suono del vento. Mi lasciai trasportare dalla loro sinfonia e dalla loro luce. 
L’aria era calda, con un forte profumo di pioggia. 
La città si muoveva silenziosa. 
D’improvviso ricordai di non essere sola chiusa tra i miei pensieri, ma in compagnia di un intero universo. Rientrai in casa ricolma di dolci sensazioni. 
Passeggiai lentamente fino alla mia stanza da letto e mi addormentai, cullata da parole che presto avrei dimenticato.

venerdì 28 luglio 2017

Dove sono finiti i ricordi? (coraggio e determinazione)



Titolo: Dove sono finiti i ricordi?

“Dove sono finiti i ricordi?”
Silenzio in classe.
“Dove sono finiti i ricordi?”
“I ricordi di chi?” Azzardò un ragazzo in ultima fila, con poca determinazione nella voce.
“I vostri!” Ripose il professore serio.
I ragazzi erano confusi.
“Volete forse dirmi che ricordate tutto?”
Nessuno rispose.
"Dove sono finiti i ricordi di quando da bambini avete imparato a camminare, o di quando avete letto il vostro primo libro?  E di che libro si trattava poi?”
“Una favola?!” Rispose lo stesso ragazzo.
“O forse no.” Disse il professore strizzandogli l’occhio.
“Allora? Dove sono andati a finire?”
“Non ce lo ricordiamo!” Rispose il giovane avendo ormai preso coraggio.
“Errato! Credi sia davvero possibile dimenticare qualcosa?”
Di nuovo silenzio.
“È la nostra pelle la nostra storia e il nostro sorriso il nostro ricordo: anche se non sempre questo risulta chiaro alla memoria. È il modo in cui scriviamo, in cui leggiamo, il modo in cui stiamo con gli altri. Tutto di noi è dato dai nostri ricordi…Di voi per esempio presto mi dimenticherò, anche se forse non scorderò le favole che leggevate nell’età che ora non ricordate più. Vi dimenticherò, però voi sarete qui: tra i miei capelli probabilmente. 
Siete stato altro prima di adesso, e sarete altro ancora in futuro! 
I vostri ricordi? 
Viaggeranno con voi nel tempo!”


Parole suggerite da Francesco Paolo Russo
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mercoledì 26 luglio 2017

L'altalena (passioni e libertà)



Titolo: l'altalena

Non gli mancava la libertà di scegliere o decidere, quello che non riusciva a trovare era il coraggio, o forse solo la chiarezza, di comprendere quale delle sue contrastanti passioni fosse quella da seguire. Da un lato, la caccia, l’esplorazione di terre lontane, il movimento e l’inaspettato attiravano la sua attenzione come ami affilati. Dall'altro però i nascondigli trovati nel tempo, il gioco con gli altri, le coccole, e in generale il "conosciuto" lo rassicuravano e lo facevano sentire parte di un tutto più vicino.
 A volte era felice in attimi in compagnia, altre volte la felicità veniva osservando campi e distese infinite in cui perdersi.
Lui, che di equilibrio era uno specialista, restò in bilico a lungo tra passeggiate, brevi viaggi e giorni insieme al gruppo, fin quando qualcuno, o meglio qualcuna, attirò i suoi battiti. A quel punto esplorò con lei terre lontane e insieme trovarono il nascondiglio.
Continuarono ad altalenare per tutta la vita, ma non pesò più così tanto perché non lo fecero mai più da soli.

Parole suggerite da Annalisa Milani
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lunedì 24 luglio 2017

Il ladro (libertà e amicizia)

Il ladro

Quello che aveva perso in quella notte di Luglio non erano stati i soldi, non la libertà di comportarsi, non i pensieri puliti, né l’amicizia di quello che aveva creduto essere un caro amico. Quello che aveva perso quella notte, tra le strade deserte di una Parigi assonnata, erano stati i dubbi, i presentimenti, i fragili pensieri che aveva avuto in precedenza e che avevano tentato di avvisarlo di quella fine prevedibile. Perché Gerard aveva sempre preferito guardarsi dal di fuori invece che dal di dentro: lui amava pensare bene degli altri e non vedere mai le cose per come erano nella realtà. Non che fossero poi cosí diverse, ma di certo se avesse ascoltato i racconti del suo “amico” che andava in giro a rubare bicilette per rivenderle di seconda mano e sfilava portafogli senza esser visto, avrebbe di certo pensato che quel comportamento non fosse rivolto solo agli estranei, e non si sarebbe sentito così stupito sulla riva della Senna. Quel che però Gerard trovò in quella stessa notte d’estate, furono la speranza e la convinzione che tutto possa cambiare, anche ciò che il contorno dimostra non cambierà. Così fu infatti, quando sul sedile della sua auto ritrovò il portafogli perduto, lontano dal suo amico che restava però pur sempre un ladro. 

Parole suggerite da Arte Milano
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venerdì 21 luglio 2017

Sottosopra (libertà e fiducia)



Titolo: Sottosopra

“Dai, fai in fretta che sono quasi le quattro!”
“Non ho ancora finito!”
“Non importa! Sono quasi le quattro dobbiamo andare, abbiamo un appuntamento…”
“Non puoi semplicemente spostare le lancette un’ora prima? Così avremo più tempo.”
Lei rise. “Non si può spostare il tempo. Anche se io cambiassi le lancette al mio orogologio, saranno sempre le quatto per il resto del mondo…”
“No, se lo faranno tutti!”
“Se ognugno spostasse l’orario come preferisce nessuno riuscirebbe mai a incontrarsi nel momento corretto e tutto sarebbe in enorme disordine!”
“O forse in perfetto ordine! Perché dobbiamo seguire un ritmo che non è lo stesso per tutti? Un giorno per me non dura ventiquattro ore e una notte non ne dura otto…Io credo che ci siamo rinchiusi in una definizione del tempo che il tempo stesso non vorrebbe. Se lo sapesse si dispiacerebbe, ne sono sicura! Gli facciamo perdere la sua libertà, lo rinchiudiamo in uno strano stereotipo, credimi! 
Cambia le lancette, dammi fiducia
Lascia passare il tempo quando deve: lascia che le persone si incontrino quando sia giusto che lo facciano.”
“Sono quasi le quattro, sbrigati!”
“Nel mio di tempo sono le due e mezza, e tra circa tre delle "tue" ore saranno le quattro: che ti piaccia o no questo è il mio tempo!”

Alle quattro meno cinque minuti madre e figlia erano già fuori casa, in perfetto orario "materno".


Parole suggerite da Romina Mattoni
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lunedì 17 luglio 2017

La favola (impegno e passione)


Titolo: La favola

Era un villaggio molto silenzioso quello in cui Carolina viveva. Le poche persone che vi abitavano infatti non avevano avuto il dono della parola, così come era successo a lei e agli animali che condividevano con loro quel dolce silenzio. Gli unici a parlare lì erano il vento, insieme alla pioggia, e il mare insieme alle sue onde. Il resto era per lo più un’oasi ovattata.
Nessuno sentiva la mancanza delle parole, anche perché non le avevano mai conosciute, e tutto era perfetto, fin quando un giorno fu proprio il vento a trasportare con passione una piccola imbarcazione attraverso il mare. La barca era molto danneggiata e i pochi abitanti si avvicinarono cauti, pensando che con un po’ di impegno avrebbero potuto facilmente ripararla. 
Quando furono sul punto di toccarla sentirono una voce provenire dall'interno, in realtà più che una voce si trattava di un lamento, un pianto. 
Quando videro il bambino, sorridendo chiamarono Carolina. 
Lei lo prese tra le mani, ma comprese subito l’enorme differenza tra loro: lui emetteva suoni, lei silenziosamente ascoltava…
Quel bambino aveva rotto il silenzio e lei era diventata madre…


Parole suggerite da Splitit
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