giovedì 1 giugno 2017

Pane (profumo e pane)


Titolo: pane

Tutte le mattina sveglia alle cinque: il suono della saracinesca che si solleva, la luce della stanza che si accende e la voce di mia madre che mi ricorda sia giunto il momento di alzarsi e iniziare la giornata. I sacchi di farina già pronti e mio padre già a lavoro controllando che tutte le macchine siano pulite e senza ospiti “inattesi”. Come sempre io scendo lentamente alla panetteria con indosso il pigiama di flanella, per poi cambiarmi nel retrobottega buio. Una volta dentro riconosco subito il canto delle impastatrici che mescolano lievito, farina, acqua in dosi calcolate e controllate da tempo: il loro canto, seppur soave, ha spezzato da tempo i ricordi “artigianali” di mani impastate e sporche di farina.
Quando le prime pagnotte sono ormai pronte per essere infornate, i miei occhi finalmente si svegliano e annusano quel loro profumo inconfondibile di pane così simile a quello delle mattine d’estate quando mio nonno preparava le ciambelle sul grande tavolo della cucina. Le osservo mentre crescono, cambiano colore e consistenza e mi sento felice di far parte di questa trasformazione, di questo divenire, perché in fondo è questo quello che fa la differenza.

Parole suggerite da Fabio Girometta
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