giovedì 29 giugno 2017

Lo scivolo (passione e ottimismo)

Titolo: lo scivolo

“In fin dei conti non è cosi lontano. 
Vedo l’arrivo: non deve certo spaventarmi il viaggio. Tutti quelli che ci sono passati prima lo hanno raggiunto.
Devo solo avere un po’ di ottimismo… posso sempre chiudere gli occhi se non riesco a tenerli aperti. 
L’acqua è la mia passione, il mio elemento naturale non devo averne paura. 
Quanti metri saranno? 
Che differenza vuoi che faccia, no? 
Basta prendere un bel respiro, sedersi… Anzi no: prima sedersi con calma, poi prendere un bel respiro, chiudere un momento gli occhi e… Anzi no forse è meglio tenerli aperti gli occhi, meglio controllare e vedere il fiato bloccarsi. E poi dopo il fischio che segna la partenza, lasciarsi andare, lasciarsi semplicemente trasportare dall’acqua. Sarà come volare, almeno per un momento… 
Una volta toccata l’acqua della piscina saprò di averla raggiunta. 
Il viaggio sarà stato velocissimo, ma sarà stato pur sempre un viaggio e io pur sempre una viaggiatrice. 
Una viaggiatrice che non ha paura di cadere, né di volare.”

Parole suggerite da Carmen Cotugno
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mercoledì 28 giugno 2017

La finestra di fronte (passione e pazienza)

Titolo: la finestra di fronte (copiando qualcuno) 


Ci incontravamo tutte le mattine e tutte le sere! 
Io che: senza passione stendevo il bucato, prendevo la scopa e la paletta, lavavo il balcone, fumavo una sigaretta; e lei che semplicemnete osservava. Credo osservasse il tempo, dall'alto della sua finestra. Osservava con pazienza i bambini andare a scuola, le macchine muoversi nel traffico e probabilmente anche me, correre nel mio ritmo. 
Non la incontravo mai però: all'esterno intendo! 
La vedevo solo al di là della strada, dietro la sua finestra sempre aperta, con il suo viso sereno e attento. 
Fu per questo che quel giorno la mia vita cambiò molto: quando aprendo il balcone notai la sua assenza. L'aria si fece improvvisamente fredda, anche se era un caldo mattino d'estate. Aspettai qualche istante con il bucato umido tra le mani, ma nulla, per giorni e poi mesi non la rividi! 
Sentii molto la sua mancanza perciò decisi di aspettarla, salutandola ogni mattina e ogni sera!
Poi un pomeriggio una donna, con in braccio un bambino, spuntò dalla sua finestra osservandomi e salutandomi affettuosamente. Nei giorni successivi iniziarono dei lavori di ristrutturazione e anche  quel piccolo angolo di casa che avevo imparato a osservare si trasformò.
Non la rividi mai più e la mia casa non fu più la stessa e forse...nemmeno io.

Parole suggerite da Giovanna di Troia
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sabato 24 giugno 2017

Amica (spazio e tempo)



Titolo: amica

“Sono venuta a salutarti. Domani riparto, torno a casa.”
“Non voglio che mi lasci così presto!”
“Non lo farò!”
“Vuoi dire che tornerai?”
“Voglio dire che... La vedi questa corda? Prendine un'estremità e tienila stretta! Qualunque cosa accada non lasciarla mai, mi raccomando!”
“Per quanto tempo?”
“Per tutto il tempo!”
“E poi in che direzione potrò andare?”
“In quella che vorrai!”
“E se mentre camminassi entrassi in qualche spazio chiuso, in qualche casa?”
“Non importa! Tu continua a tenerla stretta: sarà il filo a seguirti e non finirà!”
“Per sempre?”
“Per sempre!” 
“E tu cosa farai intanto?”
“Io?”
“Sì!”
“Farò lo stesso! Prenderò la mia estremità tra le mani e inizierò il mio percorso. In alcuni momenti avremo la sensazione di essere molto lontane, ma non avrà importanza perché sapremo di essere semplicemente l’una all'altro capo dell’altra!”
“Non la lascerai?”
“Mai!”
“Nemmeno io!”

Parole suggerite da Marta Morace

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giovedì 15 giugno 2017

Alla mia pianta (giocare e cantare)


Titolo: Alla mia pianta

La nostra relazione era sempre stata questa: io che non smettevo di cantare e raccontarle storie del passato, e lei che… 
Beh lei semplicemente respirava, ascoltandomi serena sotto i raggi del sole.

O NO?

In realtà non avevo idea di cosa sentisse, ne di cosa provasse!
Mi ero spesso domandato se sapesse che per me quello era il nostro modo di giocare, di comunicare, di essere noi.
Purtroppo molte volte ero sicuro del contrario: quando ad esempio dopo ore di suoni, parole e lievi carezze non vedevo in lei nessun cambiamento.
Tutto restava sempre e solo nella stessa identica posizione!
Io però insistevo, continuando con le mie canzoni, convinto che tutta quella energia, quelle emozioni la coinvolgessero fino al midollo.
La risposta chiara ed evidente alle mie perplessità arrivò in una mattina di primavera, quando un  primo bocciolo apparve per poi aprirsi delicatamente nei giorni successivi in un magnifico fiore: il nostro fiore.
Abbandonai ogni dubbio!
E seppi, che le emozioni le condividiamo proprio tutti su questo pianeta!

Parole suggerite da Luca Rallo
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martedì 13 giugno 2017

Il regalo della distanza



Titolo: il regalo della distanza

Erano lì da sempre: davanti ai miei occhi da anni! Le avevo viste in ogni situazione, in ogni momento. Le avevo viste piangere, ridere, scherzare. Per mesi le avevo anche evitate per ritrovarmele però vicine, proprio nel momento più opportuno e senza rimpianti. 
Per giorni e notti avevano condiviso con me vita e pensieri…
Eppure, non le avevo mai osservate del tutto. Non le avevo mai viste!  
Nel loro insieme intendo! 
Ne conoscevo i frammenti, scomposti e ordinati, che riflettevano le luci diverse dei loro colori: eppure…tutte insieme viste così da vicino mi erano sembrate solo pezzetti di un murale confuso. Difficili da interpretare, da collocare, da comprendere. 
La vita però era stata benigna e mi aveva dato la possibilità di porre la distanza necessaria per poterle ammirare da lontano: quelle tessere scomposte formavano quadri bellissimi, unici e differenti! 
Quando li vidi per la prima volta restai senza battiti: per ore mi fermai a guardarle analizzando gli evidenti particolari sfuggiti nel tempo. 
Erano così diverse...anche se così uguali... Erano loro, ma non come le avevo fotografate. La collettività doveva averle nascoste, o confuse, o semplicemente aveva confuso me, i miei occhi: fui felice nel vederle. 
Le vidi da un'angolazione da cui forse nemmeno loro avrebbero potuto farlo, perché questo è il dono della lontananza: ci pone nuovi occhi dotati di grandangolo.

Alle mie amiche!
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sabato 10 giugno 2017

Una casa disegnata coi sogni (gioia e acqua)



Titolo: una casa disegnata coi sogni

L’avevo costruita così come l’avevo sempre sognata: una casetta piccola, calda e accogliente! All’entrata un acchiappasogni per esser sicura rimanessero con me nelle oscure notti in tempesta. All’interno un piccolo salone rivestito di libri... e legno; un camino grande un'intera parete e un angolo cottura con teiere e tazze di metallo consumate dal lavoro del calcare e del tè. Vicina all’ingresso un’unica camera da letto spoglia, dove solo il sonno sapeva ritrovarsi e ascoltarsi. Poi la parte migliore: una grande finestra che dava accesso al mio amato giardino.
Avevo mantenuto in vita il piccolo laghetto che vi avevo trovato, perché l’acqua scura rallegra i miei pensieri. Intorno: fiori, tanti fiori, gigli, che non lasciano spazio a ripensamenti, rabbia e frustrazioni…Questa parte di casa era per me motivo di pace, motivo d’attesa, di gioia.
In una delle città più care del mondo avevo dovuto attendere anni per trovare la "mia casa con giardino": ma alla fine era arrivata! Da sola. Non perché io avessi trovato molti soldi, o guadagnato di più: no! Era arrivata perché avevo saputo aspettarla: con calma e pazienza.
Ero andata avanti ogni giorno sicura che ci saremmo incontrate: non bisogna correre verso le cose,  mi ero detta, perché si spaventano! Bisogna camminare verso di loro sicuri, ma lentamente, in modo da lasciargli il tempo di fidarsi.

Parole suggerite da Anna Chiariotti
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giovedì 8 giugno 2017

Aver paura di un fiore (rossetto e resistenza)


Titolo: aver paura di un fiore

La vidi, lei mi vide e mi sorrise:  come ogni giorno! Si avvicinò, mi diede un rapido bacio sulla guancia, carico del suo rossetto scuro, e poi, con un dito, ne strofinò via il segno lasciato sulla pelle. 

Come ogni giorno non opposi resistenza: sorrisi di fronte alla sua energia e... al suo corpo, sognando sogni irreali. 
Erano anni che la nostra relazione continuava così: io la immaginavo di notte e le sorridevo di giorno; lei semplicemente mi sorrideva e mi dimenticava, ignara del resto.
Tante volte avrei voluto essere esplicita, come lo ero con le altre, ma…. con lei era diverso! Ci conoscevamo da sempre, vivevamo nello stesso palazzo e sapevo che non avrebbe capito, che non avrebbe neanche tentato di farlo…
A volte però nel dubbio di questa mia certezza, mi chiedevo se il tabù fosse davvero dentro di lei o se  lo dipingessi io sul suo sorriso...
Non volli scoprirlo mai!
Preferii lasciarla lì, tra le domande senza risposte: tra il numero di universi possibili e il senso della vita...lì, esattamente nel mezzo, la distesi, continuando però ad amarla per tutta la vita!


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lunedì 5 giugno 2017

L'arte di scegliere i ricordi (obiettivo e orgoglio)



Titolo: L'arte di scegliere i ricordi

Come posso sceglierne uno senza sbagliare? Macro, grandangolo, tele…In questo negozio c’è un obiettivo per ogni tipo di immagine, di pensiero... 
Una parte di me, quella carica d’orgoglio, si rifiuta di spiegare al negoziante l'immensa ignoranza sull’argomento e la semplice e bambinesca necessità di un mezzo per riportare il mondo così come lo vedo attraverso i miei occhi, su una carta fotografica. 
L’altra parte di me, quella saggia, sa invece che senza chiedere aiuto, non risolverò mai questa difficilissima situazione. 
La fotografia per me è un modo di formare ricordi: quelli che il mio corpo scioccamente si rifiuta di mantenere, ritenere, ricordare…È una cosa di cui ho bisogno: ho bisogno di avere dei ricordi!

Motivato da questo pensiero, mi faccio coraggio. Lascio l’orgoglio in un angusto angolo del momento e, rivolto al commesso, dico: 
“Spesso perdo i miei ricordi…molto spesso! E sa, i ricordi sono importanti! Sarebbe così gentile da aiutarmi affinché questo non accada più in futuro?” 
Il commesso mi osserva seriamente e… 
Non risponde???!!!
Non risponde!
Così... decido di scattargli una foto.

Parole suggerite da Martina Tafuri
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sabato 3 giugno 2017

Luna (eterno e spirito)


Titolo: Luna

Mia cara luna, 
così distante dai miei sogni, ma così vicina... da non poterti toccare. 
Tu che vivi in uno spazio eterno, infinitamente finito o finitamente infinito, e che brilli di luce riflessa fingendo che sia la tua. 
Tu che ti dipingi di ombretti velati regalati dalla forza di un sole ignaro del tuo punto di vista. 

Mia cara, 
tu che hai il lusso di guardare da così lontano e da così vicino la nostra terra, gli oceani e le terre emerse, i voli instancabili degli uccelli migratori e le corse assolate delle lucertole nei deserti del mondo. 
Mia cara, 
ti scrivo perché stanotte i miei occhi non sanno staccarsi da te e non riescono a chiudere in uno scrigno della mente le domande che arrivano incessanti. 
Da lassù, lontana e vicina, sembra anche a te che lo spirito della terra giri in senso contrario? 
Nonostante il sole insistentemente ti abbagli per distrarti dalla confusione dell’uomo, tu, nei momenti di riposo dai tuoi angoli di ombra, almeno tu, riesci a vedere il colore del mondo che cambia? 
Io ne avverto il profumo... Lo senti anche tu? 
A volte ho paura sai?! 
Ma poi ti guardo e penso che finchè tu brilli..possiamo brillare anche noi, in fondo questo sole è amico di entrambi.

Parole suggerite da Giancarlo Esposto
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venerdì 2 giugno 2017

Metamorfosi (farfalla e coccinella)



Titolo: metamorfosi

Mi ero, fino a quel momento, sentita rinchiusa dal mio stesso guscio: schiacciata dal peso del mio corpo che faticava a sollevarsi perché sorretto da ali lunghe ma estremamente sottili. 
Mi ero sentita goffa in un mondo che si mostrava così agile nell’esplorare il vento e la sua forza. Troppe volte mi ero lasciata trasportare da pensieri oscuri che relegavano la mia energia alla punta delle mie antenne. 
Una coccinella più nera che rossa, che volava incerta sui prati del essere. 
Un giorno però il suo tocco, il suo respiro, il suo calore, avevano trasformato questa percezione in leggerezza e il mio battito in ali di farfalla. I suoi sussurri, avevano cancellato l’affanno e la goffaggine e avevano mescolato il suo profumo all’aria del tutto. 
Una trasformazione rapida, spontanea… inevitabile, che mi aveva aiutata a vedere quel punto tra l’io e il noi. 
Divenni farfalla, volai leggera: questa volta però trasportata dal vento.

Parole suggerite da Antonio Giuseppe Pischedda
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giovedì 1 giugno 2017

Pane (profumo e pane)


Titolo: pane

Tutte le mattina sveglia alle cinque: il suono della saracinesca che si solleva, la luce della stanza che si accende e la voce di mia madre che mi ricorda sia giunto il momento di alzarsi e iniziare la giornata. I sacchi di farina già pronti e mio padre già a lavoro controllando che tutte le macchine siano pulite e senza ospiti “inattesi”. Come sempre io scendo lentamente alla panetteria con indosso il pigiama di flanella, per poi cambiarmi nel retrobottega buio. Una volta dentro riconosco subito il canto delle impastatrici che mescolano lievito, farina, acqua in dosi calcolate e controllate da tempo: il loro canto, seppur soave, ha spezzato da tempo i ricordi “artigianali” di mani impastate e sporche di farina.
Quando le prime pagnotte sono ormai pronte per essere infornate, i miei occhi finalmente si svegliano e annusano quel loro profumo inconfondibile di pane così simile a quello delle mattine d’estate quando mio nonno preparava le ciambelle sul grande tavolo della cucina. Le osservo mentre crescono, cambiano colore e consistenza e mi sento felice di far parte di questa trasformazione, di questo divenire, perché in fondo è questo quello che fa la differenza.

Parole suggerite da Fabio Girometta
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