domenica 29 gennaio 2017

Parole: vita e morte




Titolo: un interpretato ricordo di Phelippe Petit

Avevo iniziato da bambino. Non ero nato in un circo come gli altri: semplicemente amavo fare acrobazie. Quando andavo al mare da piccolo, c’era sempre qualcuno che portava delle funi in spiaggia e spesso mi lasciavano provare…Avevo così iniziato a “camminare sospeso” all’età di tredici anni: a diciassette ero ormai in grado di esibirmi da qualsiasi altezza e distanza.
Il primo passo di ogni esecuzione era sempre il più importante, da questo dipendeva l’intera sequenza. Perciò, prima di iniziare, volgevo lo sguardo prima verso sinistra, dove avevo posizionato la vita, e poi verso destra, dove invece raffiguravo la morte. Solo dopo averle salutate entrambe, posizionavo il piede sulla fune e concentrandomi sul peso del mio suono e la forza del mio movimento, arrivavo lentamente dall’altro lato.

In tutta la mia vita da funambolo non caddi mai: nè da un lato nè dall’altro, semplicemente camminai per il tempo del mio essere: con passo cauto, ma deciso. In quel bilico ritrovai il mio equilibrio, vita e morte divennero mie amiche e compresi la direzione da percorrere: proseguire. 


Parole suggerite da Jessica Vaghi
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