sabato 21 ottobre 2017

L'incendio (sofferenza e logica)

Titolo: l'incendio

Odore acre di pelle bruciata. Crepitio straziante di alberi soffocati: grido sordo di vite perdute. 
Aria scura, calda, impenetrabile. 
Sofferenza!

Era iniziato tutto di notte, due giorni prima. Una scintilla impercettibile aveva danzato libera su un prato: dapprima seguendo le note di una musica classica, poi prendendo coraggio e sospinta dal vento, si era lasciata andare in un rock violento. 
All'inizio non l'aveva ascoltata nessuno, poi gli occhi l'avevano vista e i cuori temuta mentre la logica si era persa. 
La fuga aveva salvato qualcuno, ma molti erano rimasti intrappolati nella danza tra i due fuochi: quello sopra e quello sottoterra. 
L'acqua arrivò in ritardo, in piccole quantità, che lei era già lontana e aveva dimenticato il ritmo della danza.
Quando la prima goccia cadde nessuno ci sperava nemmeno più. Poi però le gocce lentamente crebbero, trasportate da nuvole tristi per quell'aria irrespirabile e lei, la fiamma, finalmente si assopì, addormentandosi in un nero letto di cenere. 
Quello che rimase fu morte: un cimitero in cui nemmeno gli zoombie avrebbero voluto vivere.
Al di sopra.


Al di sotto, piccoli semi e forti radici continuarono silenziosi a respirare in apnea... in attesa del cambiamento.

Parole suggerite Francesco Borsa
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mercoledì 18 ottobre 2017

Lettera ai miei calzini (La, positività)


Titolo: Lettera ai miei calzini

Miei cari calzini, 
perché continuate a perdervi? 
Perché anche voi come la mela tagliata, non andate da soli a cercarvi tra i meandri della casa: sotto i mobili, nei i cassetti, tra i giocattoli, i libri… tra l'ordine e il disordine? 
Non sarebbe così romantico quel momento in cui, riunendovi, abbraccereste la vostra metà perduta? Perché vivere in solitudine quando siete nati in coppia e in coppia dovreste vivere? 
Pensate che vita facile che sarebbe la nostra! Invece no! Preferite perdervi e vivere da soli per lunghi periodi, in qualche luogo triste, quasi sempre buio e maleodorante, invece di stringervi attorno a freddi piedi bisognosi del vostro amore.... 
Miei cari calzini, 
io soffro nel vedervi soffrire la vostra solitudine, perdere la positività e mi ci metto d'impegno ogni giorno a ritrovare la vostra metà perduta: a stanare “quello scomparso” dai luoghi più reconditi della mente. 
Durante le mie ricerche però, il dubbio che per voi non sia poi così importante mi resta visto che non fate nulla per aiutarmi! 
Allora, fatevi forza! 
Quando abbandonate quei piedi scalzi e stanchi, tenetevi per mano, non perdetevi, stringetevi forte. Girate uniti tra i vortici impetuosi della lavatrice e lottate per raggiungere insieme la stessa molletta! Ne sarete molto più felici: la vostra vita ne troverebbe giovamento... e anche la mia.

Parole suggerite @thebrightside
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martedì 17 ottobre 2017

Al mio libro preferito (amore e passione)


Titolo: al mio libro preferito 

Le prime parole furono: "Un giorno…"
Le ultime: "Di notte!"
Nel mezzo colori, odori, sapori: immagini nitide di sentimenti condivisi. 
Ogni pagina voltata era un passo avanzato silenziosamente tra le righe dei suoni. Sfumature e sinonimi si perdevano al ritmo delle sillabe: un libro grande quanto una vita, una vita grande quanto un libro.
Lui mi stuzzicava tra i versi; io lo riconoscevo tra le virgole. Il nostro un amore ritmato al tempo di sospiri e di pensieri velati; una passione aperta senza pareti.

Quando alla fine ci incontrammo e ci unimmo sperando di non slegarci più, fu proprio quando le pagine ci lasciarono spazio e il libro venne chiuso. 
Fu quello il momento in cui ci conoscemmo: da allora non ci dimenticammo mai, o almeno io non lo dimenticai.


Parole suggerite da Simona Riccio.
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domenica 15 ottobre 2017

Pesche (serenità e sorriso)


Titolo: Pesche

Stavo imparando a contare il tempo...ogni sua goccia!
Non era difficile bastava dividere i mesi in giorni, i giorni in ore, le ore in minuti e i minuti in sorrisi. Poi bisognava ricordare il motivo di ogni sorriso (quando se ne era trovato uno) e quella era la parte più difficile perché richiedeva memoria, molta memoria, ma la memoria quando si ha fame spesso si confonde! 
Dividendo il tempo, però, stavo imparando anche a osservare come cadono, dalle pesche appena tagliate, le gocce del loro succo: lente! 
Mentre le osservavo, ricordavo le pesche comprate al mercato con la nonna: con lei era una vita diversa, una "vita di pesche", ne compravamo ogni giorno! Solo che da quando aveva deciso di trasferirsi al piano di sopra le pesche non andava più a comprarle e io non ne mangiavo da tanto tempo...
A volte mi mancavano! 
La nonna però mi ripeteva con grande serenità: “Non avere fretta piccola mia, il tempo cambia i sorrisi. Bisogna essere pazienti e tutto si trasformerà nella tua una pesca!” 
“O in qualcosa di simile”, pensavo tra me e me sorridendo. Poi cercavo di ricordare quei sorrisi nei miei conteggi del tempo...

Parole suggerite da Marisa
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mercoledì 11 ottobre 2017

Alla ricerca di parole (sofà e Cyrano)


Titolo: alla ricerca di parole 

In una mattina d’autunno, stanco del caldo tiepido del suo sofà, fece finalmente quello che aveva sempre sognato ma mai azzardato: entrò nel suo piccolo furgone azzurro, ormai logorato da tempo e pioggia, accese il motore e si mise in viaggio.
Aveva meditato a lungo, negli ultimi mesi, sul fatto che non avrebbe di certo incontrato un nuovo Cyrano, o una nuova Anna Karenina, né un intrepido Don Chisciotte perduti di fianco al suo caminetto. Sapeva che per volare su una scopa giocando a Quidditch, o estirpare Baobab da un pianeta sconosciuto avrebbe avuto bisogno di uscire, di viaggiare, di leggere e che solo così avrebbe potuto incontrare nuovi personaggi ancora rinchiusi tra le pagine di libri non letti e non pubblicati, ma vivi.
Accese lo stereo, dissipò i dubbi e raccolse i pensieri: questa volta chi avrebbe rubato il suo tempo, trattenuto il suo fiato e riempito la sua immaginazione?
Si mise in marcia tra le pagine scritte da mani che non aveva letto prima, pronto a sentir chiamare il suo nome probabilmente da un giglio nato da un seme fatto di parole.

Parole suggerite da Ernesto Bini
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martedì 10 ottobre 2017

Liberazione (sole e musica)


Titolo: liberazione

Piove, fa freddo. 
Il cielo è scuro, il sole disperso. 
Le gocce bagnano i miei folti capelli ma faticano a raggiungere la pelle: solo le mani le sentono, solo loro avvertono il fredddo gelido di quell'acuqa pesante e la musica del loro cadere. 
Cerco un riparo... ma il mondo non è grande abbastanza per nasconderci tutti, non ne ha la forza! Ci costringe solo a fermarci dinnanzi al temporale e... alle nostre lacrime. 
Raggiungo un'aiuola: sporca, piccola. È recintata e al centro raccoglie un maestoso pino. 
Scavalco la piccola inferriata e mi siedo ai piedi di quell'enorme albero in gabbia...non avevo mai pensato che anche gli alberi potessero vivere cosí.
La pioggia ha ormai bagnato collo, viso e vestiti, e io resto ferma in quel piccolo rifugio nascondendo le lacrime, finché...
Guardando quella piccola cancellata una sensazione di reclusione mi colpisce forte e decido di alzarmi: scatto in piedi e vado ad abbracciare quel recinto che imprigiona me e l'albero nei nostri pensieri.
Dopo averci liberati inizio a correre finché non raggiungo la porta di casa.


Parole suggerite da Omar
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venerdì 6 ottobre 2017

Indaco (albero, giallo)


Titolo: indaco

Il sole si adagiava all’orizzonte, le nuvole arrossivano timidamente e il cielo cambiava colore velandosi di indaco. Il riflesso formava attimi silenziosi e la prospettiva si schiariva nello spazio. 
Fu in quel momento che voltò lo sguardo verso quella pozzanghera e la osservò dall’alto, ma non vide altro che sé stesso, e ne fu deluso. Decise per questo di girargli intorno osservando le altre immagini che quella natura improvvisata creava: scorse un lampione ancora spento e un uccello che volava rapido, ma non se ne sentì soddisfatto. Si piegò quindi sulle ginocchia e la chioma d’uno spoglio albero d’autunno apparve triste.
Chiuse gli occhi, sconfortato.
Decise di sedersi su quell’asfalto freddo e sporco e gli ultimi piani di un palazzo giallo fecero capolino nella sua immagine, ma non erano nemmeno loro quello che cercava.
Si rialzò da terra e si spostò di qualche passo per poi distendersi completamente sulla strada con l’obiettivo ormai a qualche millimetro dalla pozzanghera: mise a fuoco lentamente e poi scattò.
In quello scatto c’era tutto ciò che avrebbe potuto catturare già solo alzando la testa, ma attraverso il tremore dell’acqua lo riscoprì molto più vivo.

Parole suggerite da Emilse Caggiano
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lunedì 2 ottobre 2017

Fumo (sigaretta e portafoglio)


Titolo: fumo

Stava per accenderla come faceva orami da anni, subito dopo il caffè, ma quel giorno decise per la prima volta che non fosse il momento.
Senza pensarci prese la sigaretta e la rimise nella tasca, vicino al portafoglio. Non se lo domandò più, anche se sentiva un certo nervosismo per quella scelta senza preavviso. Riprese il suo cammino verso l’università passando come sempre per il parco. Ammirò le foglie e i colori intensi dell’estate, passeggiò nervosamente osservando i passanti e notò, con un senso di piacere, che molti fumavano. Ogni volta che vedeva una sigaretta, istintivamente toccava la tasca dove aveva le sue, ripetendosi però “non è ancora il momento”.
Entrò attraverso l’entrata principale dell’edificio antico in cui lavorava, che conservava ancora il fascino della sua storia e rapidamente, si fece risucchiare da studenti, lezioni, ricerche, telefonate e pensieri. In pausa pranzo uscì per la solita “boccata d’aria” prima del pranzo a menù fisso, ma…non ebbe il coraggio di estrarre il pacchetto.
Non era la tosse persistente, né la paura, né la richiesta continua degli altri, era solo quella stupida domanda che, non si sa come, gli si era impiantata quella mattina nel cervello:
“Riusciresti a stare senza?”
Quella sfida con sé stesso lo accompagnò tutto il giorno, e il giorno dopo e quello dopo ancora …fin quando ormai anziano trovò finalmente la risposta.

Parole suggerite da Antonietta Casciani
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venerdì 29 settembre 2017

Fallimento (angoscia e prigione)


Titolo: fallimento

Sentiva caldo in quella mattina d’autunno. Le foglie cadevano, e lui come loro, avrebbe voluto lasciarsi andare, scivolare via, per rifuggire quel senso di angoscia e insofferenza che lo tormentava da mesi. I suoi pensieri erano rinchiusi, carcerati in circoli viziosi che non gli permettevano di uscire da quella prigione di fissazioni che viveva della sua mente. 

Giallo - bianco - Giallo – verde – bianco. 

Rallentò il nodo alla cravatta, aprì la finestra dell’ufficio, spense lo schermo del computer e chiuse gli occhi. 
Stette così, fermo, per qualche istante e poi li riaprì. 
Niente! 
Non riusciva a vedere altro attorno a sé se non il suo fallimento, l’idea, ormai fatto, della fine della sua compagnia e di quel progetto, nonostante in realtà lo avesse odiato da sempre. 

Fallimento, fallimento, fallimento!

Continuava a scervellarsi per ricercare l’errore: come erano arrivati a quel punto e perché non era stato in grado di salvare una compagnia che si stava sgretolando tra le sue mani? Cercava la risposta nella fine, senza invece chiedersi perché avesse iniziato a lavorarci, prendendo le redini di un’azienda in cui di suo c'era solo il nome (o meglio il cognome). 

Toc Toc 

Ma fu fortunato! La fortuna fu che quel giorno la sua anima bussò alla sua porta: ormai stanca di essere messa da parte, aveva infatti deciso di parlargli e lui finalmente si lasciò persuadere ad acoltarla e…
il fallimento divenne strada...

Parole suggerite da Salvatore Massimo Fazio
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martedì 26 settembre 2017

Cambiamenti (cambia e menti)


Titolo: Cambia menti

“Due biglietti per favore!” 
“Per dove?” 
“Non saprei…Lei cosa mi consiglia?” 
"…" (silenzio) 
“Mi piacerebbe visitare il nord Europa: dicono che in inverno sia magico. Certo anche il sud ha il suo fascino: quando i turisti della stagione estiva sono andati via e le foglie d’autunno iniziano a cadere…” 
“Mi scusi, non so se ha notato che ci sono delle persone in fila dietro di lei…Due biglietti per dove?” “È che non so decidermi…è che il mondo è così grande! Nord, Sud, ma dove mettiamo l’Est o l’Ovest? Lei ci è mai stato?” 
“Dove mi scusi?” 
“In giro! In giro senza sapere dove stesse andando?” 
“Vuole che le faccia un biglietto Interrail? Così potrebbe decidere dove, come e quando muoversi in tutta Europa.” 
“... È che io ho paura di viaggiare!” 
“Sta scherzando?” E alzò gli occhi al cielo. “Per favore sto lavorando e c’è gente che aspetta! Facciamo così: adesso si sposta e quando avrà deciso qualcosa tornerà evitando la coda. Va bene? Arrivederci!” 
“È una paura che ho da sempre: nuovi posti, nuove persone, lingue, colori, suoni, odori, immagini…Paura di perdermi: sa cosa intendo, vero? Tutti questi cambia menti
Se mi sposto e poi non mi ritrovo?” 
“Arrivederci!” 
"…" 
"…" 
“Arrivederci!” 

“Ah, è di nuovo qui! Allora per dove li vuole questi due biglietti?” 
“Perché due?” 
“Me ne aveva chiesti due prima!” 
“Ah! Chissà perché gliene ho chiesti due?!” 
“Ci risiamo! Allora quanti biglietti vuole e per dove?” 
“Un biglietto per favore, sul primo treno in partenza dal binario numero…DUE!” 
“Quello per Novara?” 
“Sì, esatto!” 
“È sicura? Novara è a soli 60 km da qui!” 
“Che cosa c’entra?” 
“Niente lasci perdere…ecco il suo biglietto. Buon viaggio!”

Parole suggerite da Maria Claudia Marinelli
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lunedì 25 settembre 2017

L'invio (speranza e meraviglia)


Titolo: l'invio

Trattenne il fiato, guardò lo schermo e il bottone con su scritto INVIO, chiuse gli occhi e... li riaprì: era ancora troppo presto, non ne era ancora sicura! 
Riguardò tutto dal principio: controllò i dati, le informazioni fornite, la biografia, il file allegato e con sua grande meraviglia non trovò nessun errore. Aspettò ancora qualche momento, in silenzio, nel buio della luce dello schermo. 
Sapeva che appena lo avesse inviato avrebbe anche acceso la speranza, la speranza che qualcun altro al di là dello schermo e al di là del mondo, avrebbe potuto percepire quel suo stato d’animo, quell'emozione che provava in quell’invio e quello che aveva provato nello scrivere quel breve allegato. 
Ci provò di nuovo: trattenne il fiato ancora una volta, puntò il cursore esattamente in linea con il bottone dell'invio, chiuse gli occhi stringendo i denti, e diede un click rapido con quel vecchio mouse. Poi spalancò gli occhi per controllare il risultato: 

Il suo file è stato inviato correttamente, riceverà a breve una email di conferma. 

Sorrise, il primo passo era stato fatto! 
Adesso non le restava che rimanere lì ferma, persa nei suoi sogni, e aspettare che quei sogni diventassero realtà, mentre tutto riprendeva il suo normale scorrere…

Parole suggerite da Daria Alfieri
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domenica 24 settembre 2017

La linfa (trenino e albero)


Titolo: la linfa

Aprí gli occhi e si ritrovò in un luogo buio che non riconobbe senza sapere come ci fosse arrivata: il cuore le batteva forte!
Si voltò lentamente e notò una piccola luce dietro di sé che, avvicinandosi, vide essere il faro di un piccolo treno luccicante. Decise coraggiosa di entrarvi, ammaliata dalla perfezione di quella struttura in metallo: era la prima volta che saliva su un trenino, da sola poi e nell’oscurità...
Si fece coraggio e posò il piede lentamente per non scompigliare l’incantato. 
Nello stesso istante in cui si sedette, il treno si mosse, quasi la stesse aspettando, iniziando a percorrere sentieri ristretti e tortuosi. 
Era l'unica passeggera e per questo nonostante la paura, dopo un momento di confusione, si mise comoda e si abbandonò alla velocità ridotta. Ebbe la sensazione di viaggiare tra le radici di un albero, sottoterra, ma non vedeva nulla. Pian piano percepì il trenino andare verso l’alto, in quello che nella sua fantasia, sembrò il tronco dell'albero. Poi la locomotiva si districò lenta tra sentieri sempre più piccoli, delicati e fragili, e infine si fermò, dopo essere stata accolta da una luce accecante, all’esterno, tra verdi e fresche foglie.

Il viaggio era stato incredibile: dal buio alla luce! 
Arrivata su quella superficie soffice, scese, aprendo delicatamente la porta del vagone: il sole brillava sicuro e, grazie al suo coraggio… il mondo respirava!


Parole suggerite da Carlo Guidotti
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giovedì 21 settembre 2017

Felicità (buio e sale)


Titolo: felicità

Dopo cinque minuti di ricerca, finalmente trovò le chiavi di casa e aprí il rumoroso portone del loro palazzo. Si avvicinò decisa alla cassetta della posta e ne estrasse una bolletta e una busta senza mittente che, mentre saliva per le scale, capì trattarsi dell’assicurazione dell’auto. Arrivata al terzo piano, col fiato corto e meno soldi, aprì la porta di casa: tolse velocemente le scarpe, mentre la gatta le corse incontro per salutarla, e scalza, assaporò il calore del pavimento in finto legno che aveva posto con le sue stesse mani. 
Era tutto buio perché a quell’ora della notte gli altri dormivano già. Aprì la stanza dei bambini e con una piccola torcia li illuminò per controllare fossero sotto, e non sopra, alle coperte, come spesso accadeva nelle notti che precedevano la tosse. Poi entrò in cucina dove piatti e bicchieri ricoprivano alla rinfusa spazi improbabili senza sale, e sorrise per quel disordine prevedibile e conosciuto. 
Entrò poi in camera da letto e trovò suo marito che dormiva occupando l’intero materasso: prese il pigiama e, dopo essersi cambiata, si infilò sotto le calde coperte lottando per un angolo di letto che, pochi secondi dopo averlo conquistato, la gatta reclamò senza possibilità di appello. 
Quando chiuse gli occhi, proprio in quell'attimo prima di addormentarsi, si sentí a casa e... sicura.

Parole suggerite da Evelina Mirabella
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domenica 17 settembre 2017

La medaglia (solitudine e amore)

Titolo: la medaglia

L’uno appollaiato su una scrivania vuota, senza quaderni e senza matite. In un luogo dove solo la fantasia avrebbe potuto riempire gli spazi mancanti.
L’altro immerso in un abbraccio abbondante in compagnia di fogli, penne, e matite, sulla superficie di uno scrittoio usato e pieno di vita.
I lati opposti di una stessa vita che cercava di dimenticarsi e di mantenere o aumentare, le distanze… Come se in un altro modo non avrebbero mai potuto coesistere. 

La solitudine a destra; l’amore a sinistra. 

Così per tempi indefiniti e lunghi: dall’origine fino a… 

Una piccola mosca scura, vaga, confusa, imbottigliata in un luogo non suo, stanca per la mancanza d’uscita, si riposò nel lato tranquillo di quel tavolo diviso. Si orientò, si ascoltò e prese il suo tempo. Sicura, spiccò poi il volo alla ricerca di una finestra aperta sul mondo, ma non trovandola ancora, stavolta si distese nel lato pieno di colori, odori, sapori. Ne abbracciò l’essenza e se ne sentì parte, ne raccolse l’energia e riprovò di nuovo… all’infinito, riprendendo fiato nell’animo della sua solitudine e forza nell’amore.

Parole suggerite da Antonella Salvemini
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sabato 9 settembre 2017

Il dipinto (verde e rumore)


Titolo: il dipinto

Ebbi un incubo e mi svegliai all’improvviso: era notte fonda ed era molto buio. Non vedevo nulla! Sentivo solo il battito accelerato del mio cuore: nessun rumore
Lentamente una flebile luce proveniente da chissà dove mi diede, come ai gatti, la possibilità di esplorare le tenebre: riconobbi l'armadio, la cassettiera, i comodini ed anche i margini del mio cuscino. 
Quando gli occhi si furono abituati, mi voltai poi a guardare l’altro lato del letto e fui molto sorpresa dallo scorgere un quadro disteso proprio vicino a me. Colori pastello: azzurro, verde, rosa e molto giallo. Pennellate delicate con molte luci e nessun momento oscuro. 
Intravidi sulla tela una sagoma dolce che sognava sogni sereni: m'incantai a osservarla per alcuni minuti seguendone il respiro. 
...
Il mio battito poco a poco diventò regolare mentre io dimenticavo, incantata da quel riflesso, le immagini orrende che l'incubo aveva creato nella mia mente. 
...Semplicemente mi innamoravo di nuovo e follemente di quel dipinto e…di te.

Parole suggerite da Andrius Pojavis
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venerdì 8 settembre 2017

Il Signor Benetti (statico e tempo)


Titolo: Il Signor Benetti

Si sentiva statico il Signor Benetti. Soffriva di quella rara malattia dell’insoddisfazione, della mancanza di pazienza, dell’ incapacità di attesa e di poca lungimiranza tipica dell’età adolescenziale,  che aveva però superato da decadi. 
Non trovava, il Signor Benetti, rifugio in alcun luogo, o riparo in alcun abbraccio, per colpa, forse, di quella cultura basata sulla ricerca spasmodica, in cui era stato cresciuto. 
Per questo, il Signor Binetti, quella mattina decise con non curanza e superficialità o forse solo con quell’infinito senso di necessità di spazio, di non ritornare a casa. 
Sì, avete capito bene, di abbandonarla: di dimenticarsene insomma!
Di ritornare nel parco giochi di quando era bambino a giocare a moscacieca. 
E lo fece, certo, giocò per qualche mese…
All’inizio vinse sempre come se il tempo gli stesse dando ragione, ma poi…lentamente iniziò a perdere sempre piu spesso giungendo di nuovo al punto di partenza. Il Signor Benetti, in pratica, fece unn circolo intorno a sé stesso, senza comprendere che invece di continuare a girare avrebbe dovuto sedersi.

Parole suggerite da Aldo Mello e racconto dedicato a un amico, che spero stia facendo la scelta giusta!
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mercoledì 6 settembre 2017

Don Chisciotte (chiave e bisbiglio)



Titolo: Don Chisciotte

Tornai a casa allo stesso orario di sempre, aprii il portone, salii le scale del palazzo e giunto alla porta, inserii delicatamente la chiave nell’instabile serratura che dovevo riparare. 
La porta si aprì dopo due tentativi con un sonoro click. Entrai, la richiusi, mi tolsi la giacca, tolsi le scarpe e… fu in quel momento che sentii una voce, un bisbiglio venire dal fondo del corridoio. 
Un brivido freddo mi salì per la schiena: vivevo da solo e nessun’altro, eccetto me, aveva le mie chiavi di casa! 
Guardai verso la porta appena richiusa, indeciso se uscire per cercare aiuto o provare a comprendere cosa o chi avesse emesso quel bisbiglio. 
Mi feci coraggio e attraversai lentamente l’intero corridoio. 
Avevo il cuore a mille! 
Passando vicino a una mensola presi un libro tra le mani per difendermi, si trattava del don Chisciotte, e mi avvicinai, tremando, al salone immerso nel buio. 
Una folata di vento arrivò sul mio viso e poi un tonfo sordo sbattè la porta che stavo per attraversare. C’era davvero qualcuno dentro? 
Strinsi forte il libro e spinsi con il piede la porta... ed eccolo li! 
Quello sciocco del mio personaggio! 
Era seduto sul divano con la pipa accesa: “Non credere che io sarò uno come quello lì!” Disse offeso, indicando il don Chisciotte, poi stizzito riprese il suo bisbiglio e io, rasserenato, carta e penna.

Parole suggerite da Chiara Cesareo
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martedì 5 settembre 2017

Acqua (asini, fortuna)


Titolo: acqua

Partiva ogni mattina alle sei.
Il sole ancora dormiva ma lei no! 
Partiva in compagnia del suo cammello, perché lì nel deserto di asini non ce n’erano. 
Partiva alla ricerca del senso della vita, e ogni giorno fortunata come poche, lo trovava. In realtà non era fortuna la sua, anzi, non lo era per niente: era sacrificio, sudore, pazienza, costanza. Era duro lavoro. Partiva alle sei ogni mattina e camminava nel deserto arido per ore in modo da poter raggiungere una piccola fonte d’acqua. Durante il suo percorso a volte, arida come il deserto, aveva voglia di cedere, di lasciar stare, di tornare indietro.. di scappare via lontano. 
Ma poi...
Quattro ore a piedi sanno distendere il cuore più confuso: il sole, il caldo, il deserto, il cammello. 
Non era sola! E altri aspettavano il suo ritorno. 
Ogni giorno, proprio quando era sul punto di scappare, arrivava sempre alla stessa conclusione: non era sola!
Così giunta alla fonte si dissetava insieme al suo compagno di viaggio, si rinfrescava e dopo aver riempito le poche giare che aveva portato con sé, ripercorreva le quattro ore di cammino che mancavano al villaggio trovando il senso nell’andare e soprattutto… nel tornare.

Parole suggerite da Giuseppe Cultrera
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domenica 3 settembre 2017

Déjà vu

Titolo: déjà vu 

Ero appena nato! Appena uscito da quell’oscuro antro liquido. 
Non avevo fatto in tempo nemmeno ad aprire gli occhi e capire dove mi trovassi, che me lo ero ritrovato davanti: bianco, sicuro, sorridente. 
“Devo dirti un segreto.” Disse. “Quando compirai un anno imparerai a camminare; parlerai a due anni e scriverai a sei. Darai il tuo primo bacio a quattordici anni e ti sposerai a ventisette. Tua madre morirà giovane ma tuo padre resterà con te a lungo. Avrai tre fratelli e i soldi sufficienti per vivere modestamente. Lavorerai di un lavoro semplice. Farai molte vacanze, ma viaggerai poco. Avrai una figlia e quello sarà il momento in cui ti innamorerai davvero e comprenderai l'importanza dell’esserci, della presenza e del senso di protezione. Vivrai in modo onesto e morirai di una morte rapida.” 
Poi fece una pausa...
“Io sarò li ad aspettarti!” 
E sparì. 
A quel punto iniziai a piangere e urlare forte: mi aveva spaventato, preoccupato, scolvolto. … 
Poi l'abbraccio morbido di mia madre e il latte caldo mi fecero dimenticare tutto... 
Oppure no?

Dedicato a chi vorrebbe conoscere la sua vita prima di averla vissuta...


sabato 2 settembre 2017

Forza (rosso, silenzio)


Titolo: forza

Una stanza vuota, in silenzio, senza rumori, senza cose, senza pensieri, senza colori.
Bianco? Nero? Rosso?
Nessun tempo, nessuna vita, niente di niente: il nulla!
Emozioni sparite!
Sparite le finestre, le tende, il letto, il divano, il sorriso.
Sparito tutto! Per sempre?
Un pavimento liscio, ruvido, dove potrebbero scivolare biglie, sogni, messaggi ma… non ce ne sono! Di messaggi, o di biglie non ce ne sono.
Tutto così tranquillo, irreale… triste!

Sì, mi sento triste!

Triste per tutte le cose accadute, per tutte le persone, per le cose...No!
Mi sento triste per me stessa! Triste per non essere stata... Cosa pensavo? Cosa mi aspettavo? Niente!

Solo il respiro del vuoto adesso mi circonda, solo una piccolissima energia che potrebbe accendere una fiamma...se una fiamma ci fosse...

C'è?

Nessuno mi risponde!
Cerco di alzarmi, ma non c'è nessun appiglio, solo la forza dei miei muscoli...quelli sì che ci sono ancora: piccoli, sgonfi, ma… ci sono!

Mi faccio forza e alzandomi…
Vedo una candela!

Parole suggerite da Anna Marinelli
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giovedì 31 agosto 2017

Tutto il mondo (amore e città)


Titolo: tutto il mondo

Appoggiai un piede sul pedale, mi guardai intorno per controllare che non ci fossero macchine o persone, e iniziai il mio viaggio.
La bici era diventata l’attrazione delle mie giornate, ma non tanto per la bicicletta in sé fornita dal comune della mia città: leggermente pesante e di un colore fatiscente; né tanto meno per l’idea che amavo della condivisione e dell’assenza di proprietà….
No! Quello che mi emozionava erano le storie, le vite nascoste sotto i sellini o rinchiuse tra i cestini di metallo. 
Chi avevano trasportato? Dove erano andati? Perché? Da quanto tempo? Con chi stavo condividendo un pezzo di vita?
E soprattuto: cosa avevo in comune con le loro storie?
Così, mentre pedalavo cercando di schivare pedoni e automobili, immaginavo un turista che visitava le piazze del centro, un’avvocatessa in completo che si avvicinava al tribunale, un padre che andava a lavoro dopo aver accompagnato i figli a scuola e così via...
"Magari," pensavo, "proprio su questa bicicletta sono salite prima di me le mie paure, i miei dubbi, le mie involontarie discriminazioni, le mie incomprensioni, le mie ignoranze. Persone che non avrei immaginato nella mia vita, persone che ho allontanato o che si sono allontanate da sole..."
...
Ogni giorno su quel tratto di strada che mi accompagnava in ufficio non ero mai sola: ero con tutto il mondo e potevo sentirne chiaramente il profumo e l'amore.

Parole suggerite da Francesca Santagata
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mercoledì 30 agosto 2017

El ratoncito Perez (coraggio, paura)


Titolo: el ratoncito Perez

"Si sta muovendo!"
"Lo so, sono giorni che si muove!"
"No! No! Ti dico che oggi è il giorno, il momento!"
"Non agitarti! Ti agiti sempre troppo in fretta. Aspettiamo e vediamo cosa succede!"
...
"Vedi? Che ti dicevo: non riesce a dormire, le dá fastidio. Sta per cadere!"
"Stavolta mi sa che hai ragione tu!"
"Guarda! È in bagno con sua madre, sono sicura che adesso cadrà! Preparati!"
"Perché devo andare sempre io?"
"Perché tu sei un topolino, sei svelto e piccolo e nessuno ti vedrà. Io ci andrei volentieri, ma sai bene che una fatina rivestita di purpurina, con bacchetta magica e che vola, darebbe troppo nell’occhio."
"Va bene, va bene, mi preparo."
"Svelto! È caduto ed è ora di dormire: abbiamo poco tempo!"
"Vado vado. Cosa devo portare?"
"Prendi questo inutile cerchio di metallo dorato: a loro sembra piacere molto. Mi raccomando però, non dimenticare il dentino!"
"Sí lo so, figuriamoci se lo dimentico! Come potrei dimenticare questa enorme e inutile collezione che hai incastonato alla parete?"
"Ricordare il tempo e i bambini che sono passati sul nostro pianeta ti sembra inutile? I loro sorrisi al risveglio, l’emozione dello star crescendo, il vedersi diversi, la sicurezza della nostra esistenza, la paura di incontrarci la notte e il coraggio nel cercare di rimanere svegli: ti sembra poco? Colleziono dentini da sempre e per me è come collezionare attimi, speranze, sogni..."
"Se lo dici tu!"
"Perez! Non dimenticare il dentino!"

E al mattino un altro piccolo sorriso illuminò il mondo ancora una volta.

Parole suggerite da Francesca Ungaro
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lunedì 28 agosto 2017

... (gatto e leggerezza)


Titolo: ...

Le passò di fianco con la sua solita leggerezza. Le sfiorò i capelli con la coda lunga e poi con la zampa le toccò la mano, ripetutamente. 
Dopodiché il gatto scese dal divano e, a suo modo, le chiese di seguirlo. 
E lei lo fece, lo faceva sempre! 
Il gatto attraversò la porta del giardino e affondò le zampine nell’erba: lei uscì dietro di lui. Camminarono a lungo stavolta, fino alla riva del fiume. 
Lì il gatto si sedette e anche lei. 
Osservarono l’acqua scorrere, osservarono gli alberi, una libellula blu. Il gatto rincorse qualche mosca, lei raccolse qualche foglia caduta. 
Ognuno nel suo mondo. 
Quando giunse l’ora di tornare, il gatto richiamò la sua attenzione con un delicato Miao. Le gli sorrise e ancora una volta lo seguì. 
Giunti alla soglia di casa, lei rientrò, sopraffatta dalle immagini; lui si allontanò di nuovo, ma questa stavolta da solo…

Parole suggerite da La gatta
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