martedì 12 dicembre 2017

Bianco e nero (Marcovaldo ed Ettore)


Si ritrovarono di nuovo l’uno di fronte all’altro: Marcovaldo sicuro sulla sua torre, ed Ettore comodamente a cavallo. 
Era una giornata di pioggia e faceva freddo. 
I due si osservarono a lungo in quella breve distanza che li divideva, ma fu Ettore a cercare di avvicinarsi per primo al rivale, per attaccarlo. Non erano mai stati amici da quando si conoscevano: era il colore che li differenziava, che li rendeva nemici.
Marcovaldo era bianco come il latte mentre Ettore era nero come il cioccolato!

In sella al suo cavallo, Ettore iniziò a saltare raggiungendo velocemente il lato in cui Marcovaldo era ancora immobile.
Visto l'avvicinamento del nemico, nonostante gli ammonimenti del re, Marcovaldo decise di muoversi a sua volta, iniziando una corsa in linea retta verso Ettore. Purtroppo non notò un piccolo pedone posizionato davanti a lui che lo costrinse a fermarsi. Ettore colse l’occasione in quell’imprevisto e si lanciò saltando vesro il palazzo del nemico:
“Scacco matto!” gridò felice.
Poi lentamente tornò alla sua casa e cosí fece Marcovaldo, entrambi pronti a riprendere una volta ancora quella sciocca guerra senza senso.

Erano anni che si scontravano e probabilmente per anni sarebbero ancora andati avanti così…

Parole suggerite da Sabrina Giussani 
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

domenica 10 dicembre 2017

Retrocedere (solitudine e retrocedere)



I primi due anni furono perfetti, o almeno buoni… normali insomma.
Quando iniziò a camminare però tutto si confuse velocemente e crollò su di lui in un modo imprevedibile. 
Nessuno capì! 
Certo mentre gattonava qualche dubbio era arrivato, ma la sicurezza giunse quando posò il primo passo e… iniziò a retrocedere. Ogni impronta lasciata era in direzione opposta: andava all’indietro! Niente di male se questo fosse durato per un tempo, ma durò tutta la vita.
Camminò all’indietro per tutta la vita! 
I genitori cercarono riparo: consultarono i medici più esperti ma nessuno ebbe una soluzione per quel problema così semplice! 
Lui d’altro canto provava con tutta la forza ad andare nella direzione in cui andavano tutti…ma bastava un momento di distrazione per ritrovarsi lontano da dove voleva arrivare e da dove gli altri lo stavano aspettando. 
La solitudine lo accompagnò per anni. 
Amici di scuola più affettuosi cercarono di aspettarlo più a lungo, di accompagnarlo, e per qualche momento funzionò…ma poi si sa, il mondo corre e corre in avanti!
Lui quindi rimase indietro, ma di un indietro in movimento opposto, un indietro che si potrebbe considerare indietrissimo, così indietro che a volte rincontrò quelli che erano avanti ma nell’altro senso. 
Finché un giorno si arrese! 
Si sedette su una panchina e lì trovo la sua risposta: un cagnolino iniziò ad annusare i suoi piedi, poi gli salì in grembo e quando lui si alzò per riprendere il cammino all’inverso, il cagnolino andando avanti semplicemente lo seguì.

Parole suggerite da Giancarlo Rizzo
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

lunedì 4 dicembre 2017

Angelo (torpore e rigagnolo)


Mi risvegliai al canto silenzioso di un tenero rigagnolo
Quando cercai di alzarmi però, un lieve torpore colse la mia ala destra, lo stesso dolore che mi aveva costretto a fermarmi lungo questo rio la notte precedente. Non riuscivo ancora a volare, non potevo spiccare il volo: "Costretto a vita terrena!", mi dissi. 
Iniziai a passeggiare, costeggiando la sponda, sotto la lieve pioggia che aveva iniziato a coprire il tutto. Osservai quello che avevo intorno, cercando di interpretare il motivo di quel mio cammino....perché ce n'era sempre uno!
Quando lo vidi non ebbi dubbi: un coniglietto si era avvicinato troppo all’acqua e vi era caduto dentro rischiando di affogare in quello che per lui era un fiume in piena. Saltai nell’acqua e lo raggiunsi in fretta. Lo avvolsi delicatamente tra le ali e lo riportai sulla riva vicino alla sua famiglia.
Il torpore passò immediatamente, forse grazie all’acqua del fiume, e io potetti finalmente riprendere il mio volo attorno al mondo.

Parole suggerite da Marcella Onnis
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

domenica 3 dicembre 2017

Fuoritempo (vipere, briciola)


Rinchiusa in un angolo nascosto del mondo sbircio le tortore, i gatti, le vipere e i fantasmi passare. Aspetto il momento opportuno per espormi, tra i silenzi dell'alba e la stanchezza dei tramonti. Spero di non essere vista e di poter raggiungere la spiaggia ormai, o ancora, deserta ma ricca di cibo e di ricordi del giorno passato. 
La brezza marina mi accoglie come sempre irrompente e risveglia i miei pensieri per qualche momento. Poi però benevola, mi ricorda di aver poco tempo. Poco tempo per tornare alla tana, poco tempo per non essere predata, poco tempo per trovare qualcosa da portare ai piccoli. Quindi mi giro, do un ultimo respiro profondo, raccolgo ancora qualche briciola e torno al mio angolo nascosto di mondo da dove potrò osservare gli altri vivere in momenti diversi. Perché in natura è così: ognuno ha la sua parte di tempo da vivere, in un’alternanza di equilibri ordinati e semplici che non vanno sovrapposti.

Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

mercoledì 29 novembre 2017

In mezzo all'oceano (blu e nulla)


Sola nel mezzo dell’oceano. 
Come ci fosse arrivata? Quando? Perché? 
Non lo sapeva!

Sola nel mezzo dell’oceano freddo e scuro: scurissimo! 
Chi l'avesse abbandonata? Chi l'avesse dimenticata? Chi? 
Non lo ricordava! Vedeva solo una distesa immensa, blu, intorno: ovunque! 
Il cielo si confondeva con il mare, e il mare si confondeva con il cielo. 

Era viva? Respirava? Poteva nuotare? 
Le sembrava di sì! Le sembrava che avesse ancora delle forze, le sembrava di essere ancora qui su questa terra. 

Dove fosse la riva? Una barca? Il delfino che aiuta tutti? 
Non ne aveva idea, non vedeva nulla; però nonostante la paura, il freddo e il buio, ancora poteva ridere, ancora poteva guardarsi intorno, ancora poteva esserci. 
Poteva immaginarsi dall’alto mentre galleggiava, mentre nuotava e si muoveva nel mezzo dell’oceano più profondo; si osservava e l’affanno invece di aumentare..diminuiva; la paura invece di crescre…si riduceva. 
Sola nel mezzo dell’oceano a distanza di miglia dalla terra ferma lei era ancora qui, in questo mondo. Non sapeva per quanto sarebbe rimasta a galla, ma sapeva che non fosse ancora giunto il momento di lasciarsi andare… 

Poi il vento iniziò a crescere…

Parole dedicate a Marta Morace
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

lunedì 27 novembre 2017

La libellula (occhi e camera)


Titolo: la libellula

Era sul punto di addormentarsi, di chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dall'oscurità, quando la piccola luce rossa del telecomando dell’aria condizionata iniziò a muoversi. Si mosse dapprima lentamente, tanto che la costrinse a stropicciarsi gli occhi per assicurarsi che non fosse stata solo la sua immaginazione, ma poi, quasi avesse preso sicurezza, la luce iniziò a danzare libera. Volteggiò prima sulla parete alla sua destra, e dopo, forse credendo che lei si fosse addormentata, per tutta la stanza: arrivò fin sopra al soffitto facendo incredibili giravolte e scatti felini.
Lei si nascose sotto alle coperte per non farsi scoprire sveglia, osservando quell’immagine tra sogno e realtà...
Fu in quel momento che comprese chiaramente che non fosse solo una luce, bensì una libellula che volava ed esplorava curiosamente il mondo racchiuso nella sua stanza.
Come le sembrò grande d’improvviso quella camera da letto, e come le apparve luminosa…
Sorpresa dall'aver dimenticato il mondo rinchiuso nel suo mondo, seguì ancora a lungo il volo di quel grazioso insetto, viaggiando in quello spazio conosciuto da tempo, e ricordando.
Fu così che lentamente si addormentò.

Parole suggerite Carlo Sinero
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

venerdì 24 novembre 2017

Black Friday (passero e poesia)


Titolo: Black Friday 

Il luccichio delle luci non cambia l'odore del pino: lo coccola, lo avvolge, lo accoglie, ma non lo cambia. La poesia degli aghi resta ferma tra i pensieri, li sorregge, cosí come sorregge il vento che gli passa attraverso... 
Il nido del passero in una casetta di legno non modifica l’emozione della schiusa, né il suono del pigolio dei piccoli…

Il tulle rosa di una ballerina, la vernice cromata di un’auto, il luccichio di una moneta, la copertina di un libro, la copertina di un mondo… 

Esterno vestito da occhi interni che hanno dimenticato dove si trovavano. Esterno che trasporta pensieri lontani per allontanare quelli vicini. 


Per lei quel giorno non fu così: tra le corse all’oro e le luci intermittenti, lei fu fortunata e trovò un vero tesoro! Si trattava di un sassolino bianco, liscio, piccolo, in grado di lasciare delle tracce sul pavimento quando sfregato. Si accorse subito di quanto fosse speciale perché, calpestandolo con il piede, questo lasciò un piccolo segno del loro incidente: non indelebile, ma definito! 
Lo conservò gelosamente per tutto il giorno nella tasca del suo pantalone verde, e aspettò, paziente, il suono della campanella. Quando incontrò sua madre fuori scuola, piena di orgoglio, glielo mostrò. Insieme concordarono rapidamente di doverlo custodire nella "cassa dei tesori" che giaceva sotto al suo letto. 
Fu un giorno molto emozionante!

Parole suggerite Angelo Guarnieri
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!


martedì 21 novembre 2017

Per una volta una storia per ridere un pò (gatto e viaggio)



Titolo: per una volta una storia per ridere un pò.

Nessuno ci credeva! 
Nessuno credeva che ne sarebbe stato capace! 
Nessuno pensava che un gatto abituato a vivere nel tepore di una coperta, fosse in grado di mettersi in viaggio da solo… e partire.
Partire non per raggiungere qualcuno, o per scappare da qualcosa come succedeva sempre nei film, no! In viaggio perché il mondo è grande e bisogna esplorarlo lentamente, da soli e con coraggio. 
Così, senza porsi troppe domande, uscì sul balcone e poi, percorrendo equilibri difficili, arrivò in strada. Zigzagò tra strade e stradine. Ascoltò il rombo dei motori e i passi decisi di passanti distratti, ma anche il flebile canto degli uccelli.
Camminò senza paura verso nessuna meta e quando giunse a circa tre isolati da quello di casa sua, tornò indietro. 

Era ora di cena!

Parole suggerite Stefania Uccheddu
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

mercoledì 15 novembre 2017

Barca a vela (mare, lealtà)


Titolo: barca a vela

Non tornavo a casa da giorni perché non riuscivo a scendere: preferivo restare in coperta!
Mi sentivo perso tra le onde, ma avevo paura di sentirmi ancora più perso in loro assenza. 
Stagnavo in quel piccolo porto, in un limbo tra il fuori e il dentro, senza voler scegliere. 
Il mare in quei giorni era calmo, ma si vedeva che si stava preparando alla rimonta e che il vento avesse voglia di gridare. Dapprima infatti le sue folate avevano sfiorato solo le vele, cullandole dolcemente e accarezzandole piano. Già da qualche ora però cercava di scuoterle con più decisione: di risvegliarle! 
Probabilmente questo risvegliò anche me! 
Così nel momento più sbagliato, issai l’ancora e uscì dal porticciolo, fiducioso di quella lealtà che attribuivo erroneamente al mare. 
Lui invece leale non fu! 
Appena fuori dal porto iniziò ad aggredirmi come arrabbiato per quel mio tentennamento e per il tempo perso. 
Gridò forte, mi respinse! 
Virai giusto in tempo per tornare indietro prima che un’onda potesse spingermi contro un'ala del molo. Dopo aver attraccato, spaventato, scesi finalmente da quella barca. 
Solo dopo qualche giorno compresi che in realtà era stato leale con me perchè le risposte non erano da cercare fuori, ma dentro.

Parole suggerite Stefania Piumarta
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

lunedì 13 novembre 2017

Amiche d'infanzia (gioia e amicizia)


Titolo: amiche d'infanzia

“Oggi la maestra mi ha fatto sedere vicino a Sofia…”
Disse alla madre con gioia uscendo dall’asilo.

“È che Sofia vuole giocare sempre ai giochi che sceglie lei: non mi lascia mai decidere! Per questo abbiamo litigato!”
Riportò alla madre fuori scuola, un giorno in seconda elementare.

“Sai mamma, a Sofia piace Marco e oggi finalmente sono riusciti a parlare durante l’intervallo! Era così emozionata!”
Confidenza fatta in seconda media.

“Mamma oggi posso andare a studiare a casa di Sofia? Posso restare a dormire da lei? Abbiamo molti compiti e da casa sua si arriva prima a scuola!”
Chiese, aggiungendo queste motivazioni pur di avere il permesso, un giorno a al primo anno di liceo.

“Non ci parliamo più! Tutto qui! Lei sta sempre con quel Carlo e insomma non ci parliamo più e basta!”
Disse con poca voglia e molta tristezza negli occhi. A quel tempo erano entrambe all’ultimo anno del liceo.

“Ci siamo rincontrate per caso, te lo immagini? E…ci eravamo mancate! L’amicizia infondo perdona sempre, no? Perciò abbiamo deciso di vederci domani e di andare al cinema: proprio come ai vecchi tempi!”
Raccontò al telefono alla madre mentre entrava nella biblioteca dell’università.

“Mamma, è uno dei giorni più importanti della mia vita…a chi altro dovrei chiedere di farmi da testimone?”
Disse mentre sfogliava la rivista di abiti da sposa.


E andarono avanti così fino alla fine del tempo...

Parole suggerite Bruna Pagnutti. 
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

sabato 11 novembre 2017

Io (definita e finita)


Titolo: io

Presi in mano una matita e un foglio bianco. 
Mi sedetti alla scrivania. 
Alzai gli occhi e mi osservai allo specchio. 
Guardai il foglio, e iniziai a tracciare linee: disegnai un’immagine definita di un vestito da donna.   Stabilii i colori e i dettagli più insignificanti... le cuciture, i bottoni, le tasche, il respiro. 
Delineai i capelli: lunghi, come se questo avrebbero dovuto essere una spiegazione, una chiarificazione... 
Mi osservai nuovamente nel riflesso. 
Gambe, braccia e un volto apparvero sul foglio e insieme a loro accessori: bracciali, collane, un foulard, una spilla, un fiocco tra i capelli, un pensiero! 
Cercai di rendermi il più possibile finita, chiara, semplice: leggibile anche a occhi altrui. 
Occhi a cui ero stanca di dover spiegare chi fossi. 
Occhi che mi osservavano ogni volta sorpresi, senza comprendere. 
Occhi che notavano solo ciò che era diverso da loro, e mai quello che era in comune.

Mi osservai un'ultima volta allo specchio e presi un'ultima decisione: decisi che non avrei riportato nel disegno la mia vera espressione, quella di qualcuno o di qualcuna che ha perso la speranza.
(in fondo…che differenza avrebbe fatto?)
Tracciai sul volto lievi rughe di gioia e di speranza: speranza che un giorno il mondo avrebbe iniziato a vedermi per come ero o... a non vedermi affatto!

Parole suggerite Claudia Capocotta
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

domenica 5 novembre 2017

Legami (poesia e ricordo)


Titolo: legami

Quando andasti via si spense tutto. 
Si spensero i sorrisi, i pianti… tutto! 
Restò il silenzio… ma rimase lì anche lui fermo nel buio. 
Non so se mi aspettassi o meno quella partenza violenta, quell’addio straziante, quei minuti infiniti…Non so se mi aspettassi quel cambiamento di orari, di tempistiche. 
Tutto si confuse in uno strano ricordo. 
Io e te vicine, io e te lontane, altre persone, rumori, amici, parenti, suoni, pranzi, cene,  saluti, addii… 
Molti addii! Dopo che andasti via sembrò esistessero solo loro; sembrò che si fosse rotta la poesia e che ogni saluto andasse in una sola direzione. 

Quando andasti via mi ritrovai sola, con un mondo attorno immobile. 
Andai avanti a cercarti per anni tra le foto, le parole, persino tra i raggi di sole e le gocce di rugiada. Continuamente ebbi la sensazione di averti perso e continuamente mi chiesi come avrei vissuto senza di te. 
Disperatamente ti cercai, e fu per questo che mi stupii quando, sorridente, ti ritrovai mentre mi osservavo allo specchio.

Parole suggerite Valeria Smedile
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!




venerdì 3 novembre 2017

Lasciandosi alle spalle il passato (desiderio e realtà)


Titolo: lasciandosi alle spalle il passato


Gli occhi erano concentrati: cercavano di comprendere i respiri, i movimenti dell'anima.
Lei le stava dicendo che tra loro tutto era finito: che gli anni che si erano dedicate, i sorrisi e le ore, di lì a poco sarebbero stati cancellati... persi! 

Lei, dal canto suo, mostrò un sorriso teso, cercando di nascondere quel senso di sconfitta e tentando di capire se ci fossero ancora delle speranze. La guardò fisso negli occhi non volendo, con tutta se stessa, mostrare paura. Eppure le parole risuonavano chiare: nessun tentennamento, nessun dubbio, nessun attimo distratto, la lasciava! E senza darle il tempo di perdersi tra desiderio e realtà.

Quando se ne andò, dopo questo importante annuncio, con la sua andatura decisa, mostrando la sua sicurezza, come se la scelta presa fosse quella più ovvia, lei rimase lì a lungo a guardare quel bicchiere ormai vuoto, seduta in quel bar del centro. 

Ci pensò un momento prima di iniziare a dar sfogo alle lacrime, poi prese il telefono, compose il codice segreto... ma poi ci ripensò: bloccò i tasti e ripose il telefono in borsa. 

Asciugò le lacrime, si alzò e se ne andò!

Parole suggerite Fortuna Marigliano
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

sabato 28 ottobre 2017

Non potevo far finta di niente...l'indipendenza (consapevolezza e collettività)


Titolo: Non potevo far finta di niente...l'indipendenza

Quella mattina la luna si svegliò di traverso.
Aveva brillato tutta la notte di luce non sua guardando monotonamente la terra. Quella palla blu era diventata la sua unica compagna, insieme al sole, ma anche la sua carceriera. Per questo motivo, stanca di dipendere da altri e avendone ormai preso consapevolezza, la luna decise di dichiararsi indipendente: si mise il cappotto e se ne andò in giro per l’universo… 
Nessuno la rivide per lungo tempo. 
La Terra fu molto turbata da quella improvvisa decisione: le mancava la presenza della sua luce riflessa di notte, di quello spicchio crescente e decrescente che accompagnava il tempo. Inoltre non riusciva più rilassare i suoi mari impazziti per la perdita lunare, cosí, stanca del buio notturno e sicura che facilmente avrebbe potuto trovare anche lei un luogo migliore in un universo tanto infinito, si allontanò dal sole, roteando nel buio tra galassie lontane. 
Vedendo questa reazione e immaginando irreali sogni indipendentisti, senza legami e sudditanza dal sole e dai cicli, anche Marte, Saturno, Mercurio e gli altri della collettività si distaccarono dal sistema solare. 

Il sole rimasto ormai solo e molto triste, vedendo che nessuno avesse compreso il suo calore, intuì rapidamente l’importanza del restare vicini, uniti, e andò a cercarli per convincerli a ritornare…
Purtroppo quando li incontrò erano tutti insieme ma dispersi all'interno di un enorme buco nero.

"Da qui," pensò il Sole, "anche volendolo, non è piu possibile tirarli fuori!"

Parole suggerite Lorenzo
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

venerdì 27 ottobre 2017

Perdita di dettagli


Titolo: Perdita di dettagli

Quello che scomparse per primo fu il contorno, il dettaglio: non il colore! Il colore restó, identico in intensità e spirito. Il rosso, soprattutto lui, rimase uguale... almeno all'inizio. 
A quel tempo, molta luce o poca luce non facevano ancora differenza, perché c'era un velo che si posava sui dettagli: li copriva, li sbiancava.. 
Iniziò a concentrarsi sull’insieme, sul luogo, sull’intensita della voce, piuttosto che su puntini confusi che perdevano le loro connessioni. 
Certo, doveva allontanare la penna, il telefono, lo schermo, il foglio... Talvolta doveva avvicinarlo, ma questo cambiava poco, era il velo che riposava leggero e delicato attorno a figure, oggetti e paesaggi, e restava fermo a far compagnia.
Quando il tempo passò non solo gli angoli divennero divisi e poco nitidi, non solo loro, ma anche i volti, i numeri e le lettere iniziarono a nascondersi alla vista.
A quel punto, decise di atternersi all'udito, alle vibrazioni che un corpo emana, al movimento, al calore…
Quando il velo coprì anche i vestiti, i colori, i paesaggi, e gli alberi in lontananza potevano ormai essere confusi con lampioni spenti, chiese finalmente aiuto al tatto. Iniziò a fidarsi di quello che poteva sentire, toccare, respirare e dimenticò il resto.
Il velo lentamente avvolse tutto quello che c'era intorno, ma non la sua anima.

Era ancora capace di sentire!



lunedì 23 ottobre 2017

L'amore


"Ho sempre pensato che l’amore non fosse a tempo. Pensavo che durasse tutta la vita, che diventasse parte di te e di me: che fosse un modo di essere, di vivere, di... insieme. Eppure continuo a vedere fallimenti, persone con dubbi, mancanze, speranze, talvolta illusioni.
Nessuno che comprenda cosa voglia davvero, cosa sogni…
Non dico debba sempre funzionare, non dico debba essere facile, senza tristezza, difficoltà... 
Sì magari senza dubbi! 
Io lo mmaginavo così quando ero piccolo. 
Ora invece sembra tutto così confuso. Tutti che cercano, cercano, cercano ma proprio non capico cosa stiano cercando.
Cosa stanno cercando secondo te? 
E chissà poi se lo abbiano trovato quello che cercavano… 
Tu che dici? 
Tu li osservi sempre, li vedi passare, respirare, cambiare, pensare…ti sembra abbiano trovato quello che volevano, pur nel loro continuo variare? 
Come vorrei avere una risposta che non fosse una domanda! Chissà perché in questo mondo ci abbiano gettati così: senza foglietto illustrativo. 
...
Posso stare un pò con te e osservarli mentre passano? Magari comprendo qualcosa anch'io, magari..."

E così detto si sedette vicino a quel gatto randagio che riposava sereno sulla panchina.

sabato 21 ottobre 2017

L'incendio (sofferenza e logica)

Titolo: l'incendio

Odore acre di pelle bruciata. Crepitio straziante di alberi soffocati: grido sordo di vite perdute. 
Aria scura, calda, impenetrabile. 
Sofferenza!

Era iniziato tutto di notte, due giorni prima. Una scintilla impercettibile aveva danzato libera su un prato: dapprima seguendo le note di una musica classica, poi prendendo coraggio e sospinta dal vento, si era lasciata andare in un rock violento. 
All'inizio non l'aveva ascoltata nessuno, poi gli occhi l'avevano vista e i cuori temuta mentre la logica si era persa. 
La fuga aveva salvato qualcuno, ma molti erano rimasti intrappolati nella danza tra i due fuochi: quello sopra e quello sottoterra. 
L'acqua arrivò in ritardo, in piccole quantità, che lei era già lontana e aveva dimenticato il ritmo della danza.
Quando la prima goccia cadde nessuno ci sperava nemmeno più. Poi però le gocce lentamente crebbero, trasportate da nuvole tristi per quell'aria irrespirabile e lei, la fiamma, finalmente si assopì, addormentandosi in un nero letto di cenere. 
Quello che rimase fu morte: un cimitero in cui nemmeno gli zoombie avrebbero voluto vivere.
Al di sopra.


Al di sotto, piccoli semi e forti radici continuarono silenziosi a respirare in apnea... in attesa del cambiamento.

Parole suggerite Francesco Borsa
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

mercoledì 18 ottobre 2017

Lettera ai miei calzini (La, positività)


Titolo: Lettera ai miei calzini

Miei cari calzini, 
perché continuate a perdervi? 
Perché anche voi come la mela tagliata, non andate da soli a cercarvi tra i meandri della casa: sotto i mobili, nei i cassetti, tra i giocattoli, i libri… tra l'ordine e il disordine? 
Non sarebbe così romantico quel momento in cui, riunendovi, abbraccereste la vostra metà perduta? Perché vivere in solitudine quando siete nati in coppia e in coppia dovreste vivere? 
Pensate che vita facile che sarebbe la nostra! Invece no! Preferite perdervi e vivere da soli per lunghi periodi, in qualche luogo triste, quasi sempre buio e maleodorante, invece di stringervi attorno a freddi piedi bisognosi del vostro amore.... 
Miei cari calzini, 
io soffro nel vedervi soffrire la vostra solitudine, perdere la positività e mi ci metto d'impegno ogni giorno a ritrovare la vostra metà perduta: a stanare “quello scomparso” dai luoghi più reconditi della mente. 
Durante le mie ricerche però, il dubbio che per voi non sia poi così importante mi resta visto che non fate nulla per aiutarmi! 
Allora, fatevi forza! 
Quando abbandonate quei piedi scalzi e stanchi, tenetevi per mano, non perdetevi, stringetevi forte. Girate uniti tra i vortici impetuosi della lavatrice e lottate per raggiungere insieme la stessa molletta! Ne sarete molto più felici: la vostra vita ne troverebbe giovamento... e anche la mia.

Parole suggerite @thebrightside
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!


martedì 17 ottobre 2017

Al mio libro preferito (amore e passione)


Titolo: al mio libro preferito 

Le prime parole furono: "Un giorno…"
Le ultime: "Di notte!"
Nel mezzo colori, odori, sapori: immagini nitide di sentimenti condivisi. 
Ogni pagina voltata era un passo avanzato silenziosamente tra le righe dei suoni. Sfumature e sinonimi si perdevano al ritmo delle sillabe: un libro grande quanto una vita, una vita grande quanto un libro.
Lui mi stuzzicava tra i versi; io lo riconoscevo tra le virgole. Il nostro un amore ritmato al tempo di sospiri e di pensieri velati; una passione aperta senza pareti.

Quando alla fine ci incontrammo e ci unimmo sperando di non slegarci più, fu proprio quando le pagine ci lasciarono spazio e il libro venne chiuso. 
Fu quello il momento in cui ci conoscemmo: da allora non ci dimenticammo mai, o almeno io non lo dimenticai.


Parole suggerite da Simona Riccio.
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

domenica 15 ottobre 2017

Pesche (serenità e sorriso)


Titolo: Pesche

Stavo imparando a contare il tempo...ogni sua goccia!
Non era difficile bastava dividere i mesi in giorni, i giorni in ore, le ore in minuti e i minuti in sorrisi. Poi bisognava ricordare il motivo di ogni sorriso (quando se ne era trovato uno) e quella era la parte più difficile perché richiedeva memoria, molta memoria, ma la memoria quando si ha fame spesso si confonde! 
Dividendo il tempo, però, stavo imparando anche a osservare come cadono, dalle pesche appena tagliate, le gocce del loro succo: lente! 
Mentre le osservavo, ricordavo le pesche comprate al mercato con la nonna: con lei era una vita diversa, una "vita di pesche", ne compravamo ogni giorno! Solo che da quando aveva deciso di trasferirsi al piano di sopra le pesche non andava più a comprarle e io non ne mangiavo da tanto tempo...
A volte mi mancavano! 
La nonna però mi ripeteva con grande serenità: “Non avere fretta piccola mia, il tempo cambia i sorrisi. Bisogna essere pazienti e tutto si trasformerà nella tua una pesca!” 
“O in qualcosa di simile”, pensavo tra me e me sorridendo. Poi cercavo di ricordare quei sorrisi nei miei conteggi del tempo...

Parole suggerite da Marisa
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

mercoledì 11 ottobre 2017

Alla ricerca di parole (sofà e Cyrano)


Titolo: alla ricerca di parole 

In una mattina d’autunno, stanco del caldo tiepido del suo sofà, fece finalmente quello che aveva sempre sognato ma mai azzardato: entrò nel suo piccolo furgone azzurro, ormai logorato da tempo e pioggia, accese il motore e si mise in viaggio.
Aveva meditato a lungo, negli ultimi mesi, sul fatto che non avrebbe di certo incontrato un nuovo Cyrano, o una nuova Anna Karenina, né un intrepido Don Chisciotte perduti di fianco al suo caminetto. Sapeva che per volare su una scopa giocando a Quidditch, o estirpare Baobab da un pianeta sconosciuto avrebbe avuto bisogno di uscire, di viaggiare, di leggere e che solo così avrebbe potuto incontrare nuovi personaggi ancora rinchiusi tra le pagine di libri non letti e non pubblicati, ma vivi.
Accese lo stereo, dissipò i dubbi e raccolse i pensieri: questa volta chi avrebbe rubato il suo tempo, trattenuto il suo fiato e riempito la sua immaginazione?
Si mise in marcia tra le pagine scritte da mani che non aveva letto prima, pronto a sentir chiamare il suo nome probabilmente da un giglio nato da un seme fatto di parole.

Parole suggerite da Ernesto Bini
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

martedì 10 ottobre 2017

Liberazione (sole e musica)


Titolo: liberazione

Piove, fa freddo. 
Il cielo è scuro, il sole disperso. 
Le gocce bagnano i miei folti capelli ma faticano a raggiungere la pelle: solo le mani le sentono, solo loro avvertono il fredddo gelido di quell'acuqa pesante e la musica del loro cadere. 
Cerco un riparo... ma il mondo non è grande abbastanza per nasconderci tutti, non ne ha la forza! Ci costringe solo a fermarci dinnanzi al temporale e... alle nostre lacrime. 
Raggiungo un'aiuola: sporca, piccola. È recintata e al centro raccoglie un maestoso pino. 
Scavalco la piccola inferriata e mi siedo ai piedi di quell'enorme albero in gabbia...non avevo mai pensato che anche gli alberi potessero vivere cosí.
La pioggia ha ormai bagnato collo, viso e vestiti, e io resto ferma in quel piccolo rifugio nascondendo le lacrime, finché...
Guardando quella piccola cancellata una sensazione di reclusione mi colpisce forte e decido di alzarmi: scatto in piedi e vado ad abbracciare quel recinto che imprigiona me e l'albero nei nostri pensieri.
Dopo averci liberati inizio a correre finché non raggiungo la porta di casa.


Parole suggerite da Omar
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

venerdì 6 ottobre 2017

Indaco (albero, giallo)


Titolo: indaco

Il sole si adagiava all’orizzonte, le nuvole arrossivano timidamente e il cielo cambiava colore velandosi di indaco. Il riflesso formava attimi silenziosi e la prospettiva si schiariva nello spazio. 
Fu in quel momento che voltò lo sguardo verso quella pozzanghera e la osservò dall’alto, ma non vide altro che sé stesso, e ne fu deluso. Decise per questo di girargli intorno osservando le altre immagini che quella natura improvvisata creava: scorse un lampione ancora spento e un uccello che volava rapido, ma non se ne sentì soddisfatto. Si piegò quindi sulle ginocchia e la chioma d’uno spoglio albero d’autunno apparve triste.
Chiuse gli occhi, sconfortato.
Decise di sedersi su quell’asfalto freddo e sporco e gli ultimi piani di un palazzo giallo fecero capolino nella sua immagine, ma non erano nemmeno loro quello che cercava.
Si rialzò da terra e si spostò di qualche passo per poi distendersi completamente sulla strada con l’obiettivo ormai a qualche millimetro dalla pozzanghera: mise a fuoco lentamente e poi scattò.
In quello scatto c’era tutto ciò che avrebbe potuto catturare già solo alzando la testa, ma attraverso il tremore dell’acqua lo riscoprì molto più vivo.

Parole suggerite da Emilse Caggiano
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

lunedì 2 ottobre 2017

Fumo (sigaretta e portafoglio)


Titolo: fumo

Stava per accenderla come faceva orami da anni, subito dopo il caffè, ma quel giorno decise per la prima volta che non fosse il momento.
Senza pensarci prese la sigaretta e la rimise nella tasca, vicino al portafoglio. Non se lo domandò più, anche se sentiva un certo nervosismo per quella scelta senza preavviso. Riprese il suo cammino verso l’università passando come sempre per il parco. Ammirò le foglie e i colori intensi dell’estate, passeggiò nervosamente osservando i passanti e notò, con un senso di piacere, che molti fumavano. Ogni volta che vedeva una sigaretta, istintivamente toccava la tasca dove aveva le sue, ripetendosi però “non è ancora il momento”.
Entrò attraverso l’entrata principale dell’edificio antico in cui lavorava, che conservava ancora il fascino della sua storia e rapidamente, si fece risucchiare da studenti, lezioni, ricerche, telefonate e pensieri. In pausa pranzo uscì per la solita “boccata d’aria” prima del pranzo a menù fisso, ma…non ebbe il coraggio di estrarre il pacchetto.
Non era la tosse persistente, né la paura, né la richiesta continua degli altri, era solo quella stupida domanda che, non si sa come, gli si era impiantata quella mattina nel cervello:
“Riusciresti a stare senza?”
Quella sfida con sé stesso lo accompagnò tutto il giorno, e il giorno dopo e quello dopo ancora …fin quando ormai anziano trovò finalmente la risposta.

Parole suggerite da Antonietta Casciani
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

venerdì 29 settembre 2017

Fallimento (angoscia e prigione)


Titolo: fallimento

Sentiva caldo in quella mattina d’autunno. Le foglie cadevano, e lui come loro, avrebbe voluto lasciarsi andare, scivolare via, per rifuggire quel senso di angoscia e insofferenza che lo tormentava da mesi. I suoi pensieri erano rinchiusi, carcerati in circoli viziosi che non gli permettevano di uscire da quella prigione di fissazioni che viveva della sua mente. 

Giallo - bianco - Giallo – verde – bianco. 

Rallentò il nodo alla cravatta, aprì la finestra dell’ufficio, spense lo schermo del computer e chiuse gli occhi. 
Stette così, fermo, per qualche istante e poi li riaprì. 
Niente! 
Non riusciva a vedere altro attorno a sé se non il suo fallimento, l’idea, ormai fatto, della fine della sua compagnia e di quel progetto, nonostante in realtà lo avesse odiato da sempre. 

Fallimento, fallimento, fallimento!

Continuava a scervellarsi per ricercare l’errore: come erano arrivati a quel punto e perché non era stato in grado di salvare una compagnia che si stava sgretolando tra le sue mani? Cercava la risposta nella fine, senza invece chiedersi perché avesse iniziato a lavorarci, prendendo le redini di un’azienda in cui di suo c'era solo il nome (o meglio il cognome). 

Toc Toc 

Ma fu fortunato! La fortuna fu che quel giorno la sua anima bussò alla sua porta: ormai stanca di essere messa da parte, aveva infatti deciso di parlargli e lui finalmente si lasciò persuadere ad acoltarla e…
il fallimento divenne strada...

Parole suggerite da Salvatore Massimo Fazio
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

martedì 26 settembre 2017

Cambiamenti (cambia e menti)


Titolo: Cambia menti

“Due biglietti per favore!” 
“Per dove?” 
“Non saprei…Lei cosa mi consiglia?” 
"…" (silenzio) 
“Mi piacerebbe visitare il nord Europa: dicono che in inverno sia magico. Certo anche il sud ha il suo fascino: quando i turisti della stagione estiva sono andati via e le foglie d’autunno iniziano a cadere…” 
“Mi scusi, non so se ha notato che ci sono delle persone in fila dietro di lei…Due biglietti per dove?” “È che non so decidermi…è che il mondo è così grande! Nord, Sud, ma dove mettiamo l’Est o l’Ovest? Lei ci è mai stato?” 
“Dove mi scusi?” 
“In giro! In giro senza sapere dove stesse andando?” 
“Vuole che le faccia un biglietto Interrail? Così potrebbe decidere dove, come e quando muoversi in tutta Europa.” 
“... È che io ho paura di viaggiare!” 
“Sta scherzando?” E alzò gli occhi al cielo. “Per favore sto lavorando e c’è gente che aspetta! Facciamo così: adesso si sposta e quando avrà deciso qualcosa tornerà evitando la coda. Va bene? Arrivederci!” 
“È una paura che ho da sempre: nuovi posti, nuove persone, lingue, colori, suoni, odori, immagini…Paura di perdermi: sa cosa intendo, vero? Tutti questi cambia menti
Se mi sposto e poi non mi ritrovo?” 
“Arrivederci!” 
"…" 
"…" 
“Arrivederci!” 

“Ah, è di nuovo qui! Allora per dove li vuole questi due biglietti?” 
“Perché due?” 
“Me ne aveva chiesti due prima!” 
“Ah! Chissà perché gliene ho chiesti due?!” 
“Ci risiamo! Allora quanti biglietti vuole e per dove?” 
“Un biglietto per favore, sul primo treno in partenza dal binario numero…DUE!” 
“Quello per Novara?” 
“Sì, esatto!” 
“È sicura? Novara è a soli 60 km da qui!” 
“Che cosa c’entra?” 
“Niente lasci perdere…ecco il suo biglietto. Buon viaggio!”

Parole suggerite da Maria Claudia Marinelli
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

lunedì 25 settembre 2017

L'invio (speranza e meraviglia)


Titolo: l'invio

Trattenne il fiato, guardò lo schermo e il bottone con su scritto INVIO, chiuse gli occhi e... li riaprì: era ancora troppo presto, non ne era ancora sicura! 
Riguardò tutto dal principio: controllò i dati, le informazioni fornite, la biografia, il file allegato e con sua grande meraviglia non trovò nessun errore. Aspettò ancora qualche momento, in silenzio, nel buio della luce dello schermo. 
Sapeva che appena lo avesse inviato avrebbe anche acceso la speranza, la speranza che qualcun altro al di là dello schermo e al di là del mondo, avrebbe potuto percepire quel suo stato d’animo, quell'emozione che provava in quell’invio e quello che aveva provato nello scrivere quel breve allegato. 
Ci provò di nuovo: trattenne il fiato ancora una volta, puntò il cursore esattamente in linea con il bottone dell'invio, chiuse gli occhi stringendo i denti, e diede un click rapido con quel vecchio mouse. Poi spalancò gli occhi per controllare il risultato: 

Il suo file è stato inviato correttamente, riceverà a breve una email di conferma. 

Sorrise, il primo passo era stato fatto! 
Adesso non le restava che rimanere lì ferma, persa nei suoi sogni, e aspettare che quei sogni diventassero realtà, mentre tutto riprendeva il suo normale scorrere…

Parole suggerite da Daria Alfieri
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

domenica 24 settembre 2017

La linfa (trenino e albero)


Titolo: la linfa

Aprí gli occhi e si ritrovò in un luogo buio che non riconobbe senza sapere come ci fosse arrivata: il cuore le batteva forte!
Si voltò lentamente e notò una piccola luce dietro di sé che, avvicinandosi, vide essere il faro di un piccolo treno luccicante. Decise coraggiosa di entrarvi, ammaliata dalla perfezione di quella struttura in metallo: era la prima volta che saliva su un trenino, da sola poi e nell’oscurità...
Si fece coraggio e posò il piede lentamente per non scompigliare l’incantato. 
Nello stesso istante in cui si sedette, il treno si mosse, quasi la stesse aspettando, iniziando a percorrere sentieri ristretti e tortuosi. 
Era l'unica passeggera e per questo nonostante la paura, dopo un momento di confusione, si mise comoda e si abbandonò alla velocità ridotta. Ebbe la sensazione di viaggiare tra le radici di un albero, sottoterra, ma non vedeva nulla. Pian piano percepì il trenino andare verso l’alto, in quello che nella sua fantasia, sembrò il tronco dell'albero. Poi la locomotiva si districò lenta tra sentieri sempre più piccoli, delicati e fragili, e infine si fermò, dopo essere stata accolta da una luce accecante, all’esterno, tra verdi e fresche foglie.

Il viaggio era stato incredibile: dal buio alla luce! 
Arrivata su quella superficie soffice, scese, aprendo delicatamente la porta del vagone: il sole brillava sicuro e, grazie al suo coraggio… il mondo respirava!


Parole suggerite da Carlo Guidotti
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!