domenica 13 novembre 2016

Parole: solo e lavoro


Titolo: il dente

Ne era rimasto solo uno, probabilmente il piu’ ostinato. All’eta’ di cinquantatre anni mi ero ritrovato cosi’ con un solo dente. Un incisivo. Avevo pensato di tirarlo via, ma si sa, alle cose ci si affeziona, ed io ero affezionato al mio dente, anche se era solo uno.
La gente mi guardava male, sembrava che quella unicità li mettesse a disagio o rilevasse troppo sul mio ceto sociale. Certo, povero ero povero, non solo di denti intendo. Avevo una stanza, di quelle che si condividono tra poveri. Piccola, ma molto accogliente. Lavoravo quando il lavoro mi trovava: non era facile perché’ spesso gli davo appuntamento nel luogo o all’orario sbagliato, e non riuscivamo ad incontrarci. Ero spesso fuori tempo, ma questo non era un problema per gli altri, o per lo meno non grande quanto quello del mio dente solitario.
La cosa piu’ buffa accadde pero’ l’ultimo giorno. Era mattino presto, mi svegliai e lo trovai sonnecchiante sul mio cuscino. Triste. Piansi. Lo misi all’interno di una vecchia scatolina di legno ed uscii di casa. La gente mi guardo' stupita, non piu’ disgustata, ma misericordiosa. Quel giorno, quindi, quando morii non fui deriso, ma compassionato.

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