mercoledì 9 novembre 2016

Parole: soli, linguaggio



Titolo: la macchina del tempo

Ci incontrammo in una notte d’estate. Eravamo soli su una scalinata. 
Io salivo, lui scendeva. 
Ci fermammo a pochi centimetri l’uno dall’altra, ma proseguimmo, stolti, nelle direzioni opposte. Ci perdemmo sull’unica linea che non avremmo dovuto percorrere. Ci perdemmo come si perde un fiammifero quando vorremmo invece che la fiamma si accendesse. 
Quella stessa perdita però, allontanandoci, ci convinse a cercarci, spinti da quella mancanza d’ossigeno che ricopre i pensieri innamorati. Ci cercammo ovunque tra le risate della gente e tra i colori dei tramonti. Scavammo buche nelle parole e costruimmo un linguaggio per il silenzio, perche’ potesse anche lui aiutarci a ritrovarci. 
Durò a lungo, molto a lungo la nostra ricerca, ma non smettemmo. Come polpi affamati toccammo tutto e guardammo tutto: chiedemmo, ascoltammo, disegnammo e scrivemmo. 
Quando dopo mesi di speranza consumata ancora non ci trovammo, scegliemmo l’unica cosa sensata: riavvolgemmo il tempo, ed andammo all’indietro, in un dolce rewind. Ritornammo su quella stessa scalinata, in quello stesso tempo, a quella stessa distanza e ci sedemmo, ritrovandoci.

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