venerdì 4 novembre 2016

Parole: secondo e colla




Titolo: mamma

Ritagliavo con la matita il bordo di un secondo. Tracciavo segni decisi con le forbici e cercavo disperatamente, invano, di consolidare quel tempo piccolo, e di bloccarlo, per dilatarlo ed allungarlo come fili di zucchero filato o nastri di plastilina.
Un secondo in piu’, uno solo, sarebbe bastato a permettermi pensieri, idee, ricordi o attimi silenziosi: qualsiasi cosa, poco importava. Chiedevo solo un secondo, un momento per me stessa, per smettere di correre, gridare, sorridere, giocare, dipingere, saltellare, piangere...per smettere di piangere. 
Volevo ritagliare quel secondo per poterlo ammirare, respirare come olio nell’acqua. 
Trovare uno spazio tra gli spazi degli altri: uno spazio di nuovo mio fatto di luci distorte e di bianco e nero. Uno spazio piccolo, confortevole, che avrei dipinto con gomme da cancellare e arredato con libri di carta riciclata. Ripresi la colla fiduciosa, dimenticando i suoni ed i rumori intorno a noi, incollai i pensieri al pavimento e mi ci sedetti sopra, per ripararli. Stetti li’ meno del meno possibile, ma fu abbastanza per ritrovare, tra gli spazi che altri costantemente tentavano di occupare, i miei respiri. 
Respirai. 
Poi venni di nuovo travolta dalla forza della mia stravolgente, incasinata e popolosa vita, ma avevo recuperato un po' di forze in attesa di un nuovo respiro.

Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

0 commenti :

Posta un commento