martedì 29 novembre 2016

Parole: aria e niente


Titolo: l'elastico

Lei 
Mi mancava l'aria, non sentivo più niente...solo passi sconclusionati su nuvole danzanti. Un silenzio opaco, come luce da penombra, duro… completo. Un viso inespressivo, il mio… con un solco umido. Minuti, puntini.
Le sue chiavi di casa che sbattevano, l'urlo disperato del portone che tentava invano, come me, di fermarlo, anche lui goffo e ammutolito...
Vuoto…
Pausa….
Perdita di speranza. 

Lui 
Mi opprimeva l'aria, troppo rumore... Assenza di movimento in un vento piatto... Parole gettate, ardenti, nel buio dei pensieri affollati: insensate, impensate. Un viso triste, stanco, il mio.
Attimi… punti esclamativi!
I suoi piedi fermi, ed un portone pesante, rumoroso, lento a richiudersi, quasi volessero entrambi agevolarmi l'uscita...
Vuoto…
Pausa…
Perdita di speranza. 

Loro 
Ci allontanammo l’uno dall’altra di tre passi ma al quarto, straziati, venimmo riavvolti bruscamente da quel filo, come fosse un elastico, annodandoci nuovamente.
Impossibile separarci, impossibile per noi diventare metà di un uno, avrebbe significato spezzarci.

Parole suggerite da Roberto Pecoraro
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lunedì 28 novembre 2016

Parole: Natale e Greco




Titolo: imperfezione

Era la vigilia di Natale: la notte peggiore dell’anno. Erano venticinque anni infatti che il 24 notte facevo sempre lo stesso incubo: “Suonava la sveglia, mi alzavo, sceglievo con cura cosa indossare e arrivavo a scuola con dieci minuti di anticipo come sempre. Una volta in aula, in prima fila, pronto per il compito di Greco, con il foglio già disteso sul banco e la penna al suo fianco…aprivo lo zaino e il vocabolario era sparito! 
Scomparso, volatilizzato! 
Preso dal panico da inesattezza, uscivo di corsa dalla classe e poi dalla scuola e non superavo l’esame”. Un incubo che mi perseguitava da anni, anche se a scuola andavo benissimo. 

Passeggiavo tra questi pensieri, tra negozi chiusi e preparativi da cenone, quando tra le sporcizie di una spazzatura stracolma vidi proprio lui: un vocabolario di Greco. Non potevo crederci, sembrava mi  stesse aspettando: lercio e rovinato, con la copertina spaccata e le pagine consumate.
Lo osservai a lungo impietrito. Quando trovai la forza di raccoglierlo, seppur senza guanti, e di portarlo in casa ancora sotto shock, mi sentii più rilassato. 

Quella notte lo posai sul comodino: non feci nessun incubo e riuscii anche a sentire il tintinnio delle renne.

Parole suggerite da Tina Russo
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Parole: ordine e anarchia




Titolo: ecco chi sei realmente tu

Caro ordine, preciso come lama, pratico come una tabellina del due e razionale come non sono mai stato capace,
ti scrivo per ricordarti il peso del tuo fare nella vita degli altri. Di quelli che lentamente cercano di rifugiarsi in angoli non protetti e scoperchiati di un mondo, disordinato e anarchico. Un mondo che cerca di non far brutta figura davanti ai tuoi occhi, ponendosi in linea retta, e nascondendo le curve dei pensieri e dell’anima. Quello che mi preoccupa, mio caro, non sei tu, ma quel tuo prima e dopo non prevedibili che vuoi collegare seguendo metodiche prestabilite. Tu che sei in grado di classificare, raggruppare, catalogare e nominare intere variazioni di intensità, di sottigliezze, di sguardi… per favore... ricorda il tuo essere e il tuo motivo d’essere e smettila di forzare lo spettro visivo in linee separate, perché il cuore va in disordine…fattene una ragione!

Posai la penna e … gettai tutti i libri per terra, vicino ad una presa di corrente. Formai una pila irregolare dandogli le sembianze di un Baobab. Accesi lo stereo, per non lasciarli soli, e andai a letto: tra le mani l’unico libro caduto tre volte …ma si sa a lui non piacciono i Baobab.

Parole suggerite da Richard Kropotkin
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domenica 27 novembre 2016

Parole: scavo e sorriso



Titolo: proprietà

Avevo appena trovato un pezzetto di terra tutto per me dove poter riposare, quando vidi qualcosa muoversi.

“Ehi tu, cosa fai?” Chiesi.
Scavo”. Rispose .
“Scavi?” 
“Sì, il terreno”. 
“E perché?” 

Mi guardò insospettita… 
“Sei un predatore?“ Chiese. 
“No! …Non credo.. cos’è un predatore?” 
“E’…lasciamo perdere vuol dire che non lo sei…cosa vuoi?” 
“Niente, ero curioso di sapere perché sei nel mio terreno.” 
“Il tuo terreno?” 
“Si”. 
“Questo terreno non è tuo.” 
“Sì che lo è!” 
“Io vivo qui?” 
“Dove?” 
“Qui sotto.” 
“Sottoterra?” 
“Esatto”. 
“E non hai paura?”

Fece un sorriso

”Paura? No! E poi ci vedo poco quindi fa poca differenza sopra o sotto…Ora posso andare?” 
“Sottoterra intendi?” 
“Sì! Posso tornare a casa?” 
“Ritornerai?” 
“Tu sei matto”. 
“Non più di te che vivi sottoterra”. 
“Allora non ascolti…sopra o sotto non fa differenza…” 
“Comunque benvenuta nel mio terreno.” 
“Non è tuo.” 
“Allora benvenuta nel NOSTRO terreno”. 
“Non è nostro”.

Fece un suono strano ed altre talpe uscirono tutt’intorno. Feci un volo dallo spavento e dissi: 

“Ho capito, questo posto è vostro…andrò a cercarne un altro tutto mio per poter stare più tranquillo.” 
“Buona fortuna”, disse, “e quando lo trovi fammi sapere dove è” e riprese a ridere.

Parole suggerite da Aldo Russo
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sabato 26 novembre 2016

Parole: chiave ed elettricità



Titolo: entrata

Non avevo la chiave per entrare, e non l’avrei mai avuta. La mia unica possibilità era quindi di aspettare il momento giusto: quando qualcuno, magari distratto o attratto, avrebbe lasciato uno spiraglio, uno piccolo spazio aperto… quel tanto da potermi intrufolare. A quel punto avrei solo dovuto togliere l’elettricità per qualche minuto, il tempo di creare una forte confusione e poi avrei riportato tutto velocemente alla normalità.
Lentamente mi sarei poi intrufolato più profondamente al suo interno. Certo, sarebbe stato un po’ vile come comportamento…intrufolarsi non e’ proprio come entrare dalla porta principale con un maggiordomo in attesa, ma almeno sarei giunto al suo interno senza correre troppi rischi. Da lì avrei avuto poi la possibilità di preparare qualcosa di dolce: come dei cup-cake, che immaginavo le piacessero, o magari dei biscotti di pasta frolla.

Riguardai questo piano lentamente, molte volte, da diverse angolazioni….ma poi…. disperato dalla mia disperazione decisi di cambiare strategia…
Non avevo la chiave per entrare e quindi... semplicemente... non sarei entrato!
Perché forzare ciò che non era?
Avrei invece continuato semplicemente a camminare osservando altre porte.

Parole suggerite da Marco Marsilli
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venerdì 25 novembre 2016

Parole: arte, libro


Titolo: Il museo della felicita'

C’era un libro d’arte su quella mensola inclinata, sospesa nel vuoto. Era posizionato al centro della sala, aperto alla pagina trentatré. Mostrava due fotografie di semi di girasole ripresi da differenti prospettive. Tutto intorno, sulle pareti di quell’immenso spazio, erano appesi scatti di sorrisi: senza occhi e senza denti... pieni d’anima. Sotto di loro, sul pavimento, radici di piante invisibili cresciute penetrando il terreno. 
Era la stanza principale del nuovo museo inaspettato, ancora non visto.

Decisi quindi di visitarlo. Arrivai all'ingresso e mi misi in coda per poter entrare ad ammirarne la meraviglia. Feci una fila che durò tempi. Vidi persone entrare... nessuno uscire…
"Probabilmente”, pensai, “l’uscita non è su questo lato del mondo”. 

Quando finalmente ricevetti il mio biglietto gratuito, lentamente, copiando quelli prima di me, girai la maniglia della porta d’ingresso... Provai ad essere silenzioso perché non avevo voglia di svegliare il mio gatto. Continuai a passo felpato lungo il corridoio buio, ormai era sera, e mi diressi verso la prima stanza: la mia camera da letto. Lì, con un sorriso profondo, mi addormentai, proprio nel cuore dei girasoli... ma nessuno venne a svegliarmi per chiedermi di uscirne.

Parole suggerite da Maria Dicuonzo 
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giovedì 24 novembre 2016

Parole: inverno e dottori



Titolo: notte in pronto-soccorso

Era freddo in una calda notte d’inverno. Mi affacciai sul tuo comodino per spegnere le stelle e avvolgermi nella nostra coperta di luna, portandocela fin sotto le orecchie. Vidi però del buio accendersi vicino ai tuoi piedi: sembrava un respiro. Spaventato da quella luce riflessa, saltai dal letto irritando le molle. Il tremore aumentò, e la tranquillità dissipò, mangiata dalla forza della curiosità. Ti sollevai come petalo di girasole e uscimmo nella tempesta, in silenzio. Tu ti appoggiasti a me e io a te, come ancore arroccate sulla prua, in un caldo rassicurante e un profumo dal passato. Aspettammo solo pochi istanti quel positivo verdetto dal cassetto e poi, persa la paura, pian piano riavvolgemmo la strada per tornare sereni a sognare di dottori e infermiere sorridenti, ricoperti da figurine di pensieri. Fu un’istante o furono mille giorni? Nel dubbio del freddo della notte ci abbracciammo senza febbre e riprendemmo a contare le stelle da dove le avevamo lasciate, saltando solo quelle molto lontane. Quando arrivammo a centouno non lo notammo.

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martedì 22 novembre 2016

Parole: fluido e liquido



Titolo: la storia

“Sì, sì è tutto molto fluido: storia, personaggi, intrecci…tutto sembra scorrere meravigliosamente fino ad un finale che però lascia tutti indispettiti. Il fluido diventa in pratica un liquido stagnante… e questo non va bene. Quando uno inizia a scrivere un racconto deve vivere con lui: deve sorridere, piangere insieme a lui ma qui…qui non si comprende. Sembra che alla fine, dopo aver piroettato su sé stesso come una ballerina di danza classica, il protagonista sia poi diventato uno ippopotamo impacciato. Com’è possibile? Va bene il cambiamento, la metamorfosi, per utilizzare titoli famosi, però così no…così non va. Cosa è successo? Sul finale dico, dove ti sei perso?” 
… 
“Mi spiace, ma sai che amo essere sincero.” 
“…È che…” 
“Cosa? Cosa per Bacco?” 
“È che, mi trovavo lì sul ciglio del burrone, per la sua ultima danza…era così bello, leggiadro…avevamo percorso tutta quella strada insieme e all’improvviso….non riuscivo più a farne a meno, non potevo staccarmi da lui…ne ero follemente innamorato! E così… nel momento in cui tutto avrebbe dovuto terminare con una morte spettacolare…non me la sono sentita. Non volevo morisse, mi sarebbe mancato, perciò l’ho trasformato…” 
“…Capisco! Hai avuto paura della mancanza…ma non avresti dovuto perché la sua morte vi avrebbe invece uniti per sempre.”

Parole suggerite da +Nikita Guardini  
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lunedì 21 novembre 2016

Parole: autobus e alberi



Titolo: ha timbrato il biglietto?

Appena le porte si aprirono, salii rapidamente i due gradini, e andai a sedermi vicino al finestrino. Altri viandanti si distribuirono nei restanti posti vuoti. Notai alcuni colori, qualche accento, un paio di scarpe, degli occhiali ed un sorriso.
Il tempo fuori dal vetro era scuro, e gli alberi tremavano infreddoliti dall'inverno che era appena iniziato. La città si muoveva veloce e seguiva la mia immaginazione. Mi trasformai in un uomo anziano che attraversava sulle strisce pedonali, poi in una donna che camminava in compagnia del suo cane. Subito dopo divenni un bambino che inseguiva un pallone, ed un gatto che saltava su un muretto tentando di prendere una mosca. Passeggiai sulla riva del fiume, che stavamo costeggiando, annusando fiori e luci, poi pedalai più veloce che potetti sulla salita del cavalcavia, per non fermarmi con il fiato corto a metà strada.

Mi sentii triste, sereno, allegro, euforico. Fu un viaggio lungo quanto un'esperienza. 
Quando l'autobus si fermò alla mia fermata, scesi rapidamente, attento a non toccare gli altri viandanti. Una volta fuori, appena le porte si chiusero, mi mescolai alla strada e ripresi la mia vita.


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domenica 20 novembre 2016

Parole: vino e fiume



Titolo: il messaggio nella bottiglia 

Iniziai a galleggiare, rilassata, sull’acqua color amaranto. Un fiume silenzioso e tranquillo. Mi lasciavo dondolare come perla su un fondale.
Attratta dall’acqua da sempre, l'avevo cercata intorno, ma vista solo lontana. Il giorno in cui mi abbandonarono ad essa, serafica nel suo movimento, splendente di raggi di sole e fresca di allegria, seppi di aver scelto tramite qualcun altro. Nessuno avrebbe saputo dove sarei arrivata, o su quale lido ci saremmo incontrati di nuovo.
Una bottiglia di vino vuota, ma piena.
Avrei perso la strada nel fiume e portato messaggi da terre lontane. Questo era il mio destino: viaggiare, mostrare, guardare, imparare. Tutti intorno mi avrebbero osservato nel mio continuo galleggiare, ma lentamente avrebbero ripreso il proprio equilibro, immutati dal mio movimento. Qualcuno avrebbe sperato in parole, qualcun altro in diverso contenuto. Qualcuno non mi avrebbe nemmeno notato, ma io, comunque, avrei continuato la mia lenta caduta. Avrei levigato pensieri e reazioni e sarei giunta nel mare profondo.
Pieno di vita.
Avrei aspettato, serena, di approdare di nuovo.


Parole suggerite da Vincenzo Mello
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Parole: obsoleto ed evanescenti


Titolo: insieme


“Come se il concetto di amicizia potesse essere obsoleto. Che pensieri sono? Ci conosciamo da quando siamo nati, o giù di li. Il tempo è cresciuto con noi, e noi con lui, ma questo? Che modo è di trattarmi? I sentimenti non sono cose così, evanescenti, che passano senza sentirli o lasciano il fatto non disfatto. I sentimenti creano, spaccano, a volte scappano, ma comunque sono. Come puoi essere passato senza avermi sgualcito ancora e ancora con la tua presenza? Che modo è? Conosci il mio nome, il mio sogno, il mio silenzio. Conosci anche quello che io non conosco di me stesso. E allora? Dove sei scomparso, luce dei miei silenzi e parola delle mie immersioni? Hai detto che saresti venuto e saresti restato, ed io ti ho aspettato come si aspetta la gioia: e poi? Ho forse detto qualcosa di non condiviso? Ne sarei rammaricato perché ti amo tanto, come si amano le persone che percorrono le strade fianco a fianco: senza spostarsi, sfiorarsi, o rallentarsi. Non era ancora il momento per me, anche se lo era per te.” 

E con questi pensieri arrivai al tuo funerale, in quella chiesa, adornata di canzoni e fiori d’autunno. 

“Buon viaggio.”

Parole suggerite da Aldo Mello
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giovedì 17 novembre 2016

Parole: calzino, pettirosso



Titolo: cerchio della vita

“Tutte le mattine la stessa storia: quel malandrino di Totò, il mio cane, mi ruba un calzino e va a sotterrarlo in giardino. Posso nasconderlo quanto voglio, ma nulla, lui lo trova: ogni mattina. Dico io, non basta la lavatrice a disperdere i calzini, ci si mette anche lui. Così ogni mattina mi tocca uscire al freddo in questo rigido inverno e scavare un po’ a caso nei luoghi che Totò preferisce. Di solito sono fortunato, ma oggi non riesco a trovarlo.” 
Mentre scavo però si avvicina un piccolo pettirosso che mi guarda sicuro, iniziando a beccare la terra che muovo. 
“Se qui per aiutarmi a cercare il calzino?” Chiedo gentile. 
Lui canta di rimando. 
“Beh grazie allora! Anche se credo che stiamo perdendo il nostro tempo: Totò ci si mette d’impegno nel suo lavoro di tesoriere.” 
Lui canta di nuovo e inizia a beccare più velocemente. Mi guarda poi, soddisfatto, con un piccolo verme nel becco, e vola via. 
“A volte si aiuta qualcuno senza volerlo," pensai, "e come e' difficile ricordare di non essere i soli. Grazie mille caro pettirosso per il tuo saggio insegnamento. Adesso pero' credo sia davvero giunto il momento di comprare dei calzini nuovi."

Parole suggerite da Concezione Merola
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Parole: proiezione e fuga



Titolo: colazione

Iniziò la proiezione. Calò il silenzio. Nessuno, nel buio, tentò la fuga
Una pellicola in bianco e nero, di quelle in cui ancora si sentono piccoli scatti tra una scena e l’altra. Dove le immagini sembrano tremare ed i personaggi sono eticamente cristallizzati, o quasi. Un tuffo in un passato, mai vissuto. Studiato poco su libri di storia non aggiornati. Un tempo che nessuno sente, se sia esistito davvero o sia solo il risultato di un delicato ricamo. Un tempo che porta a sognare in bianco e nero: nell’assenza di colori superflui che disturberebbero i punti chiave, le ombre, i silenzi. 
Ero in quella classe quel giorno, ma non ero li. Ero tra i miei pensieri, ma non ero li. Si appettava il ritorno di un soldato, un bacio. C’erano la galera e altri avvenimenti, c’era anche un gatto: un gatto perso e ritrovato. C’erano una sigaretta e un negozio di gioielleria. C’ero io, dentro a quel personaggio, e c’era un personaggio dentro di me. Mi ri-vidi e ri-persi tra mille sfumature e mille volti. Piansi e risi, ma soprattutto guardai ed ascoltai, attenta, il battito che mi accompagnava tra ombre e riflessi senza colori. 

Quando le luci si accesero fu buio.

Parole suggerite da Simona Lodato
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martedì 15 novembre 2016

Parole: leggera e amore



Titolo: piuma

Leggera, volavo, trasportata da flebili venti. Danzavo alla luce del sole, segnando percorsi irreali e linee distorte. Un soffio sapeva spostarmi: tutto era mobile. Rincorrevo pensieri: il peso a volte mi riportava in basso, e a volte in alto. C’era poca forza nell’aria ed io, serena, potevo toccare le possibilità e sperimentare le diverse opzioni. Tutto poteva cambiarmi, muovermi. Nulla restava dov’era, neanche il sorriso, o la pioggia. Leggera pensavo all’amore, alla vita. Leggera vivevo l’irrealtà nella realtà. Ero partita da non so dove, e andavo in nessuna direzione.
Probabilmente qualcuno mi aveva persa o dimenticata, ma cosa importava? Dinnanzi alle infinite possibilità della danza tutto il resto sembrava superfluo. Dondolai quindi, leggera, danzai a lungo senza paura, lasciandomi spostare, trasformandomi: cambiai colore e spessore, talvolta anche forma, e diedi al mondo la possibilità di plagiarmi. Quello stesso mondo che un giorno, quando il vento calò, toccai lieve.

Parole suggerite da Monica Mia Lambiase.
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lunedì 14 novembre 2016

Parole: normalita' e ragazza


Titolo: chiacchiere tra amiche

"Cosa credi sia la normalita’?" 
"Mmmmm. Puoi farmi una domanda piu’ semplice?" 
"Dico sul serio." 
"Normalita’… credo sia quello che la maggior parte della gente fa abitualmente." 
"E cosa fa?" 
"Guarda che io non lo so." 
"Per favore, dimmi cosa ne pensi." 
"Mmmmm. Non so… dipenderà da dove ti trovi, da che lingua parli, da che religione segui, e tanto altro. Credo ci siano molte normalità differenti in questo mondo." 
"E qui? Da noi? Cosa fa la gente normale? Cosa fa una ragazza normale?" 
"Non lo so! Studia, cerca un lavoro, si sposa, magari fa dei figli….. Ora posso sapere cosa ti angoscia tanto per favore?" 
"E se io non fossi normale?" 
Scoppio’ a ridere. 
"Perche’, credi che io lo sia?" 
"Bhe, si. Non lo sei?" 
"Spero di no." 
"Come no?" 
"Cosa ci sarebbe di bello nell’essere normale?" 
"Non lo so, la tranquillita’ di identificarsi, la comprensione degli altri, l’equilibrio …" 
"Non mi sembrano buoni motivi." 
"Perche’ no?" 
"Dubito che la maggioranza sia o desideri essere come me. A me piace che qualcuno si sforzi per comprendermi, e non ti hanno detto che non esiste nessun equilibrio che sia stabile per sempre? Io amo come sono.... Qualunque cosa tu stia sognando, amica mia, che sia normale o meno e’ tua, non perderla."
Sorrisi.
"Ora pero' mi racconti! Gelato?"
...


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Parole: anima e scelte

Titolo: anima

Cara anima, 
il solo nominarti dovrebbe portarmi dolcezza, invece ti scrivo perche’ stanca della tua insofferenza. Continui a rimproverarmi scelte e situazioni, tu, che dovresti essere con me e non contro di me. Il tempo passa e con il tempo cambiamo, cresciamo, e cambiamo ancora: tu insieme a me. 
A volte sembra di non riconoscerci, altre di essere sempre le stesse. Tu pero’, amica mia, non dovresti indurirti, giudicarci e creare un’aspettativa che non verra’ realizzata. Il tempo mostra nuovi colori, sfumature, assoli. La tua durezza, il tuo controllo su ogni scelta, il tuo immancabile buon senso e buon costume, mi hanno annoiata. Sono stanca di giudicare me stessa, quando sono io a vivere la mia vita. Sono stufa di dovermi confrontare con un’idea alla quale non credo piu’ o forse non ho mai creduto. Mia cara anima, ti amo, sei quello di cui piu’ mi importa, quindi per favore, lasciaci vivere, lasciaci essere felici, in qualunque forma la felicità’ ci si presenterà davanti. Tu chiudili gli occhi se hai paura e tieniti forte. Smettila di pensare di avere tutte le risposte, le domande non sono ancora state poste. Non giocare d’anticipo, ma goditi i cambiamenti.

E cosi' scritto uscii di casa serena.

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domenica 13 novembre 2016

Parole: solo e lavoro


Titolo: il dente

Ne era rimasto solo uno, probabilmente il piu’ ostinato. All’eta’ di cinquantatre anni mi ero ritrovato cosi’ con un solo dente. Un incisivo. Avevo pensato di tirarlo via, ma si sa, alle cose ci si affeziona, ed io ero affezionato al mio dente, anche se era solo uno.
La gente mi guardava male, sembrava che quella unicità li mettesse a disagio o rilevasse troppo sul mio ceto sociale. Certo, povero ero povero, non solo di denti intendo. Avevo una stanza, di quelle che si condividono tra poveri. Piccola, ma molto accogliente. Lavoravo quando il lavoro mi trovava: non era facile perché’ spesso gli davo appuntamento nel luogo o all’orario sbagliato, e non riuscivamo ad incontrarci. Ero spesso fuori tempo, ma questo non era un problema per gli altri, o per lo meno non grande quanto quello del mio dente solitario.
La cosa piu’ buffa accadde pero’ l’ultimo giorno. Era mattino presto, mi svegliai e lo trovai sonnecchiante sul mio cuscino. Triste. Piansi. Lo misi all’interno di una vecchia scatolina di legno ed uscii di casa. La gente mi guardo' stupita, non piu’ disgustata, ma misericordiosa. Quel giorno, quindi, quando morii non fui deriso, ma compassionato.

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venerdì 11 novembre 2016

Parole: canottiera e giorno


Titolo: la guerra nell'armadio

Cosa ci faccio io qui? Non sono mica un pantalone: stropicciato, confuso e ingombrante. Io sono una canottiera: leggera, sottile e raffinata. Dovrei essere con la biancheria, ed invece, guardate qui. 
Odio questa immensa confusione, questo scambio di colori, pesi e misure. A volte mi ritrovo insieme ai calzini, altre volte in compagnia di giacche a vento. Tutto questo non mi piace, mi confonde. 
A volte sono coperta da così tanti capi di abbigliamento da ritrovarmi sola, al buio, e senz’aria, sul fondo di un cassetto, in attesa del fatidico giorno del riordino….che tarda sempre mesi ad arrivare. Non potrebbe scegliere un modo diverso per ordinarci? Tipo dividerci per colori, per piani? 
No, lei parte con una divisione in gruppi: biancheria, magliette, pantaloni e così via, ma siccome questa logica richiede molto lavoro e pazienza, alla fine, preferisce mischiare tutto creando una guerra in questo armadio. 
Sono stufa stavolta mi riordino da sola. 

Cosi dicendo una povera canottiera si lanciò nel vuoto, nel tentativo di raggiungere il cassetto della biancheria, mancandolo. Quando venne ritrovata distesa sul pavimento, fu prontamente portata nel cesto dei panni sporchi dove rimase, tristemente, per settimane.

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giovedì 10 novembre 2016

Parole: lunedì e lampada


Titolo: libri

Programmai tutto con calma. Sapevo che il lunedì sarebbero usciti insieme, come da anni, per andare al mercato. Ci avrebbero messo circa quaranta minuti, vista la dolce lentezza. Io avevo le chiavi dell’appartamento e avrei quindi avuto tutto il tempo.
Passai dapprima in libreria e chiesi consiglio ad una simpatica libraia. Mi consigliò centinaia di testi ed io ne scelsi una quarantina. Ci vollero due ore: un tempo prezioso, di quelli in cui se avessi del cioccolato ti sembrerebbe di avere tutto. Arrivai sotto casa loro alle undici e li vidi uscire.
Non mi notarano.
Salutai il portiere e salii. Entrai in casa stupendomi per il suo essere sempre perfettamente in ordine, ed iniziai. Ruotai le due poltrone del salone ponendole una di fronte all’altra. Presi una vecchia lampada dalla cantina e la posizionai tra loro in modo che entrambi avessero luce. Spostai il tavolino dei telecomandi e vi posi i libri comprati in una pila disordinata. Lasciai cadere i due romanzi piu’ interessanti uno su una poltrona e uno sull’altra. Poi staccai la presa del televisore dalla parete o sollevai l’inutile oggetto. Al suo posto posi una fotografia ed una pianta finta. Ricontrollai tutto fosse in ordine ed uscii depositando la TV in cantina.

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mercoledì 9 novembre 2016

Parole: soli, linguaggio



Titolo: la macchina del tempo

Ci incontrammo in una notte d’estate. Eravamo soli su una scalinata. 
Io salivo, lui scendeva. 
Ci fermammo a pochi centimetri l’uno dall’altra, ma proseguimmo, stolti, nelle direzioni opposte. Ci perdemmo sull’unica linea che non avremmo dovuto percorrere. Ci perdemmo come si perde un fiammifero quando vorremmo invece che la fiamma si accendesse. 
Quella stessa perdita però, allontanandoci, ci convinse a cercarci, spinti da quella mancanza d’ossigeno che ricopre i pensieri innamorati. Ci cercammo ovunque tra le risate della gente e tra i colori dei tramonti. Scavammo buche nelle parole e costruimmo un linguaggio per il silenzio, perche’ potesse anche lui aiutarci a ritrovarci. 
Durò a lungo, molto a lungo la nostra ricerca, ma non smettemmo. Come polpi affamati toccammo tutto e guardammo tutto: chiedemmo, ascoltammo, disegnammo e scrivemmo. 
Quando dopo mesi di speranza consumata ancora non ci trovammo, scegliemmo l’unica cosa sensata: riavvolgemmo il tempo, ed andammo all’indietro, in un dolce rewind. Ritornammo su quella stessa scalinata, in quello stesso tempo, a quella stessa distanza e ci sedemmo, ritrovandoci.

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martedì 8 novembre 2016

Parole: piove e maschera




Titolo: love as love loves.

"Mi ami?"
"Dovrei?"
"Non credo sia un dovere, non pensi?"
"Io penso."
"A cosa?"
"A... se ti amo o no."
"E quindi?"
"Non credo dovresti chiedermelo."
"Perche’?"
"A cosa serve?"
"A sapere."
"A sapere cosa?"
"Se mi ami!"
"Se piove tu chiedi al cielo se sta piovendo?"
"No, certo che no. Se piove, piove e basta."
"Se vedi una farfalla volare, le chiedi se sta volando?"
"No certo, se vola vola."
"E allora perche’ mi fai questa domanda?"
"L’amore non e’ chiaro come una goccia o come il volo di una farfalla. A volte si confonde, si maschera, e non lo si riconosce."
"Sei sicura di star guardando davanti e non dentro di te, quando lo chiedi?"
"Credo di si."
"Allora guarda meglio, perche’ io non so trovare risposte a domande che hanno gia’ una risposta."

Cosi’ detto mi prese per mano ed in silenzio passeggiamo seguendo la sponda del fiume, nascondendo i nostri pensieri.

Ad un certo punto si fermo’ e mi chiese:
"Secondo te questo fiume dove finisce?"
"Nel mare credo."
"Quindi non finisce, si trasforma. Questo ti fa paura?"
"No."
"Neanche a me"
E mi abbraccio’ forte.

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domenica 6 novembre 2016

Parole turchina e alto




Titolo: Passeggiando

Passeggiavo per strada una domenica mattina, ed incontrai per caso la fata turchina. Era seduta su un vecchio sgabello sgangherato, tra il venditore di hot-dog e quello dei biglietti gratta e vinci. Mi guardò non curante della mia espressione (molto sorpresa), e del mio passo svelto e disse: 
“Non correre e non aver paura, non ti trasformerò in un ranocchio, non più di quanto tu non lo sia già” disse insolente. 
La guardai innervosito e feci per girarmi dall’altra parte, ma lei continuò: “Ricordi quando da bambino ti dissi di guardare in basso, ma anche in alto mentre camminavi?” 
Mi bloccai un momento. Un ricordo di un vestito azzurro apparve nella mia mente. “Continua per favore” le dissi nel modo più gentile che trovai. 
“Sono passata a ricordartelo: quando cammini guarda bene dove metti i piedi, per non cadere, ma quando sei sicuro e ti senti stabile sul tuo percorso, e’ quello il momento in cui devi alzare lo sguardo e guardare più in alto. Smetti di osservare le tue scarpe, e’ tempo di vederle volare.” 
E cosi detto sparì. 
Io guardai in alto e vidi il cielo azzurro ed i miei sogni e ripresi ad andargli incontro.


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sabato 5 novembre 2016

Parole: vento e grido


Titolo: una foglia d'autunno

Era una giornata senza vento.

Appena nata, mia madre mi aveva insegnato il segreto per vivere: dovevo mantenermi stretta a lei con una mano, e non lasciarla mai, perché’ avrei rischiato di cadere. Il suolo sotto di noi era così lontano. Restai così per tutta l’infanzia e anche da adulta la mia mano continuò a stringerla forte. Le mie sorelle, come me, si tenevano strette, ma poi un giorno tutto iniziò. In un momento inaspettato, alcune lasciarono la presa, lentamente. Le vidi cadere nel vuoto emettendo un flebile grido. Le vidi distese sul terreno: nessuna mai fece ritorno a casa.

Era una giornata senza vento quando sentii che era giunto il momento anche per me: non avevo più forza, ero stanca di quel mantenersi in bilico.
Era una giornata senza vento e mi sembrò il momento perfetto perché non sarei volata via.


Uno, due, tre…lasciai la presa, e caddi. Volai col fiato sospeso, terrorizzata. Quando toccai terra, per un attimo, fui annebbiata dalla paura, ma poi aprii gli occhi e le vidi. Vidi mia madre risplendere sicura, ed un cielo sereno attraversare gli spazi tra le mie sorelle. Era la fine, ma vidi per la prima volta l’inizio: fu incredibile.

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