lunedì 31 ottobre 2016

Parole: giacca e vetrina



Titolo: il matto

Indossavo una borsa che sembrava una giacca ed una giacca che assomigliava ad una scarpa. Portavo un calzino come cappello e guanti attorno ai piedi. Usavo due ciondoli come occhiali da sole, ma per quelli da vista avvolgevo gli occhi in un foulard, così tutto diventava più chiaro. Camminavo spesso all'indietro e pensavo solo al passato. Sorridevo per le tristezze, ma mi corrucciavo per le gioie. Ero un bambino di settantatré anni che gattonava su due piedi. Qualcuno mi disse che ero strano, qualcuno che ero matto. Nessuno accettò il mio essere come fatto, tranne me stesso: l'unico probabilmente a cui interessasse qualcosa. 
Solo, mi rallegravo osservando la follia del sole che sorge, della pioggia che cade e del vento che soffia. Mi stupivo del freddo della neve e della sofficità della sabbia. Buffo che per molti queste cose fossero normali, ci prestavano poca attenzione, mentre erano estremamente attratti dal mio modo di vestire e di essere.
Un giorno quindi mi vestii copiando l'immagine in una vetrina…smisero di osservarmi, persino di vedermi, e di darmi del matto, ma continuarono comunque a non prestare attenzione alle cose intorno a loro e così capii…erano diventati ciechi per via dei riflessi del mare.

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sabato 29 ottobre 2016

Parole: notte e abbracci



Titolo: Oana significa famiglia e famiglia significa nessuno viene lasciato indietro o dimenticato.


Nuotando, nella profondita’ della notte, in un mare di abbracci, mi ritrovai di mattino presto a vegliare su una placida luna calante che andava a riposare. Mi alzai, e mi incamminai a passo lento verso la mia sorgente di baci. Restai li’ a riempire i polmoni per un po’ e poi, disteso, ritornai verso pareti di cartone e pennelli. Decisi di dipingermi una porta sulla schiena ed un tappeto sui piedi per diventare anch’io arredamento e quindi casa. Sollevai poi il tetto dall’alto per assicurarmi che tutti i pezzi fossero al loro posto: mio fratello piccolo, quello senza regole, mio fratello grande, quello buono, mia madre e mio padre, quelli…genitori. Li ritrovai tutti e li rinchiusi nel mio scrigno di carta velina. Mancavano solo piccoli pezzi: qualche gamba o qualche mano, ma li ritrovai, per fortuna, e li ricomposi. Non m mi piaceva l’idea di partire lasciando cose a pezzi nel mio passato-presente. Siccome pero’ avevo davvero paura di dimenticarli, presi la carta velina e la stampai sul cuore dandole la forma di una parola a me cara: FAMIGLIA. Mi tuffai in quell’aria fredda e densa del mattino, salutai in silenzio, ma mai dimenticai le nostre promesse.

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venerdì 28 ottobre 2016

Parole: tormentata e sociale


Titolo: parole

Ero tormentata, ossessionata, dalla possibilità di aver sbagliato, di aver detto, fatto, talvolta perfino solo pensato, qualcosa nel modo non corretto. Nel modo in cui avrebbe potuto dar fastidio a qualcuno, avrebbe potuto non essere compreso, capito. Nel modo in cui avrebbe potuto essere frainteso, interpretato in modo diverso, da quello in cui il mio cuore lo aveva percorso, descritto, vissuto.
Vivevo in questa costante agitazione, nella costante tensione del non capito, del dubbio, dimenticando di guardare dentro piuttosto che concentrarmi al di fuori. Ero stata imprigionata da non-scritte regole di comportamento sociale, che avevano cancellato la libertà di pensiero ed espressione, a favore di inutili preoccupazioni e sensi di colpa. Stanca di quella gabbia argentea attorno alla mia anima, quel giorno decisi di dire. Di dire tutto quello che mi passava per la mente, esattamente come mi passava per la mente. Proprio nello stesso ordine. Fu una giornata durissima, la piu’ difficile di tutta la mia vita. Dissi molte cose, mi arrabbiai, dissi cose antipatiche…ma dissi anche molti ti voglio bene e sono felice.
Dissi tutto e poi mangiai un grande gelato al cioccolato.

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mercoledì 26 ottobre 2016

Parole: ragazza e silenziosa



Titolo: il suono del silenzio

Camminava sempre sola: nelle mattine d’estate cosi come nei tardi autunni invernali. Quelli che la incontravano spesso le sorridevano, forse per quell’aria da bambina che non l’aveva mai lasciata. Lei ricambiava i sorrisi, ma silenziosamente proseguiva, sola. Non aveva mai parlato da quando era nata: era passata dall’essere una bimba speciale, ad una ragazzina strana, ad un’adulta non frequentata, ma non le era mai importato. Non sentiva il bisogno delle parole, a differenza degli altri, lei amava il silenzio, osservare le foglie mosse dal vento e la nebbia coprire le immagini. 
In famiglia la chiamavano la ragazza silenziosa: a lei piaceva quel nome perche’ aveva visto troppe volte come le parole potessero spezzare sogni e speranze. Aveva imparato che ascoltare era una dote per pochi, ma parlare una per troppi ed il silenzio era l’unica cosa che riuscisse davvero a capire per vedere luoghi e persone e sentire canzoni e pensieri. 
In un giorno d’inverno pero' ebbe un malore, la portarono di corsa in ospedale. Le infermiere dissero in seguito che in una nottata di incubi avesse parlato… moltissimo. Aveva probabilmente detto tutte le parole conservate a lungo in una sola notte. 

Una volta sveglia pero’ aveva ripreso serena il suo silenzio ed i suoi sorrisi.


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lunedì 24 ottobre 2016

Parole: chiaro e danza


Titolo: la danza

Appena la vidi fu chiaro. Mi avvicinai a lei a  passo di danza e mi inchinai per invitarla a ballare. Mi guardò ed iniziò a piroettare intorno a me creando linee precise di cerchi ed ovali. Poi si fermò un momento, fissandomi negli occhi. Prese le mie mani stringendole tra le sue ed iniziammo la nostra danza. I nostri corpi non si toccarono mai, ma furono in perfetta armonia. 
Passarono le ore, i giorni. Continuammo a ballare in ogni luogo, ad ogni ora, con qualsiasi vestito. Ballammo dal centro di Manhattan fino a Pechino. Ballammo sulle rive della Senna per poi raggiungere Bali. Ballammo con tutti i colori: sotto il sole o la pioggia. La neve non fermò i nostri passi e neanche il mare, o il cielo. Ballammo perché era tutto ciò che conoscevamo. Ballammo per sentirci vivi. Ballammo per trasmettere energia ad un mondo che la perdeva. Ballammo. Quando i piedi stanchi chiesero di riposare, togliemmo le scarpe e riprendemmo scalzi, senza mai lasciare le mani l’uno dell’altra e senza mai smettere di sognare. Vivemmo ballando e ballando vivemmo.

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domenica 23 ottobre 2016

Parole: paperino, overdose



Titolo: amicizia

“Non credi di esagerare con questi giornaletti? Rischi un’overdose.” 
Matteo mi vuole bene, e mi conosce da sempre e sa che la mia passione e’ quella di aspettare i lunedì mattina per andare a comprare il nuovo numero di Topolino. Tra tutti il mio personaggio preferito e’ Paperino, perche’ un po’ sfigato, ma simpaticamente ironico. 
“Dai Matteo, lo sai che lo aspetto da venerdi’: magari stavolta Paperino diventa piu’ ricco di Paperon dei Paperoni.” Gli dissi sorridendo. 
“Ma va, lo sai che non e’ possibile. Ma come fai a non annoiarti sempre degli stessi personaggi, le stesse storie? “
“Stai scherzando vero? Hai guardato bene i disegni, i colori? Adoro persino le vignette e la loro forma che cambia durante i dialoghi. Adoro il buon umore, e l’ottimismo…anche l’amicizia, si’ l’amicizia, anche quella e’ parte del fumetto. Credo dovresti iniziare a leggerli anche tu. Magari quando finisco te lo presto.” Risi. 
Matteo sollevo’ gli occhi al cielo, porto’ le cuffiette alle orecchie e accese il suo iPod.
Seduti sulla stessa panchina, aspettando che i cancelli di scuola aprissero, costruivamo le fondamenta della nostra amicizia.

Parole suggerite da Antonello Florio
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venerdì 21 ottobre 2016

Parole: odiavo e sola



Titolo: diversità emozionali

Come era difficile capirla. Passavo ore a guardarla, ma non cambiava molto: era nel suo mondo. Un mondo probabilmente magico, pieno di idee, colori, suoni. Un mondo da cui io però ero escluso. 
Mi sentivo in colpa, ogni giorno vedevo la distanza crescere, mentre avrei voluto ridurla. Stavo sbagliando tutto, prima ed anche adesso, ed avrei sbagliato ancora: era un vortice senza fine e ne ero travolto. 
Sua madre non c’era più. Ancora la odiavo per questo: per avermi lasciato solo e senza guida, nemmeno un sottotitolo. Mi arrabbiavo con lei anche, per essere lì, ma non esserci, per non far nulla per rendermi le cose più semplici. Per guardarmi raramente, e con occhi assenti, pur essendoci. La vedevo camminare in punta di piedi, allineare giochi in un ordine eccessivo e perfetto, e sorridere poco…così poco. Era sempre sola, cosa avevo sbagliato? 
Poi una piccola luce, una parola, uno sguardo mi riportavano al presente, ricordandomi l’assenza di colpe: in me, in mia moglie, in mia figlia. Mi avvicinavo quindi dicendole in modo diretto: “Ti Amo”. E la invitavo a vedere quel documentario che tanto ci piaceva sulla vita negli oceani. Seduti distanti su un divano congiunto, a nostro modo vicini, imparavamo a capirci e ci amavamo.

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Parole: quercia e movimento



Titolo: il presente

Soffiava tra l’edera scomposta. Alcune foglie restavano, resistevano, altre flaccide, soffici e cedevoli, la maggioranza, si lasciavano trasportare dalla sua forza. Era un continuo movimento. Nessuno restava fermo in quell’ansia di pensiero e suono. La calma era stata perduta, il fascino era andato via con lei. L’arte che si creava era scomposta, poco apprezzata. 
L’edera continuava la sua rampicata verso la vetta di un muro non avendo però idea di cosa ci fosse al di là di questo. Speranzosa e forse troppo ottimista mirava in alto dimenticando la bellezza del luogo in cui era gia’: dove era cresciuta, aveva respirato, sognato. 
Intanto il soffio continuava, perturbava come sempre il tutto, ma nessuno si opponeva, come fosse l’unico possibile svolgimento dei fatti. Il tempo, quello reale, quello presente, sembrava non esistesse piu’, la corsa e l’illusione l’avevano appiattito, cancellato, superato. Niente piu’ gioiva dell’essere li’ in quel preciso momento. Tutto fuggiva senza alcuna meta. 

Poi un piccolo seme cadde, e si appoggiò delicato tra foglie morte. Si ricoprì di terra, arrivando nel punto più basso, in cui nessuno avrebbe voluto essere ma…germogliò. Nacque una quercia, pilastro di vita, che iniziò ad opporsi a quel vento, dimostrando tutto intorno come essere nel presente.


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giovedì 20 ottobre 2016

Parole: madre e figlia



Titolo: catena

Mi svegliai perche’ sentii la sua dolce voce chiamarmi. Corsi da lei e la riempii di baci e di abbracci. Ci coccolammo tutto il tempo necessario. Ci vestimmo e ci preparammo per uscire, come sempre. Percorremmo la strada abbracciandoci forte perché l'amore va dimostrato e non contenuto: soprattutto quando esplode forte. 
Attraversammo strade, superammo palazzi, incontrammo persone e qualche animale (pochi in realtà). Quando giungemmo, in orario perfetto, davanti ai suoi cancelli, la scuola aprì le sue porte quasi ci stesse aspettando. Lei si avvio’ verso l’entrata, ma per un momento fu titubante e si voltò chiedendomi un ultimo abbraccio: la dose di zucchero necessaria per lo svolgersi della sua giornata… e della mia. 
Ci separammo. Facemmo e fummo. 
Quando ci ritrovammo, piene di racconti e impressioni da condividere, furono le parole a diventare zucchero. Poi lentamente il tempo, nel tempo, divenne zucchero. Ne avemmo bisogno finché potemmo e finche’ fummo madre e figlia.

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mercoledì 19 ottobre 2016

Parole: saggio e tempo




Titolo: il grande saggio

“Grande saggio, sono qui per chiederle un illuminato parere.”

“Cosa ti preoccupa mia cara?” 

“Il tempo. Non riesco a comprenderne il significato, il ritmo, ne’ tantomeno l'intensità. Non ne capisco la funzione, la necessità. Resto sbiadita dinnanzi al suo volgere. Rossa… a volte bianca. Confusa, molto confusa. All’indietro. Sento i granelli passare attraverso fessure invisibili, ma non riesco a coglierli, ad annusarli.”

“Capisco bene di cosa parli. E’ una domanda importante quella che ti poni. Molti, anche prima di noi, se la sono posta. Pochi però hanno trovato la risposta.” 

“Questo mi lusinga. E lei? Lei, così saggio, ha trovato la risposta?”

“A quale domanda mia cara?” Lo guardai perplessa. 
“A quella che le ho appena posto… sul tempo…”

“Quando me l’hai posta?”

“Pochi minuti…e’ uno scherzo…sta giocando con me.” Sorrisi.

“No, non mi permetterei. Sto giocando con il tempo, lo sto rallentando e siccome conosco già la tua prossima domanda, adesso lo accelererò’ rispondendo anche a quella. No, non ho una risposta, ma amo ascoltare il suono del ruscello da quando, dalla fonte, corre verso il mare. Forse tu mia cara ascolti il ruscello dal mare perdendoti parte del suo percorso.” 

Cosi’ detto mi abbraccio’ forte ed ando’ via.

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martedì 18 ottobre 2016

Parole: vuoto e email



Titolo: No

"Pronto? Come va? Come mai mi chiami a quest'ore?"
"Niente, niente! Mi andava di sentirti."
"Sicuro? Dalla voce non si direbbe."
"E’ che… beh si insomma, ho inviato quella mail, e…non lo so mi sono sentito vuoto. Svuotato. Ho avuto paura e…"
"E mi hai chiamata!"
"Si! Mi spiace. Disturbo?"
"Ma va…certo che non disturbi. Per chi era questa email? Una cosa importante?"
"Non direi."
"E allora cosa ti ha preoccupato tanto?"
"Era la prima volta che dicevo di no."
"Scusa? Non ho capito."
"Si, ho guardato e riletto il messaggio almeno 100 volte. Mi chiedevano una collaborazione che non mi interessava, ma sai quando lavori sembra sempre che tutto sia importante: che devi fare tutto. Invece stavolta ho detto di no. E’ stata la prima volta. Una fatica enorme. E dopo...eccomi qui con mille dubbi sul se sia stata una scelta giusta."
"Adesso ho capito. Lo so, non e’ facile nemmeno per me scegliere e dire di no, ma credo che se l'hai fatta era la scelta giusta. Chi altri potrebbe dircelo se non noi stessi?"
"Grazie. Ti voglio bene. "
"Anche io."
"Ora posso andare a dormire."
"Anche io."
Ridiamo.
"Buonanotte."
"Buonanotte."

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lunedì 17 ottobre 2016

Parole: lacrima e ragione


Titolo: una lacrima

Sentivo una lacrima.
La sentivo scorrere sola, sicura e silenziosa. La sentivo rigarmi la guancia ed arrivare alla fine del mio viso, in quel punto fastidioso da cui si sarebbe poi gettata sul collo bagnandomi la maglietta.
La fermai in tempo e le chiesi:
“perche sei qui?”
“Dovrei chiedertelo io, non credi?"
“Hai ragione," le dissi, “anche le lacrime ne sanno più di me. Credo sia per colpa del vento e della sabbia...”
“Questa versione dei fatti non è credibile a nessuna età, ma comunque tu non hai più quell'età... "
“Hai ragione di nuovo! In realtà credo sia perché oggi è uno di quei giorni in cui vorrei urlare, ma non riesco. Tutto sembra aver perso forza, luce, energia. Dove posso ritrovarle?”
“Lo chiedi a me? La mia strada termina sulla tua maglietta." rise. "Dove termina la tua?”
“Io non lo so.”
“Davvero? Che fortuna che hai: puoi immaginare che termini dove vuoi. Dove vorresti?”
“Tra fiori profumati, dopo un lungo cammino, scalza e a mani vuote, ma con il cuore pieno.”
“Sù, va' allora” sorrise...
e finalmente si distese sulla mia mano.


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sabato 15 ottobre 2016

Parole: fiorellino e buonanotte



Titolo: il vento

Sei volato via, 
lontano, trasportato dal vento e dall’acqua. Un’ape, una mosca o forse un uccello ti hanno portato via, spostato, mosso. E’ stato il tuo bene, lo so. Hai bisogno di spazio per crescere, per trovarti. Non potevi restare qui con me per sempre, il tuo tempo doveva iniziare. 
E’ solo che fa un po’ male se devo dirti la verità. Sì, nella gioia per la tua felicità risento un flebile dolore per la mia tristezza. Tutte cose normali, non preoccuparti tu va avanti, o meglio fermati, trova il tuo posto, c’e’ sempre un posto che e’ il nostro, anche se solo nel nostro stelo. 
Io resto qui, non mi muovo. Non ti aspetto, ma seguo attraverso le stelle la tua vita. So che sei felice, so che respiri l’aria del cielo e brilli alla luce del sole. So tutto di te, tutto quello che importa davvero. Volevo solo dirti amore mio, che ogni notte prima di addormentarmi, quando sento il suono del vento lo dedico a te perché è l’unico filo che ci unira' per sempre. 
Buonanotte fiorellino mio. 

E fu così che quando il fiore appassì il piccolo fiorellino, diventato ormai adulto, pianse per le ali del vento.

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venerdì 14 ottobre 2016

Parole: Do e melodia



Titolo: lezione di piano

Continua per favore.
...
Un po’ piu’ forte, piu’ deciso.

Sì, va meglio. Lo senti? Lo senti il suono pulito di un Do?
….
No, non spaventarti, so che sembra accompagnare il suono dell’anima, ma stai tranquillo è solo un suono e l’anima non e’ fatta solo di questo.

Di cosa sia fatta?

Certo, certo il suono ne fa parte ne sono sicura. Non ci distraiamo però, dobbiamo concentrarci sulla decisione. Se la tua ragazza ti chiede se le vuoi bene, le rispondi un sì deciso. Allo stesso modo per favore, premi con sicurezza ogni tasto, rispondigli sì ogni volta, non lasciarlo nel dubbio.

No, cosa c’entra...una melodia e’ composta da note, ma e’ ogni singola nota a fare la differenza. Anche una scala e’ fatta di gradini, ma se ne manca uno, la scala e’ pericolosa, se ne mancano due o piu’ diventa inagibile. La musica e’ stabilità di emozioni, ti accompagna e non vogliamo un gradino mancante, se non in rare eccezioni che scoprirai quando avrai finalmente suonato questo Do pieno.

Come pieno di cosa? Di te. Tu sei la tua musica, chi altri se no? Solo tu puoi farla tua.

Ed andarono avanti cosi' fino alla fine dell'ora.



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Parole: bruco e geranio


Titolo: il geranio

"Amore che combini vicino al mio geranio?"
"Mamma, ho visto un bruco, ma poi e’ scomparso." 
"I bruchi non scompaiono, sara’ ancora lì da qualche parte."
"Ti assicuro che e’ sparito: nessuna traccia." 
"Guarda piu’ a lungo."
"Dici? Per quanto tempo?" 
"Per il tempo che il bruco ci mettera’ a decidere se rischiare di muoversi mentre lo osservi, oppure no."
"Credi che abbia paura di me?" 
"Non lo so, potrebbe."
"E quanto tempo ci dovrebbe mettere la paura a passare ed a lasciar spazio al rischio?" 
"A volte attimi, a volte giorni, a volte vite…non possiamo saperlo. Tu osserva ancora un po’, vedrai che lo rivedrai."  


Due ore dopo.

"Eccoti finalmente! Sei riuscito a vedere il tuo bruco?"
"No!" 
"No? E cosa hai fatto tutto questo tempo in giardino?"
"Quando sei andata via mi sono allontanato dal geranio, non mi piaceva l’idea di disturbare quel bruco, ma ho continuato ad osservarlo da lontano ed ho contato." 
"Contato cosa?"
"Il tempo che la sua paura ci avrebbe messo a passare lasciando spazio al rischio." 
"E?"
"Mi sono distratto: i fiori, i suoni, i colori, continuavo a guardare altrove e credo di aver perso il conto ed anche il bruco."


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mercoledì 12 ottobre 2016

Parole: occhiali e libreria


Titolo: quel tempo senza tempo

Lo guardavo da lontano: un misto di emozioni. Una grande impazienza mentre attendevo che ci riavvicinassimo, ma anche una grande paura per quello che sarebbe successo dopo. Sapevo che sarei stata risucchiata, catturata, stupita, impaurita, ma sapevo anche non avrei saputo farne a meno e che alla fine avrei pianto. Amavo la sua compagnia, soprattutto la notte, nel silenzio del mondo.
Stetti lì sospesa ancora per alcuni istanti. Pensai, sognai e poi decisi: era giunto il momento.
Osservai velocemente il numero di pagine che mancavano: troppo poche per poter protrarre quella dolce sofferenza ancora a lungo. Misi quindi gli occhiali, lo apri’ lentamente e mi persi all’instante, scollegata dal mondo, dai suoi suoni e dalle sue richieste. Un minuto, un giorno, non lo so di preciso, ma il tempo passo’ ed arrivai ai ringraziamenti tutta d’un fiato.
Quando finalmente lo chiusi fui triste, una parte di me se ne stava andando insieme a lui, ma anche estremamente felice: mi aveva totalmente travolta e gia’ mi mancava.

Decisi allora di uscire. Entrai in libreria annusai tutto, ma non comprai nulla perché’ il lutto necessita il suo tempo per essere vissuto.


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Parole: silenzio e rumorose



Titolo: coraggio


Caro silenzio,

ti scrivo per ringraziarti della tua presenza nelle giornate rumorose. A volte sai essere cosi’ penetrante, quasi fastidioso, ma a volte cosi’ dolce. Ti colgo solo per attimi e ti accompagno solo per brevi tragitti, ma sei l’unico con cui possa ritrovarmi. 
I giorni qui sono tutti neri da tempo: qualcuno dice cosa fare e anche come farlo. Cerco spesso una via di fuga, una vana speranza di cambiamento. A volte mi ribello, a volte subisco. Non ho scelta e mi sembra di non volerla nemmeno piu’. Vivo in un’ accezione che in realta’ non esiste, ma tu…
tu come me non esisti, eppure ci sei. Sei nella mente di tutti, anche di quelli che si dimenticano di te. Tu sei assenza e presenza allo stesso tempo, proprio come me. 
Scusa se a volte disturbo con pianti o grida, ma se stessi in silenzio anche io non avremmo nulla da dirci, invece... qualcuno deve spezzare la voce per far sentire quello che non ci si immagina. Scusami quindi perche’ saro’ io oggi ad incrinare le tue ali, a bruciare il dolore ed a gridare cio’ che dev’essere curato. 


Posai la penna, presi il telefono e chiesi finalmente aiuto prima che lui ritornasse.



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lunedì 10 ottobre 2016

Parole: guinzaglio ed altalena



Titolo: la raccolta

Seduto su un''altalena tra ricordi dal passato e sensazioni del presente… 
Mi piace quel leggero dondolio, quel continuo movimento: è come una culla per i pensieri ed un abbraccio alle mie emozioni. 
Mi guardo intorno, ma quello che vedo e' solo il suono di una città sveglia da poco: una persiana che si apre, un auto silenziosa, un cane felice con un guinzaglio, ma senza nessun padrone. 
Una coppia di gabbiani vira verso il mare ed una falena, persa dalla notte, cerca un rifugio prima che il sole inizi ad abbagliarla. Potrebbe essere ieri come domani, ma poco sarebbe diverso qui, in questo momento delle mie mattine. Potrebbe essere ieri come domani e poco sarei diverso anch'io… 
credo. 
Spengo quella stupida sigaretta, rallento il dondolio soave e riprendo lentamente a raccogliere, una ad una, le foglie cadute dagli alberi. 
All'improvviso poi un vento forte, energico, solleva tutte le foglie portandole ironico via con sé, e lasciandomi solamente un dolce sorriso. 
Solo, in quell’assordante silenzio divento sereno: oggi avro’ finalmente tempo per ammirare l'autunno pesare sugli alberi e lasciarli cadere a brandelli nella loro danza dorata, e domani... 
domani potro’ semplicemnte riprendere le mie mattine, ma oggi...
oggi sara' diverso. 

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sabato 8 ottobre 2016

Parole: ore e dormo



Titolo: Il passaggio

"Che ore sono?"
"E' ancora ieri"
"Ah perfetto! allora posso dormire un altro po'"
"Sì tranquillo puo' dormire tutto il tempo che vuole, buonanotte"


"Che ore sono?"
"E' ancora l'altro ieri"
"Come l'altro ieri?"
"Sì dorme da un po', ma non si preoccupi puo' dormire tutto il tempo che vuole"
"Grazie, ma a questo punto credo di aver dormito abbastanza"
"Non si preoccupi puo' dormire tutto il tempo che vuole, non c'è piu' fretta."
"In che senso? Mi sta un po' preoccupando...ma lei chi è ora che ci penso?"
"Non si spaventi con il tempo si abituerà' e troverà il modo per rilassarsi e godere di questo riposo. All'inizio sembra un po' strano lo so, ma poi tutto trova senso."
"Di cosa parla?"
"Non se ne preoccupi adesso, si riposi. Solo riposando comprendere' meglio"
"Ma dormo da due giorni!"
"Buonanotte"
Mi riaddormentai senza volerlo.

"Che ore sono?"
"E' ancora una settimana fa?"
"COSA?! non è possibile, non diciamo sciocchezze, e poi lei cosa ci fa ancora qui con me?'
"Non si preoccupi puo' dormire tutto i tempo che vuole non c'è piu fretta..."

Fu in questo modo che scoprii il mondo dell'aldila' e salutai il tempo.

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martedì 4 ottobre 2016

Parole: insistenza e raddoppia


Titolo: tra le nuvole 

“Buongiorno amici sportivi. Eccoci alla corsa di oggi. I partecipanti sono pronti per partire all’ultimo raggio di sole: tre, due, uno, partiti! Il numero quindici, il campione, oggi parte ultimo.
Attenzione i due partecipanti in testa iniziano una corsa serrata…che insistenza…il numero settantatré da’ uno spintone al numero otto, rischiando di farlo cadere. Che scintilla: un luminoso lampo tra loro e poi un flebile boato della folla. Intanto il numero quindici avanza, sorpassa gli ultimi  cinque e si avvicina alla vetta. Intanto il settantatré è in testa, solo. 
Attenzione il numero quindici cambia colore, diventa piu’ scuro, scontra con una spalla con il numero trentaquattro generando un nuovo lampo, stavolta seguito da un grande boato. Aumenta incredibilmente velocità, come fosse aiutato dal vento, e arriva dietro al numero otto che e’ secondo. Un ultimo slancio ed il quindici arriva testa a testa con il settantatré’, siamo ormai vicini al traguardo ma il settantatre’ cade perdendo l’equilibrio, ed inizia a piangere, come gli altri dietro di lui. Il quindici taglia il traguardo e vince. Raddoppia il suo titolo di campione.
Che nuvola, che gara!
Ed ecco il sole tornare in scena e la pioggia finire.
A presto amici, alla prossima gara.“

Le due parole di oggi sono dedicate all'interessante video di Marco Monty Monetano
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lunedì 3 ottobre 2016

Parole: occhi, cioccolato


Titolo: zucchero filato.

Aveva gli occhi di cioccolato ed il sorriso alla vaniglia. Le mancavano due denti, ma questo non faceva alcuna differenza sulla luce al miele attorno alle sue mani. Ed i capelli…i suoi capelli erano soffici come zucchero filato e ricci come l’abbraccio di un orsacchiotto. Me ne innamorai all’istante. Mi sentivo come al cinema a vedere per la terza volta Toys story, con una confezione gigante di pop-corn. La maestra la fece sedere proprio al mio tavolo, al posto di Marco il bambino che aveva dovuto cambiare citta’, insieme al mio amico Vector e ad Ambra la bambina antipatica. Durante il primo giorno lei non parlo’ mai, non mi guardo’ mai, nemmeno un sorriso. Il secondo giorno decisi di invitarla a giocare alle costruzioni e le insegnai la mia canzone preferita: quella dell’ape Maya. Lei non parlava molto, ma sorrideva sempre. Poi un giorno mi rispose, ma io non capii nulla di quello che aveva detto, pero’ compresi che le piaceva giocare con me. Da quel momento fummo inseparabili, le chiesi se fosse innamorata di me, lei mi disse di no, ma stava mentendo ne ero sicuro.

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sabato 1 ottobre 2016

Parole: giorno e uno


Titolo: sorriso

"Allora la terapia e’ semplice: ogni mattina appena sveglia, si alzi ad occhi chiusi e giri per la casa un momento. In silenzio, non dimentichi per favore. Vada al bagno, ma eviti di guardarsi allo specchio, non e’ ancora il momento. Poi entri in cucina e prepari qualcosa che le piace per colazione, ma mi raccomando, che profumi molto, deve riempirle i polmoni. Poi prenda un foglio e scriva le prime tre parole che le vengono in mente, pieghi il foglio e lo butti nella spazzatura. Da questo momento in poi continui pure la giornata come faceva normalmente, si guardi, si prepari, insomma quello che preferisce." 
"Tutti i giorni ha detto, vero?" 
"Ogni giorno. Inizi domattina se riesce, così avrà già il suo giorno UNO. Dopo un paio di settimane mi richiami per prendere un nuovo appuntamento." 
"Perfetto, la ringrazio. Dice che funzionerà’?" 
"Ne abbiamo gia’ parlato, e’ un cambiamento richiede tempo, non avviene in un momento." 
"Lo so." 
"Lo ritrovera’….il suo sorriso intendo, lo ritrovera’ dopo aver riimparato a sentire." 
"Grazie. A presto."
"A presto."

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Parole: radio e pensieri


Titolo: Il ritorno

Quel momento in cui cammino, ma non sto camminando, ascolto la radio, ma non la sto ascoltando. Quando passivamente la musica si collega ai pensieri ed entra a farne parte: i testi diventano le parole e la musica diventa il battito. 
Persa tra le note della vita, guardo fuori dalla finestra la pioggia cadere lenta ed un’assonnata foglia cercare di resistere a quel peso frustrante. Le nuvole si susseguono come una mandria e nessun raggio riesce a trapassare ed ad illuminare i miei grandi alberi di arance. Fortuna che il giallo dei frutti, ormai maturi, risplenda anche in assenza di luce diretta. 
Decido di uscire a salutarli. 
Indosso dapprima gli stivali da pioggia, poi pero’ decido di camminare scalza: il terreno umido e appiccicoso riesce a sporcarmi e a coccolarmi allo stesso tempo. 
“Avro’ almeno una scusa”, penso, “per fare una doccia calda prima del suo arrivo”. 
Il tempo pero’ e’ piu’ rapido dei nostri pensieri e da lontano vedo due fari nella pioggia ed una vecchia cinquecento attraversare il viale principale della villa. E’ tornato. Corro, scalza, corro. E’ tornato. Dopo due inverni sola, e’ finalmente a casa. Piango, corro, scalza, piango.
Sono di nuovo a casa.

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