giovedì 29 settembre 2016

Parole: pesca e palazzo



Titolo: il pescatore di sogni


Abitava all’ottavo piano di un vecchio palazzo. Viveva solo, senza famiglia, felice, in compagnia della sua canna da pesca. Trascorreva le giornate pescando i desideri che di notte andava accumulando. Era un lavoro duro il suo e senza sosta. La notte sognava tutto quello che riusciva: desideri suoi e per altri. Ogni sogno, mentre lui dormiva, si trasformava in una biglia dorata che pero’ non poteva controllare. 
Queste perle dispettose rotolavano fino al balcone e placidamente cadevano giu’ in un dolce suicidio. 
Al mattino lui prendeva la sua canna da pesca, tirava giu’ l’amo ed iniziava a pescare le biglie. Concentrazione, pazienza, perseveranza erano le uniche doti possibili per raggiungerle e riportarle in salvo. In dieci anni di lavoro era riuscito a recuperarne ventuno: un numero eccezionale. Tre le aveva perse all’altezza del primo piano, due del secondo e una rispettivamente del quarto e del settimo (con grandissimo dispiacere). Poneva ogni biglia raccolta sulla sua scrivania tra due assi di legno in modo che non scappasse di nuovo. Solo quando la biglia era lì ferma, il desiderio si avverava: bisognava lavorare tanto per arrivarci e per questo non si fermava mai, ad eccezione della notte...

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