giovedì 29 settembre 2016

Parole: pesca e palazzo



Titolo: il pescatore di sogni


Abitava all’ottavo piano di un vecchio palazzo. Viveva solo, senza famiglia, felice, in compagnia della sua canna da pesca. Trascorreva le giornate pescando i desideri che di notte andava accumulando. Era un lavoro duro il suo e senza sosta. La notte sognava tutto quello che riusciva: desideri suoi e per altri. Ogni sogno, mentre lui dormiva, si trasformava in una biglia dorata che pero’ non poteva controllare. 
Queste perle dispettose rotolavano fino al balcone e placidamente cadevano giu’ in un dolce suicidio. 
Al mattino lui prendeva la sua canna da pesca, tirava giu’ l’amo ed iniziava a pescare le biglie. Concentrazione, pazienza, perseveranza erano le uniche doti possibili per raggiungerle e riportarle in salvo. In dieci anni di lavoro era riuscito a recuperarne ventuno: un numero eccezionale. Tre le aveva perse all’altezza del primo piano, due del secondo e una rispettivamente del quarto e del settimo (con grandissimo dispiacere). Poneva ogni biglia raccolta sulla sua scrivania tra due assi di legno in modo che non scappasse di nuovo. Solo quando la biglia era lì ferma, il desiderio si avverava: bisognava lavorare tanto per arrivarci e per questo non si fermava mai, ad eccezione della notte...

Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

mercoledì 28 settembre 2016

Parole: soffitto e libro




Titolo: contrario

Seduta sul soffitto a testa in giù ripensavo ai miei libri preferiti quando fate ed elfi incontravano draghi sputa fuoco o vecchie streghe matte. Il tempo in cui il male lottava contro il bene nella mia fantasia, ma sempre senza alcuna speranza di vittoria. 
Le mie trecce puntavano al pavimento sottostante penzoloni e danzatrici: erano allegre. Decisi così di chiudere il libro e di iniziare a leggerlo all'indietro, magari stavolta sarebbe stata la vittoria del bene a scatenare la rabbia del male ed a crearlo e forse avrebbe cambiato anche la morale. Magari avrebbero chiesto, ma perché mai gareggiamo? O forse il male sarebbe diventato bene e viceversa. Scesi cosi dal letto, era molto più comodo leggere da sdraiati su quel morbido materasso, e spensi la luce per poter osservare meglio gli occhi del mio gatto mentre lui iniziava la lettura. Quando fu alla seconda pagina, io ero già sveglia da tempo, e sveglia sognavo quelle trecce all’ingiù in un mondo capovolto, mentre una ninna nanna usciva dalle mie orecchie ed incontrava la bocca del coccodrillo sotto al letto.



Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

martedì 27 settembre 2016

Parole: papa' e perdono



Titolo: scoperta

"Non l’avevo mai fatto papa’"
"Perché’?" 
"Non lo so, forse non ero pronto." 
"Pronto per cosa figlio mio?" 
"Non lo so. Pronto per ascoltare." 
"C’era troppo rumore?" 
"Si, molto rumore." 
"Ti sentivi solo?" 
"Si, spesso." 
"Ed il fatto che io fossi qui?" 
"Non era abbastanza." 
"Mi spiace."  
"Anche a me." 
"E adesso come ti senti?" 
"Diverso"
"Diverso come?" 
"Diverso felice." 
Lui mi sorrise. 
"Posso abbracciarti?" 
"Non credo dovresti chiedermelo." 
Mi abbraccio.’
"Sono felice tu abbia trovato il tuo perdono." 
"Gia’, credo si fosse perso nel mare dei giudizi." 
"Sono felice tu abbia imparato a nuotare." 
"Ho rischiato di affogare piu’ e piu’ volte."
 "Lo so." 
"Perche’ non hai fatto nulla?" 
"L’ho fatto." 
"Cosa hai fatto?" 
"Ho aspettato che tu perdonassi entrambi." 
"E ci sono riuscito?" 
"Sei diverso, non vedi?" 
"Diverso come?"
"Diverso felice ed anche io. Abbiamo espiato una colpa, che colpa non e’ mai stata." 
"Gia’…una perdita di tempo quindi." 
"Il tempo non si perde figlio mio, si guadagna solo."

Parole gentilmente suggerite da Maria Claudia Marinelli
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.


domenica 25 settembre 2016

Parole: telefono e morte



Titolo: malinconia

Caro filo del telefono,
ho appena appreso la devastante notizia della tua morte. Erano anni che predicevo un simile evento, ma si sa, finche’ le cose non accadono, inconsciamente andiamo avanti, fingendo non accadranno.
Oggi invece di punto in bianco ci hai lasciati, abbandonati ad ore di conversazioni senza valvola di sfogo, senza quell’attorcigliamento a bloccare dita e pensieri in momenti romantici, nervosi… o, soprattutto, durante i silenzi.
Avevamo condiviso amici, amori, e parenti, ed avevo trascorso con te tempi lunghissimi per ridarti quella forma a spirale, quando ti avevo stropicciato un po' troppo (senza mai riuscirci pero’: un anello era sempre capovolto).
Egoisticamente non mi domando quale sara’ la tua fine e quale mare o terreno inquinato andrai a ricoprire, poco importa quando si tratta di sentimenti, non credi? Quello che mi chiedo è con chi condividerò le lunghe chiacchierate, quando saprò che anche cercandoti non ti trovero’. Sì, certo, in realtà' faccio gia’ a meno di te da tempo, ma e’ il sapere che non ci sei piu’ che destabilizza: la malinconia si crea nell’impossibilità’, non nella possibilità.

Fa buon viaggio amico mio, grazie per esserci stato.
Ti cerchero’, finche’ possibile, tra i citofoni di tutto il mondo.

Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

sabato 24 settembre 2016

Parole: fotografia e melograno


Titolo: fotografo

Avevo una macchina fotografica sempre in mano ed i miei amici ne erano esasperati. Mi chiamavano “il fotografo”, anche se facevo semplicemente delle fotografie: senza tecnica, intuito o innato senso artistico. Nessuno pero’ accettava questa come possibile definizione, e mi comprimevano distrattamente e unanimemente in “fotografo”.
Un giorno quindi decisi di diventarlo: fotografo, dilettante magari, ma fotografo. Siccome però non avevo idea di cosa un fotografo facesse, pensai di dover almeno scegliere alcune delle mie foto preferite per poterle mettere sotto al cuscino prima di addormentarmi.
Aprì quindi il computer e partii con l'osservare la prima fotografia scattata quell’anno: un melograno. Fresco, ma anche profumato: ricordavo ancora le dita rosse e la maglietta sporca per il primo litigio con i suoi chicchi, il sapore dolce e l’atmosfera di amicizia di un pomeriggio in campagna.
Ero solo alla prima immagine e avevo già il cuore a soqquadro: ero diventato fotografo per me stesso.

Parole dedicate ad Adele ed Ernesto
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

venerdì 23 settembre 2016

Parole: fanatico e terrorismo


Titolo: storia inutile

Un giorno incontrai al bar un fanatico del terrorismo, una di quelle persone che vive nella paura e odia ciò' che gli e' sconosciuto. Gli piaceva parlare di religioni e culture, anche se non ne sapeva molto, e non aveva voglia di approfondirle. Io allora gli chiesi cosa pensasse dell’idea di inserire delle api in uno zoo, giusto per cambiare argomento. Volevo provare a capire se questo suo fanatismo per la paure ed il terrore fossero solo un delicato e triste aspetto della sua anima che stava chiedendo aiuto. 
Mi guardò e chiese se ero serio. 
Gli risposi “certamente”. Lui allora si concentrò un momento pensando attentamente alla mia domanda. “Ci sono molti animali nello zoo, quindi non vedo perche’ le api non possano esserci. Certo pungono, ma immagino sarebbero ben delimitate nello spazio a loro destinato. Non mi piacciano molto, ma dicono siano animali interessanti quindi non vedo perche’ no. Tu cosa ne pensi?” 
“Io?...scusami ma si e' fatto tardi, devo andare”. 
Mi alzai, pagai il conto per entrambi, ed andai a passeggiare nel parco: i fiori rallegrano sempre i pensieri tristi.


Parole gentilmente suggerite da un anonimo
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

giovedì 22 settembre 2016

Parole: topolino e strage



Titolo: l'importante

Era stata una strage
una topolino da sola aveva ingerito tre carote in un solo momento! 
Tre carote!
Nelle sue condizioni…ero preoccupatissima.
La osservai per ore senza mai lasciarla. 
Aspettavamo silenziose, entrambe, ma io scongiuravo una costipazione: con tutte quelle carote!
Ma non era stata colpa mia: lei era salita sul piano della cucina non appena ero rientrata con le buste della spesa, ma io non l’avevo vista. Ingenuamente infatti ero andata a cercarla in camera da letto. Ci avrà messo dieci minuti al massimo, non di più.

Comunque eravamo lì lì: il momento era arrivato. Tre settimane erano passate serene. Lui, il topolino, era in giro per casa chissà dove, non molto interessato all’evento. 

Nessuno sapeva quanti sarebbero stati perche’ la gravidanza era andata bene e non avevamo chiesto.

Persa tra questi pensieri la vidi entrare nello scatolone che le avevo preparato, ed accoccolarcisi dentro. 
“Forza piccola” le dissi. 
Uno, due, tre….sette, otto… “Ci credo avesse fame” pensai. 

Dodici! Ne erano nati dodici. 
Dodici!!!! 
Io piangevo, lei era esausta. Poi mi senti nervosa: erano tantissimi dodici! Come ci saremmo organizzati? dove sarebbero andati a vivere? 
Ma in fondo, pensai,  non e' questo l'importante.

Parole gentilmente suggerite da Antonello Florio
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

mercoledì 21 settembre 2016

Parole: incontro e riscontro


Titolo: inaspettato

Il nostro incontro avvenne dentro un cassonetto blu per la carta: o meglio lei era dentro il cassonetto, io fuori. 
Una strana combinazione. 
Ero lì per gettare quei vecchi giornali mai letti, comprati più per abitudine che per interesse, quando dall’interno sentii dei forti rumori. Preoccupato dall’incontro con un qualche animale aggressivo, mi avvicinai lentamente e… fu proprio in quel momento che lei apparve. 
Era in piedi dentro al cassonetto e cercava carta riciclabile con particolare minuzia. 
Non avevo mai incontrato qualcuno dentro ad un cassonetto, e non sapendo cosa fare sorrisi... lei sorrise a sua volta. “Posso aiutarla?” disse, come se si trovasse dietro al bancone di un qualsiasi negozio. Leggermente imbarazzato, non sapendo neanche cosa stesse cercando in quel cassonetto, le mostrai i miei giornali e dissi: “magari le servono questi?” 
Lei li prese con garbo, ma li gettò via, vicino a lei, ma un po’’ più lontano, mostrandomi con classe che non le interessavano: “uno strano riscontro” pensai tra me e me. 
Leggermente inebetito chiesi a mia volta “posso aiutarla?”, lei sorrise e rispose “no grazie”. 
Andai via quindi, ripromettendomi di imparare qualcosa in più sul riciclaggio della carta.


Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

martedì 20 settembre 2016

Parole: bullone e rosa


Titolo: il caso

C'era una volta un fiore. 
Era una rosa, ma una rosa molto, molto speciale: era l'unica della sua specie ad essere nata in un bullone. Nessuno nel bosco sapeva come questo fosse realmente accaduto, ma tra noi alberi si racconta che un giorno un piccolo bullone fosse caduto dalle mani di un bimbo, che lo aveva ingenuamente portato con se’ in una passeggiata tra i boschi. Fortuna volle che il bullone cadesse proprio vicino ad un piccolo seme di rosa. Il bimbo incantato da un uccellino vicino, non si accorse di quella perdita e se ne dimenticò. 
Fu uno di quei momenti in cui una bellezza ne oscuro' un’altra. 
Dopo poco tempo il seme germogliò ed un piccolo stelo, fragile, tenero, e ancora senza spine, si insinuò perfettamente all'interno di quel cerchietto. Lo fece suo e lo sentì strada. 
Il bullone si lego' così a quel ramo, plasmandolo e talvolta appesantendolo. 
Quando finalmente una rosa schiuse per prima, si accorse subito di quello strano anello che portava intorno al collo e per tutta la sua vita lo osservò ogni giorno apprezzandone l'unicità seppur nata dalla dimenticanza.

Parole gentilmente suggerite da Roberto Vela
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

lunedì 19 settembre 2016

Parole: patate e finestra



Titolo: vicina

Presi la pentola e la riempii d’acqua fredda. Sbucciai le patate e le posi al suo interno, aspettando che l’acqua iniziasse a bollire. Quando le prime nuvole di vapore salirono, restai incantato ad osservarle adagiarsi teneramente sulla finestra lasciando quel mero ricordo di se’. Non ero bravo in cucina, mi incantava il processo, poco il risultato ed ogni volta che avevo un ospite, per non agitarmi, ripetevo la stessa ricetta che mia nonna mi aveva mostrato: bollivo le patate, sbattevo le uova non dimenticando di aggiungere il sale, e mescolavo. Dopo aver messo un filo d’olio nella padella ponevo al suo interno il miscuglio e lasciavo il tutto a fuoco lento. 
Quando suonò il campanello erano le 12 e 58, perché’ gli anziani amano essere puntuali ed hanno anche poche scuse per non esserlo. Era vestita con un abito elegante, indossava orecchini di perle e una spilla in corallo. 
“La ringrazio per avermi invitato” disse,
“La ringrazio per aver accettato l'invito, e’ bello dare un volto ed un suono alla mia vicina. Non so come si possa vivere vicini ma distanti. Si accomodi dove preferisce, ho preparato una frittata di patate seguendo la ricetta della mia nonna paterna…”

Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

domenica 18 settembre 2016

Parole: sogno e luna


Titolo: notte

Caro sogno
la luna sta andando a dormire, ed io spero ancora di incontrarti prima che il sole riprenda il suo turno. Ogni notte ti aspetto, qui nell’angolo della mia mente, ma tu dispettoso, ti lasci aspettare sempre più a lungo, e senza alcun cenno. 
Ho fatto quel che dovevo ogni giorno: ho seguito le linee anche quando disegnate da altri, silenziosa e senza protesta. Potresti mostrarmi almeno un po’ di vicinanza, non credi? 
Ieri l’altro rincasando, ho incontrato un soldatino di plastica. L’ho raccolto, in ricordo di quel natale in cui Santa portò un gruppo di guerriglieri al posto di un trenino: il peggior natale di sempre. Ho riposto il soldatino nel contenitore della plastica preferendo non donare quell’immagine ad altri bambini: la mente è cosi delicata, bisognerebbe tenerla al sicuro in soffici tendoni in armonia. 
Perché’ te lo racconto? forse perché’ a volte aspettandoti, perdo la speranza ed è lì che la rabbia tenta di invadere il mio cuore spaventandomi: a volte sa commettere atti senza ragione. 

Ecco i primi raggi di sole… lo sapevo, non ti incontrerò nemmeno oggi, o almeno non qui nel buio della mia stanza. Non importa pero’, aspetterò domani ingannando la rabbia con l’emozione dell’attesa.

Parole gentilmente suggerite da Maria Eugenia Carretero Galan
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

sabato 17 settembre 2016

Parole: bacio e danza


Titolo: il bacio

Ero lì con il fiato sospeso. Tra un respiro e l’altro riuscivo solo a sorridere e sperare. Era la prima volta che vedevo un balletto, ma quei due ballerini mi avevano subito incantata.
Aspettavo con il cuore appeso, che quell’angelo dorato incontrasse la sua amata nel tempo di una danza, e che ormai innamorato, ne ero certa, lentamente posasse le sue soffici labbra su quelle di lei in un bacio soffiato.
Aspettai con occhi incollati, volteggiai con la fantasia, ma poi nervosamente iniziai a battere i piedi: il momento tardava. 
I secondi passavano ed i due continuavano la loro danza, ma qualcosa invece di avvicinarli, li allontanava. 
Mi agitai, mi alzai in piedi per poter veder cosa stesse accadendo. Qualcuno si era avvicinato a quelle linee spezzandone la sintonia. Dapprima fu un ombra, poi una tentazione: li divise come un taglio affilato. 
Ripresero la loro danza distanti e con passi affaticati, anche se non sembrarono accorgersene. 
Piansi, odiavo vederli divisi. 
Poi buio e silenzio. 
Una forte luce, come di un sole appena sveglio li risveglio'. I due si guardarono a lungo, tesero le mani l'un l'altra e finalmente furono.
Gioii con il cuore confuso, e sereno: amavo le curve dell’amore.

Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

giovedì 15 settembre 2016

Parole: medusa e mattino



Titolo: meduse

La tormentata tempesta mi aveva fatto addormentare dolcemente abbracciata al mio cuscino. I tuoni ed i lampi avevano cullato i sogni ed il vento aveva cantato una ninna nanna. Era stata una notte intensa piena di immagini e suggestioni, ma molto serena. 
Di mattino presto, appena sveglia, decisi di passeggiare lungo la riva, per salutare il mare e respirarlo. Uscii scalza, come ogni giorno: la fortuna di vivere a due passi dal sale, in un luogo piccolo ma con grandi respiri. 
Non appena il fresco dell’acqua accarezzò i miei piedi, qualcosa di diverso però attirò la mia attenzione: un riflesso, più luminoso del mare, poco lontano sul bagnasciuga. 
Lenta, mi avvicinai immaginando scenari luminosi. Quello che vidi, invece, fu una triste perdita: una medusa, molto grande, trasparente e con un meraviglioso merletto violaceo, lanciava i suoi ultimi riflessi al mondo. La tempesta aveva rotto la sua anima, adagiando quella danzatrice leggiadra spezzata sulla sabbia soffice. Una lacrima coprì l’ombrella di quella giovane suggestione. Nella mia mente la tempesta cambiò colore e divenne più scura. 
Chiusi gli occhi e rividi il mio letto ed i miei sogni, ma tutto cambiò: anche il sale cambiò gusto e si trasformò in un saluto.

Parole dedicate alla meravigliosa creatura che ieri ho incontrato sulla spiaggia.
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.


mercoledì 14 settembre 2016

Parole: bianco e fosforo




Titolo: il fuoco

Presi in mano il fiammifero: un oggetto cosi affascinante. Lo osservai a lungo fin quando sentii che era giunto il momento di scatenare il suo cuore e la sua danza. Volevo vederlo brillare nella sua luce bianca, anzi azzurra visto che si trattava di un germoglio di fosforo surriscaldato. 
Scesi in giardino, mi sedetti sulla vecchia catasta di legno riservata al lungo inverno che stava per iniziare. 
Mi guardai intorno ed ascoltai il silenzio: era così rumoroso quando il cuore era in subbuglio. 
Guardai la confezione e l’esatto punto in cui avrei dovuto sfregare quella soffice testina: nessun disegno, solo un giallo acceso. Rividi ogni gesto nella mia mente, riguardai per l’ultima volta il mio intorno, compresi i pensieri, e poi…iniziai a sfregare lentamente. L’azzurro fece la sua apparizione ed il legno prese fuoco rapidamente. 
Una piccola fiamma danzò davanti ai miei occhi. Bruciava veloce ed il vento l’aiutava, scendeva energica verso le mie dita e quando fui sul punto di bruciarmi e di bruciare… 
Soffiai forte e la feci addormentare: fu il mio bacio della buonanotte. 

Giunse così il tempo di alzarsi e rimettere in ordine i pezzi rotti del vaso per riprendere a piantare gigli nella mia veranda.


Parole gentilmente suggerite da Ernesto Llosa
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

lunedì 12 settembre 2016

Parole: magia e volonta'



Titolo: oggi, domani e ieri

Chiusi delicatamente le mani e le feci ruotare una intorno all’altra, creando un dolce tepore tra loro. Soffiai una calda melodia e le riaprii lasciandole una vicina all’altra.
“Magia” dissi, ma guardandole, le mani erano vuote.
Riprovai con più calma e più concentrazione.
Ancora nulla.
Aspettai il giorno successivo: ero sicuro di quello che cercavo. Ripetei tutto lentamente e mi soffermai sereno a guardare le mani prima di aprirle…ma niente, erano ancora vuote.
Continuai per giorni: volevo che qualcosa di magico avvenisse e la mia forza di volontà mi faceva tentare ancora ed ancora.
Dopo un anno mi arresi.
Nulla accadeva tra le mie mani ed il mio soffio non lasciava spazio ad alcuna magia. 
Ero deluso!
Continuavo a guardarle sicuro fossero in grado di creare qualcosa, ma la mia tecnica non funzionava. 

Passarono gli anni ed il tempo dimentico’ i miei sforzi, i colori cambiarono peso e la gravita’ riporto’ fantasia. Mi ritrovai d’improvviso vecchio, con una penna tra le dita che sola riempiva fogli bianchi con inchiostro indelebile.
Guardai i fogli a lungo e poi dissi: “Magia”.

Parole gentilmente suggerite da Monica Lambiase
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

Parole: undici e settembre


Titolo: puntualita'

L’appuntamento era alle undici, ma sapevo sarebbe arrivato in ritardo come sempre. 
Non so perché lo facesse, immaginavo che in qualche modo gli piacesse farsi attendere. Quello che non capivo pero’ era perché piacesse a me essere così puntuale quando sapevo che avrei dovuto aspettare nervosamente fuori al bar, osservando in modo maniacale tutti i passanti. Non solo, quando anche poi fosse arrivato, sarei istericamente entrata al bar con lui, ordinando qualcosa che non volevo e che non mi sarebbe piaciuto. Tutto tra di noi lentamente sarebbe capitolato e saremmo usciti dal quell’appuntamento più’ lontani di prima. 
Così decisi che stavolta sarei stata io quella in ritardo. 
Era Settembre, il cielo era azzurro e l’aria serena. Feci una lunga passeggiata per il parco controllando l’orologio ogni 30 secondi. Quando ebbi accumulato un ritardo di circa 12 minuti mi incamminai verso il bar. 
Lui era lì, tranquillo che guardava il celllulare. Quando mi vide sorrise e disse un: "sei bellissima". 
Non era nervoso per il mio ritardo, ne' arrabbiato, credo non se ne fosse nemmeno accorto… mangiammo e ridemmo, ma non svelai il mio segreto. 

Rasserenata, ripresi la mia puntualita' a cuor leggero.

Parole dedicate alla data particolare.
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

domenica 4 settembre 2016

Parole: cellulare e succo


Titolo: vita

Quando nacqui non lo ricordo, ricordo solo il mio primo giorno. Sentii un improvviso calore e poi una mano soffice, che sfiorava lo schermo. Inizio’ titubante, ma poi prese confidenza, cosi’ tanta in realta’ che dopo i primi due giorni non mi lascio’ piu’ respirare o riposare. La notte avevo giusto qualche ora tra messaggi, email e what’s up. 
Per fortuna ero in risparmio energetico e potevo andare in stand-by spesso. 
Pero’ che vita! 
Videochiamate, what's up e poi quel programma blu… il piu’ appiccicoso: messaggi, ed in continuazione news e tag. Foto spesso violente e provocatorie: dovevo chiudere gli occhi per non vederle. Non mi lasciava tempo per sognare la vita che stavo vivendo. 
A volte poi, non avevo nemmeno il tempo di fotografare un luogo tra i miei ricordi, perche' la mia mano lo aveva gia’ fatto per me.
La cosa pero' più' bella e' che mi portava con se ovunque, e se mi dimenticava tornava a prendermi. Ero importante, essenziale, il suo cellulare... fino al giorno in cui su quel tavolino, in quel bar, quel succo decise di suicidarsi cadendomi addosso: ricordo l’umido, il freddo e poi…nient’altro. 

Quando riaprii gli occhi, perche’ li riaprii, lei non c’era piu’: inaspettatamente mi aveva dimenticato.

Parole gentilmente suggerite da Eleonora Battiston 
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

venerdì 2 settembre 2016

Parole: due ed inizio



Titolo: buon cammino

Muovevo frenetico lo specchietto retrovisore, la strada era deserta, ma non sapevo cos’altro fare. Era entrata in auto da soli due minuti, e la giornata era solo all’inizio, ma mi sentivo gia’ a corto di parole, di pensieri…osservavo ipnotizzato il movimento del suo orecchino, la costante ondulazione al ritmo del tempo. 
Lei aveva un profilo dolce ed io un silenzio amaro. 
Tutto appariva superfluo e le parole morivano nei pensieri. Allora presi una decisione importante e le dissi: “Ti va se restiamo in silenzio per un po’? il viaggio sara’ lungo.” 
Mi guardo’ sorridendo e mi rivolse un silenzioso cenno con la testa. Era un po’ rossa in viso, ma felice. E felicita’ divenne per me il suo orecchino oscillante. 
Sollevato mi concentrai sulla strada. Avremmo dovuto percorrere circa 40000 chilometri partendo da noi, per poi fare il giro intorno al mondo fino a ritrovarci. Lo avremmo fatto insieme, vicini e lontani, per cui nulla poteva fermarci. Cosi’ partimmo, senza bagagli e senza parole, perché' il tempo ci avrebbe aiutato a costruire entrambi.

Parole gentilmente dedicate ad Anna e Nicola
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.

giovedì 1 settembre 2016

Gli elefanti (cane e palle)

                                        


Titolo: gli elefanti

"Pensavo…"
"No ti prego! Non ricominciare, è ora di dormire!"
"Ma se tutti gli animali della terra, uomo compreso chiaramente, venissero chiusi in una palla gigante, intendo ogni specie in una palla diversa: tipo bolla di sapone, potremmo facilmente capire chi popola questa terra e le sue proporzioni."
"Eh?"
"Sì, tipo il cane va nella palla uno, e tutti i cani entrano nella palla uno, il gatto nella due e cosi via... Vedremo le differenze di numero, di dimensioni, di forma, semplicemente ponendo palle una vicina all’altra. Solo per qualche istante certo, come in un sogno. Gli elefanti avrebbero una super-palla e le zanzare una micro, anche se essendo cosi tante probabilmente occuperebbero più spazio di tutti i pochi elefanti rimasti. Che ne pensi?"
"Che ho sonno!"
"Che fratello noioso…va bene, ma io vorrei sapere quale palla sarebbe la più piccola e quale la più grande…Buonanotte."

Chiusi gli occhi e quando li riaprii ero all’interno di una palla. Andai subito in cerca degli elefanti e del mio dubbio: avevo ragione, erano cosi pochi che molte altre palle erano più grandi della loro. "E la mia?" Mi chiesi.
Girandomi… mi risvegliai.

Parole gentilmente suggerite da Massimo Di Stefano
Se anche tu hai voglia di inviare le tue due parole Clicca qui!.