giovedì 23 giugno 2016

Parole: calcio e astronave


Titolo: il saluto

Era martedì 12 settembre 1983 ed erano le 8 di sera. Era una serata calda, di quelle in cui non si ha voglia di uscire, ma neanche di restare in casa. Ero in camera da solo ed aspettavo la telefonata di mia madre. Giocherellavo con la mia astronave gonfiabile, immaginando voli intergalattici e viaggi con teletrasporto, quando lei chiamò:
“Amore, come va? Tutto bene?” Chiese con area nervosa.
“Mamma come sta?” Le dissi in fretta.
“Amore purtroppo ha deciso di lasciarci e di trasformarsi in una stella. Era molto anziano e i dottori non hanno potuto fare di più”
Sentii la sua voce spegnersi: stava piangendo.
Mi mancò il fiato.
“Mamma i cani non diventano stelle! Quello stupido! Non aveva il diritto di lasciarmi” urlai, gettando il telefono sul letto e dando un calcio alla scrivania.
Piansi, piansi a lungo, e mi addormentai. Mi risvegliai a notte fonda ancora vestito sul letto. Presi l’astronave dal comodino ed asciugai le lacrime. Andai alla finestra e guardando le stelle dissi: “mi mancherà molto la tua amicizia, ti voglio bene amico mio, fa buon viaggio” e feci volare l’astronave nel vento sperando potesse arrivare da lui per raccontargli il mio abbraccio.


Parole gentilmente suggerite da Gianluca Romano.
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