giovedì 30 giugno 2016

Parole: reato e diario


Titolo: In nome della formica

“Il reato che ha commesso è grave, gliel’ho detto, si dichiari colpevole.”
“E’ serio?” Chiese sorpreso.
“Certo”, risposi, “serissimo”.
In quel momento lo invitarono ad entrare in aula.
Il giudice pose la domanda di rito: “Di fronte all’accusa di formicicidio, l’imputato come si dichiara davanti a questa corte?”
Esitò, poi ironicamente rispose: “Colpevole”
Dall’aula un sonoro segno di disapprovazione, e qualcuno disse: “Perché’? sono così belle” e qualcun’altro “E così utili”.
Lui sbigottito.
“Per il poter a me conferito dalla legge umana e secondo l’articolo secondo del codice della giustizia, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili di tutti gli esseri viventi, e,
visto che le cause dell’uccisione della suddetta formica non sono attribuibili ad altra motivazione che ad un gesto di incomprensione alla bellezza 
questa corte la dichiara colpevole e la condanna,
visto che il metodo punitivo non è più in vigore dal 2118, 
ad un corso sull’importanza degli insetti nel nostro ecosistema,
seguendo il diario dell’Università di ecologia,
augurandoci che questo possa aprirle il cuore su un mondo a lei adesso sconosciuto.
Inoltre,
vista la sua posizione di padre,
la invitiamo a coinvolgere i suoi figli, che nella forza della loro sensibilità sapranno aiutarla in questa emozionante scoperta.

Parole gentilmente suggerite da Mara Iodice.
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mercoledì 29 giugno 2016

Parole: fuoco e unghia



Titolo: la scoperta

“Cosa vedi?”
“Nulla.” 
“Ho paura.”
“Anche io.” 
“E’ buio.”

“Lo so, e per favore smetti di mordicchiare quell’unghia.” 
 “Come siamo finiti qui?”

“Hai detto che volevi conoscere i Troll.” 
“Tu lo sapevi che vivono sotto le montagne?”

“Me lo hai detto tu, ma io non credo esistano davvero.” 

“Sbagli. Chi credi abbia costruito queste incredibili gallerie?” 

“Che importa adesso, il problema è riuscire a trovare l’uscita, ci siamo persi!” 

D’improvviso però vedemmo una luce: il bagliore di una fiamma. Qualcuno si muoveva intorno ad un fuoco. Erano lontani e non ero sicura fossero loro. Trattenemmo il fiato per minuti.
Poi li vidi.
“Sono loro”, sussurrai emozionata.
Lui pietrificato.
“Voglio raggiungerli.”
Non si mosse.
Iniziai a camminare senza paura. Non eravamo più soli sotto quelle montagne: al buio la solitudine terrorizza, ma il fuoco fa venir voglia di danzare.
Lo trascinai insieme a me.
“Torniamo indietro” sussurrò “possono essere molto pericolosi.”
“Non tutto quello che non conosci è pericoloso, l'ignoranza lo e' molto di più': è la strada giusta”, gli dissi, “fidati”.
I Troll a quel punto ci videro, ci osservarono per un secondo lunghissimo ed interruppero la musica.

Ci fissammo negli occhi e...fummo di nuovo parte del tutto.

Parole gentilmente suggerite da Michela Gioia.
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Parole: India e luna




Titolo: l'attenzione

Era un momento delicato e perciò andai a trovare Abi: l’unico amico con cui avere conversazioni impreviste. 

“Pensi che la luna sia sempre la stessa da ovunque la si guardi? Non mi riferisco a se la si guarda da un altro paese come l’India, o da un altro pianeta. Quello che mi chiedo è se col passare del tempo la luna, che adesso guardiamo, sia la stessa o se stia cambiando, diventando ogni momento una luna nuova.” 

“Certo che è sempre la stessa luna, e certo che è sempre una luna nuova.”
“Cosi mi confondi” dissi sorridendo. 

“I cambiamenti richiedono tempo per essere apprezzati. Quella che guardi adesso ti appare come la stessa luna perché non le hai dato il tempo di mostrarti quello che sta accadendo in lei. 
 Gli occhi sono ingannevoli, non affidarti solo ad essi, amico mio. 
 Percepiscono i cambiamenti quando evidenti, ma molte piccole cose accadono nel frattempo. 
 Il tempo invece è veritiero. 
 Continua pure a guardare la tua luna vedendola uguale, ma ricorda che nel frattempo lei è diversa, e te ne renderai conto lentamente. 
Quindi chiediti: come posso vedere i cambiamenti quando i sensi non sono pronti? Per questo c’è solo una risposta: sii paziente.”

Parole gentilmente suggerite da Francesca  Pomella.
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lunedì 27 giugno 2016

Parole: vita e sogno


Titolo: sul bordo di un petalo

Era una vita che vivevo in quel sogno…,che poi, più che un sogno era un’illusione. Eravamo partiti con scarpe di numero diverso, ma dello stesso colore, per arrivare con scarpe dello stesso numero, ma di colore differente.

Immaginati congiunti, ma scoperti distinti.

I sogni dell’uno non si erano mai incontrati con quelli dell’altro, ma nessuno se n’era accorto, perché’ confuso nella propria illusione.
Tutto continuò così per giorni, anni, fino a quando quel tuo primo passo e quella tua prima parola ci costrinsero a svegliarci. D’improvviso ci domandammo: “a cosa pensi? Cosa sogni?” ed anche non ascoltando la risposta, non era mai quella che avremmo voluto.
I sogni…possono essere così diversi anche se ci si conosce da tanto, se si sono create famiglie, fatte scelte…A volte poi, subdoli, ingannano ancor più confondendosi tra illusioni, speranze e desideri. 

Quando mi svegliai dal lungo sogno-illusione, mi ritrovai solo: mia moglie e mia figlia mi avevano lasciato, anche se nel sogno questo non sarebbe dovuto accadere. Fui costretto così a riordinare cassetti, svuotarli dalle illusioni e solo una volta vuoti, iniziare a porvi piccoli desideri, avendo cura di non sgualcirli. A quel punto più cauto nella conoscenza, iniziai a sognare la mia vita.

Parole gentilmente suggerite da Laura Varone.
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Parole: felicita' e vagabondo


Titolo: essere o non essere

“Quello che non ho capito è che cosa sia successo tra voi?”

“Tutto ebbe inizio quando vendemmo la Picasso: una macchina bellissima. Il nostro era un modello vecchio, azzurro come il cielo: era spaziosa, alta, ti aiutava a vedere il mondo da un’altra prospettiva.” 

“Vi siete lasciati perché’ avete venduto una vecchia automobile?”

“No, no di certo, però tutto ebbe inizio in quel momento. La vendemmo perché’ pensammo fosse arrivato il momento di avere un’auto nuova, più grande, più seria. Purtroppo avevamo inconsapevolmente iniziato a cercare la felicità nell’avere e non nell’essere. 
Su questi due verbi si dovrebbe posare più attenzione, non credi?. Quanta differenza c’è tra un io ho avuto ed un io sono stato?.” 

Il mio amico non rispose, cosi continuai.

“Noi iniziammo ad avere e dimenticammo di essere. Fu l’iniziò della fine: per colpa degli ausiliari e della Picasso. Non ce ne rendemmo conto, almeno non in quel momento, e per un lungo periodo io camminai come un vagabondo nella nostra stessa casa. Poi presi la decisione, ed andai via, silenziosamente.” 

“E adesso sei felice?” Mi chiese.

“Non lo so, però uso i mezzi pubblici”.

Cominciammo a ridere e poi ci abbracciammo forte.

Parole gentilmente suggerite da Mauro Giaccio.
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domenica 26 giugno 2016

Parole: fattoria e amici



Titolo: la linea di confine

Cara Cleopatra, 
mia unica confidente e nipote. 
Sei cresciuta qui alla fattoria insieme a me per lunghe estati, quando i tuoi, troppo indaffarati a vivere, hanno perso l’irripetibile occasione di vivere te, regalandomi però bellissimi ricordi. 
Ti scrivo perché’ il mio viaggio è terminato, i dottori hanno poche speranze ed io stessa so di aver vissuto ciò che mi spettava.
Sono pronta, per me è tempo di andare ed osservare. 
Nel testamento lascio la fattoria a tuo nome, perché’ sono sicura saprai capirla ed amarla come pochi altri. Venire a vivere qui sarebbe un grande cambiamento, ma spero ci penserai e che alla fine verrai. I miei amici del villaggio ti accoglierebbero a braccia aperte e ti aiuterebbero come hanno fatto con me tante volte. 
Tu ora per favore aspetta, non venire, ci siamo già salutate tante volte e so che mi vuoi bene, ed anche io te ne voglio tanto. 

Una fine è solo una fine, o forse un inizio, come mi auguro. 
Fa buon viaggio, le chiavi sono al solito posto. 
Zia 

Lessi e rilessi la lettera, poi aspettai come aveva chiesto. 

Fu doloroso mettere le chiavi in quella serratura.

Parole gentilmente suggerite da Ilaria Viali.
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sabato 25 giugno 2016

Parole: giostra e ghiaccio


Titolo: la giostra.

Tutto quel girare mi porta sempre mal di testa a fine giornata, di notte, quando io ed i miei colleghi troviamo finalmente il momento per riposare. Amo il mio lavoro, soprattutto amo che i clienti mi scelgano sempre: sono molto vanitosa.
L’unico problema e’ che con tutto questo girare, non mi sono mai chiesta se questo movimento, su questa giostra, sia davvero cio’ che voglio. Non e’ facile porsi grandi domande quando la giostra ha iniziato a girare, bisognerebbe fermarla, far scendere tutti, chiedere una pausa, ma chi ha il coraggio?. Cosi’, inconsapevole, mi consolo con i complimenti giornalieri. Si’, lavoriamo tutti i giorni, non importa piova o ci sia il sole. Ricordo che una volta ero ricoperta di ghiaccio dopo una nevicata. Quando mi svegliai, pensai che quel giorno avremmo riposato e avrei avuto tempo per pensare…sbagliavo! Continuavano a salire e scendere: “prossimo giro, prossima corsa”. Quel giorno però capii che dovevo utilizzare il tempo di ogni giro per comprendermi, e cosi’ feci: pensai.
Cosi’ oggi, stanca di girare, fermo la giostra e vado per la mia strada, come una cavalla indipendente. Gli altri continuino pure sulle loro giostre, se felici, io ne ho abbastanza di realtà confezionate per creare illusioni.

Parole gentilmente suggerite da Marco Lugaresi.
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giovedì 23 giugno 2016

Parole: girasole e lanterna


Titolo: La prospettiva

Come sempre, mi svegliai insieme agli altri al sorgere del sole. Per tutto il giorno ammirammo la luce dei suoi raggi e lo seguimmo, accompagnandolo fino al tramonto. Ci riscaldava, ed infondeva buon umore tra noi girasoli. 
Quel giorno però, prima che tramontasse completamente, mi ritrovai con di fronte l’intero gruppo a volgermi le spalle. Notai quindi, per la prima volta, che tutti erano più bassi di me. 
“Come mai siete così bassi?” chiesi sorpreso. 
“Non siamo bassi, sei tu che sei molto alto” risposero in coro. 
Esitai un momento, colpito da dubbi e preoccupazioni, ma poi aggiunsi: 
“Ed è una cosa buona o cattiva essere molto alto?” 
“Non è una cosa ne’ buona ne’ cattiva”, risposero, “è solo un fatto: tu sei molto alto, sei fatto cosi. Questo crea una differenza, ma le differenze non sono buone o cattive, sono solo angoli di prospettive diverse sullo stesso mondo. E’ ciò che che ci rende unici.” 
Sorrisi. "Che sciocco", pensai, "ad aver avuto paura di essere diverso, è una cosa cosi bella". 
Perso tra i miei pensieri, notai che il sole era ormai tramontato e la lanterna vicino al campo era stata accesa. Mi addormentai sereno, sentendomi un girasole speciale.

Parole gentilmente suggerite da Andrea Naike.
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Parole: calcio e astronave


Titolo: il saluto

Era martedì 12 settembre 1983 ed erano le 8 di sera. Era una serata calda, di quelle in cui non si ha voglia di uscire, ma neanche di restare in casa. Ero in camera da solo ed aspettavo la telefonata di mia madre. Giocherellavo con la mia astronave gonfiabile, immaginando voli intergalattici e viaggi con teletrasporto, quando lei chiamò:
“Amore, come va? Tutto bene?” Chiese con area nervosa.
“Mamma come sta?” Le dissi in fretta.
“Amore purtroppo ha deciso di lasciarci e di trasformarsi in una stella. Era molto anziano e i dottori non hanno potuto fare di più”
Sentii la sua voce spegnersi: stava piangendo.
Mi mancò il fiato.
“Mamma i cani non diventano stelle! Quello stupido! Non aveva il diritto di lasciarmi” urlai, gettando il telefono sul letto e dando un calcio alla scrivania.
Piansi, piansi a lungo, e mi addormentai. Mi risvegliai a notte fonda ancora vestito sul letto. Presi l’astronave dal comodino ed asciugai le lacrime. Andai alla finestra e guardando le stelle dissi: “mi mancherà molto la tua amicizia, ti voglio bene amico mio, fa buon viaggio” e feci volare l’astronave nel vento sperando potesse arrivare da lui per raccontargli il mio abbraccio.


Parole gentilmente suggerite da Gianluca Romano.
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mercoledì 22 giugno 2016

Parole: piccolo e brie



Titolo: il mondo parallelo


Entrai in casa attraverso la solita fessura della porta, guardando bene di non incontrare nessun gigante. Ero piccolo e avevo paura mi schiacciassero: alcuni erano molto pericolosi, perche’ molto distratti. Arrivai in quella casa dopo anni di vita nei boschi tra gli alberi, grazie a Carlo, il mio piccolo amico gigante. Lui mi spiego’ moltissime cose sugli altri giganti: cosa mangiavano, come si vestivano, cosa facevano durante il giorno. Io invece gli insegnai i segreti della natura, degli alberi, degli animali, del sole e delle stelle. Il mio Carlo era tutto il giorno in un posto chiamato scuola e diceva che gli piaceva molto, anche se non ne amava il cibo, ad eccezione del brie: il suo preferito. Ci incontravamo tutte le sere quando io tornavo dai parchi e lui finiva i suoi giochi. Quel giorno pero’ rientrando in casa quando lo incontrai, ebbi l'impressione che non mi vedesse. Lo salutai, ma nulla. Andai a dormire, ma ero triste: si era dimenticato di me? Attesi alcuni giorni, ma non mi vide mai più, così me ne andai, pregando che il mio amico non dimenticasse mai la magia di questo mondo.

Parole gentilmente suggerite da Paolo Merola.
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lunedì 20 giugno 2016

Parole: pioggia e sorriso


Titolo: dietro il camice

La pioggia cadeva da circa un’ora. La osservavo attraverso i vetri dell’ospedale. Una leggera brezza entrava dalle finestre socchiuse. Profumo d’estate. Iniziai a contare le gocce, ma erano troppe, cosi decisi di concentrarmi sulle nuvole e sulla loro grandezza. 
"Quanto sara’ grande una nuvola?" Chiesi sottovoce. Nessuno rispose, anche perché’ non c'era nessuno in quella stanza. 
"Per quanto tempo dovrei camminare", continuai a domandarmi, "per raggiungere la fine di queste nuvole e vedere un raggio di sole?" Ancora silenzio. Cosi nella difficoltà del momento in cui mi trovavo, decisi di cercare almeno una risposta a queste domande, ed uscii. 
Camminai sotto la pioggia per due ore, ed in un punto preciso del mio cammino, la pioggia terminò. All’improvviso. Guardando alle mie spalle, le gocce ancora cadevano, ma di fronte a me un timido sole sbirciava. Mi sentii rassicurato, un sorriso comparve sul mio volto. Non avevo risposto a nulla, ne’ scoperto nulla, ma inconsapevolmente avevo trovato un motivo per uscire, e per liberarmi da quell’inquietudine. 
Fu allora che capii. 
Bagnato, decisi finalmente di tornare indietro. Era tempo di riprendere a visitare e di aiutare altre vite perse dietro le nuvole a guardare oltre.

Parole gentilmente suggerite da Veronica Varone.
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Parole: estero e caos




Titolo: La stanza

La valigia era pronta. Dentro avevo messo tutto: vestiti, libri, idee, pensieri. Avevo lasciato fuori solo oggetti, cose, superfluo.
Seduta sul letto con la guida tra le mani. Stavo per trasferirmi all’estero con un ottimo contratto. Era l’inizio dell’inizio, la partenza di una vita. Mi ero preparata a lungo nell’attesa: avevo studiato, avevo osservato e cercato di capire dagli altri chi fossi. Avevo guardato a lungo…più fuori che dentro forse.

Ripresi in mano le mie foto da bambina e poi da ragazza. Il caos della stanza e il rumore dello stereo creavano un quadro cosi mio che facevo fatica a lasciarlo. Quanto tempo avevo speso lì dentro e quante volte avrei voluto scappar via?
Conoscevo il suono del vicino, il numero dei fiori sul parato, l’ordine degli interruttori della luce, e il nome di tutti i peluche. Era casa, la mia casa fino a quel momento, ma era giunto il tempo di andare. Di guardare più dentro che fuori e di trovare una nuova posto, una nuova strada, un nuovo parato. Mi alzai e chiusi la porta alle mie spalle. Partii, semplicemente perché nella vita c’è una sola direzione e non è quella che torna indietro.

Parole gentilmente suggerite da Heidi Rothen.
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domenica 19 giugno 2016

Parole: trentacinque e rosa



Aprii lentamente gli occhi e guardai intorno. Era tutto bianco come su una nuvola. Una sensazione di pace e serenità. Iniziai a girare lentamente intorno e vidi il sole e la pioggia in lontananza, all’orizzonte, che si incontravano. Poi guardando meglio vidi anche delle montagne, le campagne, il desrto ed il mare. I laghi, le colline, poi scorsi strade, citta’, paesi e alla fine anche loro: persone, animali, piante. Tutto era lontano, ma mi accorsi che una grande scala di cristallo partiva dinnanzi ai miei piedi. Sembrava mi portasse verso tutto quello che vedevo, come fosse un sentiero. Ci pensai un momento, riguardai intorno e decisi di posare il piede per capirne la stabilita’. Feci il primo passo e poi il secondo. Era stabile e anche se senza corrimano, molto sicura. Andai avanti e gradino dopo gradino qualcosa in me cambiava: l’altura, i capelli, anche il colore della pelle mi sembrava leggermente diverso. Mi ritrovai a piangere su alcuni gradini, a ridere su altri. A volte poi mi addormentai su un gradino e su altri mi risvegliai. Ne feci trentacinque. Sul trentacinquesimo, quel giorno, trovai una rosa rossa. Era bellissima. Mi fermai un momento, solo il tempo di coglierla e proseguii.

Parole gentilmente suggerite da me stessa per il mio trentacinquesimo compleanno.

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sabato 18 giugno 2016

Parole: senzatetto e speranza


Titolo: le mie scarpe


Partimmo in uno di quei momenti in cui bisogna partire. Quando la strada sembra deserta, e la forza inizia a mancare, quando gli obiettivi iniziano a confondersi con gli arrivi e la luce cambia di tonalità. Era un momento così quando, senza salutare, ci ritrovammo su quel cammino. 

All’inizio sbagliammo il tempo, il ritmo, poi sbagliammo il motivo, il percorso. 

Lentamente però iniziammo a vivere come senzatetto sotto un tetto di stelle, alla ricerca del seme della speranza, ascoltando il silenzio dentro di noi. Camminammo per giorni e giorni, incontrammo amici e nemici, li abbracciammo tutti e li salutammo tutti. Iniziammo a conoscerci più a fondo, osservandoci e riposandoci. Recuperammo il tempo, ritrovammo la meta e la forza. Qualche volta cademmo, ma sempre ci rialzammo: sporchi, sudati e stanchi ascoltammo il suono del vento e cambiammo molti paesaggi. Smettemmo di discutere, e ci facemmo forza. Alla fine, insieme, giungemmo alla meta, con pensieri puliti e profumo di grano e di pioggia. Il mio laccio strinse il suo e ci allacciammo perché’ il tempo non potesse farci più tornare indietro.

Parole gentilmente suggerite da Anne Marie Villars

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venerdì 17 giugno 2016

Parole: gioia e fiducia


Titolo: Il bivio 

Arrivammo di mattino presto. Il sole era alto e piacevole. Tirava una leggera brezza, profumo fresco di mare. 
Oggi sarebbe stato il gran giorno per lei. 
Continuava a ripetere che avrebbe riprovato ad andare via da me, ed era sicura di riuscirci, ma aveva bisogno di me per farlo. Ero spaventata da quell’inizio, ma sapevo che nulla avrebbe potuto fermare questo vortice delicato. 
Ci preparammo come atlete. 
La prima sensazione fu un brivido freddo e poi un dolce massaggio ai piedi. Chiusi gli occhi un secondo: volevo ricordare ogni attimo. 
Lei era emozionata. Erano giorni che si preparava, e sapevamo che quello sarebbe stato il momento. Mi prese la mano e camminammo in silenzio verso la profondità. Sorrise e fece un dolce cenno. Mi disse di restare lì e di non muovermi. Le risposi che per sempre sarei stata li come una colonna, e di aver fiducia
Chiuse gli occhi, e sparì. Attesi attimi senza respiro. Osservai l’acqua impietrita: non mi mossi come promesso. Dopo secondi interminabili la vidi alle mie spalle: ce l’aveva fatta. Mi guardò piena di gioia. Sorrisi e una lacrima scese: un altro passo lontano da me, ma ne ero cosi fiera.

Parole gentilmente suggerite da Silvia Fina
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giovedì 16 giugno 2016

Parole: ulivo e aeroporto


Titolo: L'attesa

Era partito da cinque mesi. Aveva detto: “vado al sud della Spagna a cercare la nostra grotta”. Non aveva aggiunto altro. Era già stato lontano, ma mai tanto a lungo. 
In aeroporto, mentre lo aspettavo, ero nervosa, mi chiedevo: “e se qualcosa fosse cambiato?, se quando arrivasse non ci riconoscessimo?”.
“Paure da attesa”, mi dissi.
Mi venne incontro, sorridendo. Stemmo qualche minuto a guardaci, poi mi porse una piantina. Come non riconoscere un ulivo: piccolo, e già forte.
Iniziò: 
“Mentre viaggiavo, ho sentito di una piantagione di ulivi. Gli anziani proprietari, qualcuno mi ha detto, avrebbero voluto tramandarla ad una nuova generazione. Li ho contattati e sono andato a vederla: è quello che cercavamo.
Hanno posto una sola condizione se ci trasferissimo lì: rispettarla e curarla come loro prima di noi, per sempre. Hanno detto: “ogni giorno, non importa se sarete stanchi, stufi, annoiati, alla ricerca di altro o di una fuga, dovrete esserci e sostenerla, sostenendovi. Lavorerete molto, guadagnerete il giusto. Le penurie arriveranno, ma passeranno se saprete aspettare con fiducia. E' un grande impegno, l'unico possible per raggiungervi.”" 

Si mise in ginocchio… piansi. 
 “Vuoi piantare questo ulivo con me per imparare insieme l'arte dell'attesa?”

Parole gentilmente suggerite da Simona Lodato
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mercoledì 15 giugno 2016

Parole: mare e Orione


Titolo: L'illusione

“Quante volte lo avrò ripetuto? Sono stanca di vivere su quest’isola, circondati solo da mare, senza possibilità' di vedere oltre ad esso… Siamo pronti, tesoro?”

“Non ancora mia cara, sii paziente, bisogna prepararsi quando si viaggia.” 

“Ti prego non farmi attendere a lungo. Voglio partire. Gi altri non soffrono in questa gabbia, ma io si. Che bella idea hai avuto…” 

 “Hai preparato il cibo?” 

“Certo: ho preso una grande foglia e vi ho posto del polline: basterà per quattro giorni.” 

“Benissimo. Cos’altro?”

“Seguiamo la loro luce, quindi non abbiamo bisogno di una mappa. Ho preso solo un completo da sera: faremo festa spesso, visto che la luce di notte è sempre accesa…
Ripetimelo ancora, amore mio, quanto impiegheremo ad arrivare?” 

“Non ne ho idea tesoro caro. Ne vediamo la luce, quindi non possiamo esser lontani. Per adesso, però, concentrati sui giorni che ci attendono prima dell’arrivo… Ecco, ora siamo pronti: il letto galleggiante è finito, cosi potremo riposare a turno mentre l’altro starà volando.” 

“Evviva! Che meraviglia…si parte!”

E fu così che due lucciole partirono per la costellazione di Orione credendo di essere molto furbe nel non cercare nuovi posti intorno o dentro di esse, ma guardando in alto.

Parole gentilmente suggerite da Daniela Russo
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lunedì 13 giugno 2016

Parole: riflesso e sasso


Titolo: Lo specchio 

Passai davanti allo specchio guardando il mio riflesso con un’occhiata veloce, ma tornai indietro per osservarmi un attimo ancora, poi un altro. Decisi di sedermi e di guardarmi più a lungo perché’ qualcosa in quella figura, quel giorno, non mi convinceva. 
Dopo cinque minuti capii il motivo del mio tentennamento: non mi riconoscevo, anzi non mi conoscevo. Spendevo poco tempo ad osservare chi ero, ma molto a pensarlo. Cosi decisi di fare un gioco e dedicare 2 minuti al giorno all’osservazione di me dal di fuori: senza trucco, vestiti e giudizio, la cosa più difficile. 
Decisi inoltre alla fine di quei minuti di posare un piccolo sasso a destra dello specchio ogni volta che la mia mente si sentiva lontana dall’immagine, e porre invece un sassolino a sinistra quando mente e corpo si sentivano vicini. 
Feci quel gioco per un mese. 
L’ultimo giorno guardai i sassolini sul pavimento. 
Molti, troppi, erano a destra. 
Compresi che ero ancora lontana da me. 
Fui triste. 
Decisi di continuare il gioco, ascoltandomi giorno per giorno ed osservandomi. 
Dopo tre mesi i due mucchietti si stavano equiparando. 
Dopo sei a sinistra i sassolini iniziavano ad essere in maggioranza: mi stavo ritrovando.

Parole gentilmente suggerite da Roberta Fildani
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Parole: cantante e pompiere


Titolo: Semplicità

Licenziato, perfetto! Mancava solo questo.
"Dove sei?" Mandai un messaggio a mio fratello
"Appena uscito da lavoro, tu?"
"Vuoi venire da me?"
"Tutto bene?"
"Perché’ lo chiedi?"
"Non mi inviti mai a casa tua ☺"
"Mi hanno licenziato" 
"… Arrivo!" 
Dopo 15 minuti era sul divano. 
"Allora cosa e’ successo?" Chiese. 
"Non lo so, l’azienda è in crisi, deve ridurre il personale. Non possono far altro, sono dispiaciuti, bla bla bla bla. Una volta che avevo un lavoro"
"Mi dispiace" 
"Anche a me, e adesso?" 
"Beviamo qualcosa?" Sorrise. 
"Come si fa a fare il pompiere?" 
"Che? Il pompiere? Non lo so, perché’?"
"Boh…da piccolo mi piaceva giocare al pompiere." 
Mio fratello scoppiò a ridere. 
"Perché non fai il cantante?" Disse ridendo. 
"Perché sono una campana."
"Sei laureato in storia dell’arte! Facciamo così, ci pensiamo domani, ok? Ora guardiamo un buon film e ordiniamo una pizza."

Il film finì, ne vedemmo un altro e ci addormentammo sul divano come sempre. Quando mi svegliai ero confuso, ma vidi mio fratello sul divano. Non sapevo come recuperare il lavoro, ma almeno non ero solo…qualcosa sarebbe successo. 
I miracoli in fondo accadono insieme agli altri.

domenica 12 giugno 2016

Parole: pannolini e carciofi


Titolo: Domani

“Non mi piacciono i carciofi!”
“Non e’ vero, li ha sempre mangiati. L’ultima volta ha fatto anche i complimenti alla cuoca.” 
“Solo per gentilezza. Oggi non mi piacciono!”

Era un uomo simpatico ed elegante, con un modo di fare carino: mi piaceva lavorare per lui. 

“E’ per quello che ha detto il dottore?” 
“Non li metto i pannolini” rispose. 
“Non sono pannolini, ma pannoloni, non credo sia un bambino”, sorrisi.
“Io non li metto” ripete’. 
“Certo non e’ divertente, ma preferisce bagnarsi i pantaloni? Il dottore dice che la sua incontinenza potrebbe risolversi, quindi è questione di tempo. Facciamo cosi’: iniziamo ad usarli la notte, almeno non deve alzarsi spesso e non si bagna.” 
Mentre lo dicevo in realta’ ero io stessa un po’ confusa: per lui, per me e per chi ha il dono di diventare anziano. E’ una cosa difficile da comprendere il tempo che passa. Ci si sente sempre giovani, tutti. Nessuno dei miei anziani aveva mai detto di essere vecchio, non nello spirito almeno, se non quando sapeva di essere alla fine. 
“Che ne dice?” Chiesi di nuovo. 
“Solo la notte,” rispose, “e mi passi quei carciofi per favore, non mi piace buttar via il cibo.”

Parole gentilmente suggerite da Roberto Rusconi
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venerdì 10 giugno 2016

Parole: sole e potere


Titolo: amori "diversi"

Era una giornata di sole intenso, quello che ci voleva per scaldare il mio animo agitato. Ero teso e nervoso, ma anche felice ed emozionato. 
Avevamo preparato tutto da tempo, ma si sa gli imprevisti sono imprevedibili. 
Uscii di casa per primo, con un elegante completo scuro. Mi diressi al nostro bar per spezzare l’attesa. L’appuntamento era alle undici. Avevamo deciso così perché’ lui aveva chiesto di restare solo e potersi preparare in silenzio. 
La nostra relazione era sempre stata una dolce battaglia, il nostro, un amore tormentato. Quel giorno ci avrebbe offerto la possibilità di essere noi stessi anche davanti al “potere dello stato”. 

Sarebbe venuto, promise, eppure quando arrivai non lo vidi. Mia sorella sussurrò: “arriverà”, ma così non fu. Aspettammo ben oltre il tempo, ma nulla. Sua madre invece arrivò, mi abbracciò piangendo, consegnandomi una lettera: 

Scusami. 
Non sono venuto. Non potevo farlo solo per dimostrare ad altri che l’amore può essere diverso. Il conflitto per l’eguaglianza mi aveva fatto dimenticare me stesso. 
La verità è che non ti amo più. 
Orribile da scrivere, ma cosa altro fare. 
Mi dispiace, spero solo che altri amori “diversi” non debbano più lottare, come noi, per essere liberi.


Parole gentilmente suggerite da Marta Morace
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La corsa (casa e felicità)


Titolo: la corsa

Non ricordo quando tutto ebbe inizio. Probabilmente fu un concatenarsi di eventi che mi portano a ritrovarmi su questa strada, la stessa dove mi avete incontrato anche voi. 
Sognavo una casa, un lavoro: la felicità
Ma era il sogno a essere sbagliato. 
La felicità in me era diversa, ma non gli davo retta e per questo mi sfuggiva. 

Errore numero uno: aspettare il cambiamento dal di fuori. 
Errore numero due: non sognare per se stessi. 
Errore numero tre: pensare di non avere nulla da sognare. 

Così per anni vi avevo guardato, nel bene o nel male, e voi mi avevate guardato diffidando e dimenticando. A volte mi ero detto fosse solo una mia scelta, altre volte l’unica soluzione: anche l’alcool aveva dato alcune risposte, spesso divertenti, al mio vivere senza nulla e senza me. 
Poi in un giorno di pioggia, un forte vento riportò una voce: qualcuno chiedeva aiuto! 
D’impulso iniziai a correre contro vento. Corsi moltissimo: neanche immaginavo di poter correre cosi tanto. Alla fine però esausto mi lasciai cadere. 
Fu allora che lo vidi: colui che aveva chiesto aiuto era steso per strada, come me, e una mano, che aveva dover fatto una lunga corsa, era tesa verso di lui per aiutarlo.

Parole gentilmente suggerite da Lina Meskauskiene
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giovedì 9 giugno 2016

Parole: amore e vita


Titolo: verso se' stessi

Ogni anno la mia prima lezione era sempre uguale. 
Loro entravano in aula curiosi, ma timidi e mi guardavano in attesa. Io, per chiarire, ponevo quattro domande su un foglietto. 
“Chi sei? 
Come mai sei qui? 
Cosa ti aspetti dal corso? 
Dove sarai quando questo finirà?” 
Sedevo ed aspettavo. 
Di solito, mi informavano sul loro nome, che non avrei ricordato, su luogo e data di nascita, come se questo facesse differenza nella loro vita, e per finire riportavano studi e titoli. Scrivevano che erano venuti per imparare, e si aspettavano interessanti spiegazioni su vari argomenti. Alla fine del corso si vedevano all’inizio della loro carriera musicale. 
Deluso, intraprendevo quindi un viaggio, non musicale, ma di ricerca personale, con la musica di sottofondo. 
Quell’anno però ci fu un’eccezione. Arrivò in classe con 10 minuti di anticipo, osservò l’aula e disse ad alta voce qualche parola per valutarne l’effetto acustico: a quel punto scelse dove sedersi. 
Sul foglio scrisse: sono un musicista, sono qui per il mio amore per la musica, per crescere e per collaborare. Mi aspetto di divertirmi, di studiare e di fare musica, e quando il corso finirà sarò dove sono sempre stato: al pianoforte. 
Quell’anno insegnai musica.

Parole gentilmente suggerite da Aldo Mello
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mercoledì 8 giugno 2016

Parole: menta e peperoncino



Titolo: quello che e' racchiuso in una foglia.

Sempre la stessa domanda: “giochiamo?”, ero esausto di sentirla.
La risposta avrebbe dovuto essere: “certo”, ma era: “appena ho finito di leggere, di cucinare, di parlare, di pensare, di...”.
Perche’?
Perche’ di giocare non ero capace, non sapevo divertirmi travasando acqua da un bicchiere a un altro, o muovendo una macchinina per casa.
Un giorno pero’ la maestra assegno’ un compito.
“Papa’, dovresti mostrarmi i 5 sensi” disse eccitato. 
Mi sembro’ una cosa facile, non serviva fantasia, ma conoscenza.
Presi: cubetti di ghiaccio, foglie di menta, peperoncino, un tamburello e li posai sul tavolo.
“Pronti?’ chiesi.
Arrivò velocissimo, con occhi felici.
“Cosa vedi?” dissi.
“ghiaccio…foglie…una carota rossa” 
“peperoncino”, suggerii. 
“peperoncino, e un tamburello.
“Bene questa era la vista." Lo bendai e suonai il tamburello. "E adesso?”
“Stai suonando il tamburello.” 
“Infatti: questo e’ l’udito. Apri la mano per favore” e posi il ghiaccio.
“Brrr, freddo.” 
“Il tatto e’ la sensazione data dal tocco. Respira forte”
“Sento un profumo…tipo bagnoschiuma.“ 
“Menta. Olfatto e’ cio’ che annusi. E ora apri la bocca” Posi il peperoncino.
“Bleah, pizzica” 
“Il gusto: cio’ che assapori.”

“Wow”, tolse la benda e restò immobile, “quante cose conosci...Giochiamo a questo gioco anche domani?” 
Sorrisi.

Parole gentilmente suggerite da Carlotta Maranesi
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martedì 7 giugno 2016

Parole: serpente e luce


Titolo: una nuvola soffice

Una luce fortissima, poi buio.
“Cosa è stato?” chiesi.
“Non lo so” rispose mia sorella.
“Vado a vedere” dissi.
“Vengo con te, non puoi volare da sola” rispose.
Arrivammo in una radura.
“C’è qualcosa, un… grosso serpente?” chiesi.
“Non è un serpente, è un cucciolo di drago” rispose mia sorella.
Mi avvicinai: era vero, era un cucciolo di drago, ed era bellissimo. 
“Dove sarà sua madre?” Chiesi.
“Sarà scappata, per via di quella luce”.
“Sarà impaurito…dobbiamo prendercene cura.”
“Lei tornerà a riprenderlo”
“E se così non fosse? Dobbiamo proteggerlo”
“Dobbiamo essere pazienti. Resteremo qui, e aspetteremo che ritorni.” 
“E se non lo facesse?” chiesi.
“Lo farà”.
Passarono minuti, e poi ore. Arrivò l’alba. Il piccolo si svegliò ed iniziò un lamento.
Fu allora che la vidi: un drago enorme si posò vicino al piccolo, in punta di piedi. Lo sollevò con cura, se lo pose in grembo e volò via.
“E’ arrivata” dissi.
“Lo so, lo aveva cercato tutta notte.” rispose mia sorella.
“Avremmo dovuto aiutarla” dissi
“Lo abbiamo fatto” rispose
"E come?” chiesi.
“Abbiamo vegliato sul suo piccolo per lei. Abbiamo difeso il legame”
“Era così bella” dissi
“Lo era: una madre con il suo cucciolo. Una nuvola soffice”

Parole gentilmente suggerite da Irene Cagliani
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lunedì 6 giugno 2016

Parole: Luce e gioia


Titolo: Sulla riva del fiume

Quella sera ero in giardino a rileggere per la terza volta uno dei miei libri preferiti: quello dove una lumaca, lentamente, scopre la propria unicità.
Si stava facendo buio ed ero sul punto di rientrare, quando vidi una luce dolce davanti ai miei occhi: una lucciola.
Non ne avevo mai viste così da vicino.
Decisi istintivamente di seguirla, senza accorgermi che stavo uscendo dal nostro giardino ed entrando nel bosco.
La lucciola non si allontanò, ne scappò via.
Sentii mia nonna chiamare: “Gioia, amore, dove sei?”. “Arrivo subito nonna” risposi. Irrazionalmente invece proseguii, fin quando il buio fu intenso e gli alberi iniziarono a proiettare ombre anguste. 
A quel punto ebbi paura e mi fermai. 
Fu un momento lungo quanto una vita. 
Troppo buio. 
Mille dubbi: se mi fossi persa, se non avessi ritrovato la strada? I pensieri, spaventati, divennero irrazionali. 
Mi voltai decisa a tornare verso casa, ma quella lucciola mi sfioro' il volto. 
Ripresi a seguirla titubante. 
Arrivammo così sulla riva di un fiume: tutto era calmo. Migliaia di lucciole si alzarono silenziosamente ed iniziarono a danzare tutto intorno. 
Le osservai a lungo. 

Tornando indietro riscoprii nuovi fiumi dietro ogni angolo. 
Ero diversa.

Parole gentilmente suggerite da Pia Borsa
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domenica 5 giugno 2016

Parole: Cannibalizzare e priapismo


Titolo: Il cammino

Venerdì 15 Luglio, 16.23
Un nuovo messaggio non letto.
Oggetto: Riunione ore 16.45 sala 3. Argomento: cannibalizzare

“Nooo! Riunione di venerdì pomeriggio. Mi stavo preparando per tornare a casa, ed aiutare Giulia per la cena con i suoi amici.”

“Rob?”mi giro. “hai letto l’email?, riunione tra venti minuti per “cannibalizzare”” rido, “mi sa che le cose non vanno come speravano con il nuovo tostapane. Andiamo insieme?”

“Sì certo, però prima: caffè” 

Venerdì 15 Luglio, 17.15

“Perché’ il capo è sempre così nervoso, non ce l’ha una vita? Sembra che il futuro del mondo dipenda da quanti tostapane la gente compri…io neanche ce l’ho un tostapane”

“avrà un problema di priapismo” dice Rob serio e scoppiamo a ridere. 

“Come sarà diventato cosi?” Chiedo improvvisamente triste. “Nessuno può seriamente pensare che la vita trovi scopo nell’andamento delle vendite di un tostapane. 
Scusa, a volte mi domando cosa ci facciamo qui. All’inizio c’era l’entusiasmo per la vittoria, la conquista, poi l’interesse per i soldi: comprare casa, l’auto. E adesso? Quello che resta è il tempo alla pensione. Che senso ha?”   

   “Amico mio, noi costruiamo noi stessi. Hai molte scelte davanti a te: andare, restare…ma magari compralo 'sto tostapane e invitami a colazione domenica”


Parole gentilmente suggerite da Antonello Florio
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sabato 4 giugno 2016

Parole: Nuvole ed edera.

Nuvole ed edera

Titolo: L'inatteso

“Avrò sbagliato strada come al solito. Possibile che anche con il navigatore non riesca ad arrivare mai al primo tentativo? 
Dove sono finita? 
Questa stradina di campagna faceva parte delle indicazioni sull’invito? Certo, il fatto che io non le abbia lette non aiuta. Un matrimonio pero’, dovrebbe essere stato organizzato in un luogo più “animato” penso. 
"Che faccio? vado avanti? 
Magari incontro qualcuno. Lo sposo per esempio” rido. 
Decido di proseguire. 
In cielo poche nuvole
Il telefono si spegne. 
Scarico. 
Alla fine della strada un cancello in ferro. Nessuna scritta. 
“Perfetto! Una strada privata, mi toccherà farla in retromarcia” 
Prima pero’ decido di parcheggiare e citofonare per chiedere informazioni. 
“Pronto?” risponde una voce elegante. 
“Salve, chiedo scusa, mi sono persa. Il navigatore diceva che ero in via Giacomo Torini.” 
“Esatto”. 
“Ah, perfetto! Saprebbe indicarmi come arrivare all’hotel…un momento che cerco il nome… eccolo: hotel Villa Edera.” 
“Davanti ai suoi occhi. Le insegne sono poco visibili per motivi di restauro. Benvenuta. Prosegua lungo il viale”. 
Il cancello si apre, e dopo poco una bellissima villa d’epoca completamente ricoperta d’edera. 
“Che posto meraviglioso” penso, “se solo avessi saputo di sposarmi qui mi sarei vestita diversamente, ma che importa l’amore non ci farà caso”.

Parole gentilmente suggerite da Cristina Carnabuci
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