mercoledì 15 novembre 2017

Barca a vela (mare, lealtà)


Titolo: barca a vela

Non tornavo a casa da giorni perché non riuscivo a scendere: preferivo restare in coperta!
Mi sentivo perso tra le onde, ma avevo paura di sentirmi ancora più perso in loro assenza. 
Stagnavo in quel piccolo porto, in un limbo tra il fuori e il dentro, senza voler scegliere. 
Il mare in quei giorni era calmo, ma si vedeva che si stava preparando alla rimonta e che il vento avesse voglia di gridare. Dapprima infatti le sue folate avevano sfiorato solo le vele, cullandole dolcemente e accarezzandole piano. Già da qualche ora però cercava di scuoterle con più decisione: di risvegliarle! 
Probabilmente questo risvegliò anche me! 
Così nel momento più sbagliato, issai l’ancora e uscì dal porticciolo, fiducioso di quella lealtà che attribuivo erroneamente al mare. 
Lui invece leale non fu! 
Appena fuori dal porto iniziò ad aggredirmi come arrabbiato per quel mio tentennamento e per il tempo perso. 
Gridò forte, mi respinse! 
Virai giusto in tempo per tornare indietro prima che un’onda potesse spingermi contro un'ala del molo. Dopo aver attraccato, spaventato, scesi finalmente da quella barca. 
Solo dopo qualche giorno compresi che in realtà era stato leale con me perchè le risposte non erano da cercare fuori, ma dentro.

Parole suggerite Stefania Piumarta
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lunedì 13 novembre 2017

Amiche d'infanzia (gioia e amicizia)


Titolo: amiche d'infanzia

“Oggi la maestra mi ha fatto sedere vicino a Sofia…”
Disse alla madre con gioia uscendo dall’asilo.

“È che Sofia vuole giocare sempre ai giochi che sceglie lei: non mi lascia mai decidere! Per questo abbiamo litigato!”
Riportò alla madre fuori scuola, un giorno in seconda elementare.

“Sai mamma, a Sofia piace Marco e oggi finalmente sono riusciti a parlare durante l’intervallo! Era così emozionata!”
Confidenza fatta in seconda media.

“Mamma oggi posso andare a studiare a casa di Sofia? Posso restare a dormire da lei? Abbiamo molti compiti e da casa sua si arriva prima a scuola!”
Chiese, aggiungendo queste motivazioni pur di avere il permesso, un giorno a al primo anno di liceo.

“Non ci parliamo più! Tutto qui! Lei sta sempre con quel Carlo e insomma non ci parliamo più e basta!”
Disse con poca voglia e molta tristezza negli occhi. A quel tempo erano entrambe all’ultimo anno del liceo.

“Ci siamo rincontrate per caso, te lo immagini? E…ci eravamo mancate! L’amicizia infondo perdona sempre, no? Perciò abbiamo deciso di vederci domani e di andare al cinema: proprio come ai vecchi tempi!”
Raccontò al telefono alla madre mentre entrava nella biblioteca dell’università.

“Mamma, è uno dei giorni più importanti della mia vita…a chi altro dovrei chiedere di farmi da testimone?”
Disse mentre sfogliava la rivista di abiti da sposa.


E andarono avanti così fino alla fine del tempo...

Parole suggerite Bruna Pagnutti. 
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sabato 11 novembre 2017

Io (definita e finita)


Titolo: io

Presi in mano una matita e un foglio bianco. 
Mi sedetti alla scrivania. 
Alzai gli occhi e mi osservai allo specchio. 
Guardai il foglio, e iniziai a tracciare linee: disegnai un’immagine definita di un vestito da donna.   Stabilii i colori e i dettagli più insignificanti... le cuciture, i bottoni, le tasche, il respiro. 
Delineai i capelli: lunghi, come se questo avrebbero dovuto essere una spiegazione, una chiarificazione... 
Mi osservai nuovamente nel riflesso. 
Gambe, braccia e un volto apparvero sul foglio e insieme a loro accessori: bracciali, collane, un foulard, una spilla, un fiocco tra i capelli, un pensiero! 
Cercai di rendermi il più possibile finita, chiara, semplice: leggibile anche a occhi altrui. 
Occhi a cui ero stanca di dover spiegare chi fossi. 
Occhi che mi osservavano ogni volta sorpresi, senza comprendere. 
Occhi che notavano solo ciò che era diverso da loro, e mai quello che era in comune.

Mi osservai un'ultima volta allo specchio e presi un'ultima decisione: decisi che non avrei riportato nel disegno la mia vera espressione, quella di qualcuno o di qualcuna che ha perso la speranza.
(in fondo…che differenza avrebbe fatto?)
Tracciai sul volto lievi rughe di gioia e di speranza: speranza che un giorno il mondo avrebbe iniziato a vedermi per come ero o... a non vedermi affatto!

Parole suggerite Claudia Capocotta
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domenica 5 novembre 2017

Legami (poesia e ricordo)


Titolo: legami

Quando andasti via si spense tutto. 
Si spensero i sorrisi, i pianti… tutto! 
Restò il silenzio… ma rimase lì anche lui fermo nel buio. 
Non so se mi aspettassi o meno quella partenza violenta, quell’addio straziante, quei minuti infiniti…Non so se mi aspettassi quel cambiamento di orari, di tempistiche. 
Tutto si confuse in uno strano ricordo. 
Io e te vicine, io e te lontane, altre persone, rumori, amici, parenti, suoni, pranzi, cene,  saluti, addii… 
Molti addii! Dopo che andasti via sembrò esistessero solo loro; sembrò che si fosse rotta la poesia e che ogni saluto andasse in una sola direzione. 

Quando andasti via mi ritrovai sola, con un mondo attorno immobile. 
Andai avanti a cercarti per anni tra le foto, le parole, persino tra i raggi di sole e le gocce di rugiada. Continuamente ebbi la sensazione di averti perso e continuamente mi chiesi come avrei vissuto senza di te. 
Disperatamente ti cercai, e fu per questo che mi stupii quando, sorridente, ti ritrovai mentre mi osservavo allo specchio.

Parole suggerite Valeria Smedile
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venerdì 3 novembre 2017

Lasciandosi alle spalle il passato (desiderio e realtà)


Titolo: lasciandosi alle spalle il passato


Gli occhi erano concentrati: cercavano di comprendere i respiri, i movimenti dell'anima.
Lei le stava dicendo che tra loro tutto era finito: che gli anni che si erano dedicate, i sorrisi e le ore, di lì a poco sarebbero stati cancellati... persi! 

Lei, dal canto suo, mostrò un sorriso teso, cercando di nascondere quel senso di sconfitta e tentando di capire se ci fossero ancora delle speranze. La guardò fisso negli occhi non volendo, con tutta se stessa, mostrare paura. Eppure le parole risuonavano chiare: nessun tentennamento, nessun dubbio, nessun attimo distratto, la lasciava! E senza darle il tempo di perdersi tra desiderio e realtà.

Quando se ne andò, dopo questo importante annuncio, con la sua andatura decisa, mostrando la sua sicurezza, come se la scelta presa fosse quella più ovvia, lei rimase lì a lungo a guardare quel bicchiere ormai vuoto, seduta in quel bar del centro. 

Ci pensò un momento prima di iniziare a dar sfogo alle lacrime, poi prese il telefono, compose il codice segreto... ma poi ci ripensò: bloccò i tasti e ripose il telefono in borsa. 

Asciugò le lacrime, si alzò e se ne andò!

Parole suggerite Fortuna Marigliano
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sabato 28 ottobre 2017

Non potevo far finta di niente...l'indipendenza (consapevolezza e collettività)


Titolo: Non potevo far finta di niente...l'indipendenza

Quella mattina la luna si svegliò di traverso.
Aveva brillato tutta la notte di luce non sua guardando monotonamente la terra. Quella palla blu era diventata la sua unica compagna, insieme al sole, ma anche la sua carceriera. Per questo motivo, stanca di dipendere da altri e avendone ormai preso consapevolezza, la luna decise di dichiararsi indipendente: si mise il cappotto e se ne andò in giro per l’universo… 
Nessuno la rivide per lungo tempo. 
La Terra fu molto turbata da quella improvvisa decisione: le mancava la presenza della sua luce riflessa di notte, di quello spicchio crescente e decrescente che accompagnava il tempo. Inoltre non riusciva più rilassare i suoi mari impazziti per la perdita lunare, cosí, stanca del buio notturno e sicura che facilmente avrebbe potuto trovare anche lei un luogo migliore in un universo tanto infinito, si allontanò dal sole, roteando nel buio tra galassie lontane. 
Vedendo questa reazione e immaginando irreali sogni indipendentisti, senza legami e sudditanza dal sole e dai cicli, anche Marte, Saturno, Mercurio e gli altri della collettività si distaccarono dal sistema solare. 

Il sole rimasto ormai solo e molto triste, vedendo che nessuno avesse compreso il suo calore, intuì rapidamente l’importanza del restare vicini, uniti, e andò a cercarli per convincerli a ritornare…
Purtroppo quando li incontrò erano tutti insieme ma dispersi all'interno di un enorme buco nero.

"Da qui," pensò il Sole, "anche volendolo, non è piu possibile tirarli fuori!"

Parole suggerite Lorenzo
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venerdì 27 ottobre 2017

Perdita di dettagli


Titolo: Perdita di dettagli

Quello che scomparse per primo fu il contorno, il dettaglio: non il colore! Il colore restó, identico in intensità e spirito. Il rosso, soprattutto lui, rimase uguale... almeno all'inizio. 
A quel tempo, molta luce o poca luce non facevano ancora differenza, perché c'era un velo che si posava sui dettagli: li copriva, li sbiancava.. 
Iniziò a concentrarsi sull’insieme, sul luogo, sull’intensita della voce, piuttosto che su puntini confusi che perdevano le loro connessioni. 
Certo, doveva allontanare la penna, il telefono, lo schermo, il foglio... Talvolta doveva avvicinarlo, ma questo cambiava poco, era il velo che riposava leggero e delicato attorno a figure, oggetti e paesaggi, e restava fermo a far compagnia.
Quando il tempo passò non solo gli angoli divennero divisi e poco nitidi, non solo loro, ma anche i volti, i numeri e le lettere iniziarono a nascondersi alla vista.
A quel punto, decise di atternersi all'udito, alle vibrazioni che un corpo emana, al movimento, al calore…
Quando il velo coprì anche i vestiti, i colori, i paesaggi, e gli alberi in lontananza potevano ormai essere confusi con lampioni spenti, chiese finalmente aiuto al tatto. Iniziò a fidarsi di quello che poteva sentire, toccare, respirare e dimenticò il resto.
Il velo lentamente avvolse tutto quello che c'era intorno, ma non la sua anima.

Era ancora capace di sentire!



lunedì 23 ottobre 2017

L'amore


"Ho sempre pensato che l’amore non fosse a tempo. Pensavo che durasse tutta la vita, che diventasse parte di te e di me: che fosse un modo di essere, di vivere, di... insieme. Eppure continuo a vedere fallimenti, persone con dubbi, mancanze, speranze, talvolta illusioni.
Nessuno che comprenda cosa voglia davvero, cosa sogni…
Non dico debba sempre funzionare, non dico debba essere facile, senza tristezza, difficoltà... 
Sì magari senza dubbi! 
Io lo mmaginavo così quando ero piccolo. 
Ora invece sembra tutto così confuso. Tutti che cercano, cercano, cercano ma proprio non capico cosa stiano cercando.
Cosa stanno cercando secondo te? 
E chissà poi se lo abbiano trovato quello che cercavano… 
Tu che dici? 
Tu li osservi sempre, li vedi passare, respirare, cambiare, pensare…ti sembra abbiano trovato quello che volevano, pur nel loro continuo variare? 
Come vorrei avere una risposta che non fosse una domanda! Chissà perché in questo mondo ci abbiano gettati così: senza foglietto illustrativo. 
...
Posso stare un pò con te e osservarli mentre passano? Magari comprendo qualcosa anch'io, magari..."

E così detto si sedette vicino a quel gatto randagio che riposava sereno sulla panchina.

sabato 21 ottobre 2017

L'incendio (sofferenza e logica)

Titolo: l'incendio

Odore acre di pelle bruciata. Crepitio straziante di alberi soffocati: grido sordo di vite perdute. 
Aria scura, calda, impenetrabile. 
Sofferenza!

Era iniziato tutto di notte, due giorni prima. Una scintilla impercettibile aveva danzato libera su un prato: dapprima seguendo le note di una musica classica, poi prendendo coraggio e sospinta dal vento, si era lasciata andare in un rock violento. 
All'inizio non l'aveva ascoltata nessuno, poi gli occhi l'avevano vista e i cuori temuta mentre la logica si era persa. 
La fuga aveva salvato qualcuno, ma molti erano rimasti intrappolati nella danza tra i due fuochi: quello sopra e quello sottoterra. 
L'acqua arrivò in ritardo, in piccole quantità, che lei era già lontana e aveva dimenticato il ritmo della danza.
Quando la prima goccia cadde nessuno ci sperava nemmeno più. Poi però le gocce lentamente crebbero, trasportate da nuvole tristi per quell'aria irrespirabile e lei, la fiamma, finalmente si assopì, addormentandosi in un nero letto di cenere. 
Quello che rimase fu morte: un cimitero in cui nemmeno gli zoombie avrebbero voluto vivere.
Al di sopra.


Al di sotto, piccoli semi e forti radici continuarono silenziosi a respirare in apnea... in attesa del cambiamento.

Parole suggerite Francesco Borsa
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mercoledì 18 ottobre 2017

Lettera ai miei calzini (La, positività)


Titolo: Lettera ai miei calzini

Miei cari calzini, 
perché continuate a perdervi? 
Perché anche voi come la mela tagliata, non andate da soli a cercarvi tra i meandri della casa: sotto i mobili, nei i cassetti, tra i giocattoli, i libri… tra l'ordine e il disordine? 
Non sarebbe così romantico quel momento in cui, riunendovi, abbraccereste la vostra metà perduta? Perché vivere in solitudine quando siete nati in coppia e in coppia dovreste vivere? 
Pensate che vita facile che sarebbe la nostra! Invece no! Preferite perdervi e vivere da soli per lunghi periodi, in qualche luogo triste, quasi sempre buio e maleodorante, invece di stringervi attorno a freddi piedi bisognosi del vostro amore.... 
Miei cari calzini, 
io soffro nel vedervi soffrire la vostra solitudine, perdere la positività e mi ci metto d'impegno ogni giorno a ritrovare la vostra metà perduta: a stanare “quello scomparso” dai luoghi più reconditi della mente. 
Durante le mie ricerche però, il dubbio che per voi non sia poi così importante mi resta visto che non fate nulla per aiutarmi! 
Allora, fatevi forza! 
Quando abbandonate quei piedi scalzi e stanchi, tenetevi per mano, non perdetevi, stringetevi forte. Girate uniti tra i vortici impetuosi della lavatrice e lottate per raggiungere insieme la stessa molletta! Ne sarete molto più felici: la vostra vita ne troverebbe giovamento... e anche la mia.

Parole suggerite @thebrightside
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